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Cent’anni di Università Cattolica, il presidente Mattarella “Per essere educatori occorre dar credito ai giovani” foto

L’Università Cattolica del Sacro Cuore compie cent’anni.

Il primo momento di celebrazione di questa ricorrenza, per l’Ateneo fondato nel 1921 da Padre Agostino Gemelli, si è svolto nella mattinata del 13 aprile, con l’inaugurazione dell’anno accademico 2020/2021.

La cerimonia è iniziata con la Celebrazione Eucaristica presieduta dall’Arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano. Alle ore 10.30 dall’Aula Magna della sede di Milano – dopo la proiezione di un video-racconto attraverso immagini della storia dell’Ateneo tra passato, presente e futuro – la giornalista e alumna dell’Università Cattolica Tonia Cartolano ha condotto la diretta streaming della cerimonia arricchita da collegamenti con le sedi di Roma, di Piacenza e di Brescia dove rispettivamente i giornalisti e alumni dell’Ateneo Monica Marangoni, Luca Forlani e Luisa Pedretti hanno dato voce a docenti, studenti e professionisti.

ANNO ACCADEMICO UNIVERSITà CATTOLICA

Alle ore 11, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in collegamento dal Palazzo del Quirinale, il Rettore Franco Anelli ha pronunciato il Discorso Inaugurale, seguito  dal saluto di monsignor Mario Delpini, in qualità di Presidente dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori, e da quello dello stesso Mattarella.

“Cento anni rappresentano un motivo di ricorrenza importante – ha detto il presidente della Repubblica – , non per il lungo tempo trascorso ma per gli eccellenti risultati conseguiti. Li celebriamo in una condizione particolare, che condiziona lo svolgimento degli incontri ma che non impedisce di mantenerne inalterato il valore. In questa condizione, mi associo al ricordo di coloro che nell’ambito dell’Università sono rimasti vittime del covid. In questi condizioni particolari, vorrei manifestare l’apprezzamento per l’Università che ha mantenuto la sua funzionalità, attenuando così le restrizioni e le privazioni subite dagli studenti.

Siamo ad un secolo dalla fondazione dell’Ateneo – ha aggiunto -, da quando è sorto dalla volontà di grandi figure, come l’ideatore Giuseppe Toniolo; padre Gemelli, con la sua visione e la sua grande e inarrestabile forza realizzatrice; Ernesto Lombardo, singolare straordinaria figura di imprenditore che ha compreso l’importanza del progetto e ne ha permesso l’avvio. Da quel momento il contributo dell’Università per la crescita del Paese è stato di grande rilievo e si è espresso nei tanti momenti che il nostro Paese ha attraversato: si pensi, per esempio, al grande contributo di docenti e laureati dell’Ateneo nell’Assemblea Costituente. Questo contributo che continua ad esprimersi con i suoi specifici valori, si è espresso in un grande senso di comunità, ribadito con forza durante la pandemia, che ci ha ricordato come ciascuno di noi dipenda fortemente da tutti gli altri. Sensibilità che si è espressa in maniera particolarmente importante nell’opera del Policlinico Gemelli. Tutto ciò rientra in quello che potremmo chiamare la missione sociale e civile che caratterizza tutte le realtà del nostro Paese che contribuiscono al bene comune.

Questa formazione non può non legarsi a quella sorta di inquietudine – citata da monsignor Delpini – di sentirsi cittadini del mondo, ma allo stesso tempo pellegrini. E’ una sensazione comune a tutti in qualche modo, qualsiasi siano le convinzioni. Perchè riflette quel senso di incompiutezza della condizione umana, che induce costantemente a pensare oltre, a cercare nuove conoscenze ed esperienze. Un senso di non appagamento che è alla base di ogni sorta di ricerca – ha concluso Mattarella -: questo è il carattere che rende attrattivi gli atenei e rende preziosa la loro azione nel nostro Paese. Per essere educatori – richiamo le parole importanti di Padre Gemelli – occorre dar credito ai giovani, coloro che nel succedersi delle generazioni mantengono giovane un ateneo, quale che sia la sua anzianità”.

Questo invece un estratto del discorso del Rettore Anelli. “Si inaugura il centesimo anno accademico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – le sue parole -. Le singolari circostanze in cui ci troviamo, delle quali non si può tacere, ci impongono una riflessione in cui convergono contingenza e prospettiva storica. Siamo in un’aula deserta, costretti a proteggerci, ma non abbiamo ragione di sentirci soli. Perché questi spazi sono colmi della partecipazione e dell’affetto di tutti coloro che ci seguono a distanza e del lascito intellettuale e morale di tutti coloro che hanno reso vivo questo luogo nel corso della storia dell’Ateneo. Dai nostri predecessori che hanno costruito pietra su pietra, pensiero su pensiero, il grande edificio fisico e spirituale dell’Università Cattolica abbiamo tratto l’esempio, la forza d’animo e le conoscenze per affrontare il risvegliarsi di una paura antica, quella della pestilenza, non solo minaccia per la salute individuale, ma acido che corrode le strutture della comunità perchè rende l’incontro tra le persone un pericolo”.

“La nostra stessa famiglia universitaria è stata colpita – ha aggiunto -: abbiamo perso maestri, colleghi, amici. Ma proprio alla capacità di pensarci comunque, pur nell’emergenza, come una comunità, ci ha sostenuto nel resistere e reagire. Grazie a docenti e personale per quanto fatto quest’anno, dispiegando strumenti nuovi, come le tecnologie di insegnamento a distanza, e virtù antiche, come il sacrificio l’intraprendenza, la capacità di adattamento. Un pensiero affettuoso anche agli studenti, che con responsabilità e dedizione hanno proseguito il loro impegno, pur vedendo proiettata un’ombra di incertezza su una stagione che dovrebbe essere di promesse e di speranze. Sentiamo il dovere di alimentare i vostri sogni”.

“Alla svolta del primo secolo di vita – ha continuato Anelli -, l’Università Cattolica è chiamata a concorrere a elaborare un pensiero nuovo, che postula non l’abbandono ma una ridefinizione delle categorie del passato, e, dunque, innanzitutto una loro piena e profonda comprensione. Il prossimo secolo ci attende con compiti non meno ardui di quelli del passato, perchè c’è sempre una crisi da superare, perchè l’impegno nella ricerca è una necessità sempre più pressante, perchè l’insegnamento non è ripetizione, ma costante sforzo di adeguare l’attività formativa alle esigenze che mutano. Proprio su quest’ultimo aspetto, sull’esperienza di apprendimento dello studente, siamo attesi ad elaborare le più profonde innovazioni. Gli studenti che, non appena loro è consentito, tornano a popolare questi chiostri, ci assegnano tacitamente, ma chiaramente, un compito: fare in modo che l’università, pur impadronitasi delle tecnologie rimanga anche in futuro un luogo. Un luogo nel quale le persone si incontrano e crescono insieme. A loro, e anche ai ragazzi che stanno vivendo oggi la scuola tra le pareti domestiche, e che presto varcheranno le soglie dell’università, dobbiamo risposte. Onorare il nostro passato non si esaurisce nel celebrarlo, o nel rispettare le tradizioni. Ci viene richiesto, e lo faremo, di dimostrare la stessa misura di audacia, passione e originalità di pensiero che sono stati necessari per concepire l’idea stessa di quest’università e per realizzarla”.

“Questo primo secolo non è storia passata – ha concluso -, ma è una fabbrica perennemente operosa, come un’antica Cattedrale. Che consegniamo a tutti coloro che scriveranno le prossime pagine della vita dell’Ateneo”.

INAUGURAZIONE CENTESIMO ANNO ACCADEMICO UNIVERSITA’ CATTOLICA

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