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Baristi e ristoratori in piazza a Parma “Chiediamo una data certa per la riapertura”

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Bar, ristoranti e settore ho.re.ca. dell’intera Emilia Romagna in piazza giovedì 22 aprile a Parma per chiedere “risposte chiare in termini di supporti economici per la ripartenza e date certe per la riattivazione delle attività ad oggi chiuse”.

La manifestazione regionale, organizzata da Fiepet Confesercenti, è in programma dalle ore 10.30 in Piazza Garibaldi, con un flash mob. Alla guida della delegazione di baristi e ristoratori della nostra provincia vi saranno il Presidente provinciale di Confesercenti Piacenza, Nicolò Maserati ed il coordinatore Fiepet, nonché vice Direttore, Fabrizio Samuelli. Ha garantito la partecipazione – fa sapere Confesercenti – per portare la solidarietà della intera amministrazione comunale di Piacenza anche l’assessore Stefano Cavalli.

“Dopo un anno abbondante di pandemia e di chiusure a singhiozzo per i bar e il settore della ristorazione in genere – spiegano i promotori -, prima di tutto chiediamo di riaprire, ma dobbiamo porci anche l’obiettivo di prevedere le azioni necessarie per ripartire, per avere stabilità di apertura e per consentire alle aziende di tutta la filiera ho.re.ca. di superare con successo la fase del riavvio che si preannuncia tutt’altro che breve e semplice, condizionata dal progredire o meno dei contagi così come dalla campagna di vaccinazione totale che rappresenta la condizione essenziale per il ritorno a una piena normalità”.

“Ad oggi le aziende del settore hanno avuto ristori e sostegni, nella stragrande maggioranza dei casi, pari ad un 4/5% del calo di fatturato e non sufficienti a coprire le abbondanti perdite subite. Pur calcolando le varie agevolazioni e sostegni messi in campo da Stato, Regioni e Comuni non crediamo possibile che tutte le imprese riescano a rimanere in equilibrio economico nei prossimi mesi e anni, se non vi sarà una vera azione di supporto a 360°. Oggi le imprese si presentano più indebitate, scarsamente capitalizzate e la stragrande maggioranza degli imprenditori ha fatto fronte ai costi aziendali facendo ricorso al proprio patrimonio personale e\o incrementando ulteriormente l’indebitamento personale e aziendale”.

“La pandemia – aggiungono – ha reso ancor più evidenti i problemi che già gravavano sulle micro e piccole imprese del settore, soggette ad adempimenti burocratici e regole, identici alle grandi imprese, che minano la loro redditività, gravandole di costi spropositati rispetto ai fatturati e utili prodotti. Da qui, secondo noi occorrerebbe ripartire, da un lato semplificando le normative e poi prevedendo, da subito, in forma mirata, con meccanismi di verifica semplici e automatici la copertura generale dei costi fissi sostenuti come i canoni di locazione, i costi di finanziamento, i tributi, la previdenza, le utenze energetiche e la Tari, ricalcolati sulla base della perdita di fatturato. Nel prossimo “Decreto per le Imprese”, sono necessari sostegni ma anche l’azzeramento da subito della Cosap e della Tariffa rifiuti, fino al 31/12/2021”.

“L’altro elemento indispensabile per cercare di salvare migliaia di imprese è il consolidamento del debito spalmandolo in almeno 12\15 anni prevedendo anche moratorie lunghe per i debiti personali accesi per finanziare l’impresa. E’ indubbio che nel settore – che comprende ad esempio anche le imprese di distribuzione, gli agenti, i grossisti – ci siano migliaia di piccole imprese individuali o familiari e che l’imprenditore abbia dovuto, sia in fase di start up sia nella fase pandemica, ricorrere all’indebitamento personale. Nei decreti occorre prevedere meccanismi di patrimonializzazione delle imprese e supporto alla liquidità”.

“Ragionamento a parte – concludono – andrebbe previsto per il rilancio dell’occupazione del settore. Occorre garantire in questo campo, una riduzione del costo del lavoro per le microimprese, una maggiore flessibilità in entrata e una marcata sburocratizzazione degli adempimenti consentendo uno snello e semplice utilizzo di personale nei momenti di picco del lavoro e di ritorno alla normalità. Ciò permetterebbe nella fase di ripartenza un maggior ricorso al lavoro dipendente e una maggiore flessibilità aziendale nonché un maggior potere di spesa dei lavoratori”.

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