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Cosa accadde al Castello di Monticello di Gazzola 76 anni fa

Il 16 aprile del 1945, quando mancavano pochi giorni alla fine della guerra, si scatenò sulle colline piacentine uno degli episodi più cruenti della lotta di Liberazione, la battaglia di Monticello di Gazzola. Vinsero i partigiani in condizioni molto particolari, erano in numero decisamente inferiore degli assedianti nazifascisti, ma avevano un punto a loro favore: il castello era un deposito di armi e munizioni. E’ rimasto un solo combattente superstite di quella battaglia, Renato Cravedi, 94 anni, il Partigiano Abele che racconta la sua storia qui.

Quest’anno on ci sarà la tradizionale commemorazione pubblica a ricordo della battaglia, ma – come l’anno passato per le restrizioni anti covid – domenica 18 aprile il sindaco di Gazzola Simone Maserati omaggerà il monumento che ricorda uno dei caduti di quella battaglia, Lino Vescovi alias il Valoroso.

Valoroso

Cosa accadde esattamente 76 anni fa in quel piccolo castello oggi abbandonato? Ecco la ricostruzione dei fatti:

(nella foto sopra il monumento al Valoroso e qui sotto dalla fonte – la pagina Facebook della Fondazione Piacenza Futura – Monticello nel 1947, la celebrazione a Monticello quando fu eretto il monumento al Valoroso)

La Battaglia di Monticello, avvenuta nella notte fra il 15 e il 16 aprile del 1945, è al tempo stesso eroica e tragica, sicuramente fra le più cruente di tutta la Resistenza piacentina. La vittoria riportata dei 32 partigiani, assediati per diverse ore nel castello, e in cui soccorso arrivarono una decina di uomini provenienti da Monteventano sotto la guida di Lino Vescovi “Il Valoroso”, è stata davvero eroica se si considera che ad attaccare Monticello c’erano circa quattrocento uomini fra camice nere, SS italiane e Xa MAS organizzati ed armati di tutto punto.

IL RACCONTO DELLA BATTAGLIA DI RENATO CRAVEDI “PARTIGIANO ABELE”

Alla fine della giornata la battaglia fu vinta: le forze nazifasciste si ritirarono verso la pianura aprendo la strada alla Liberazione della città di Piacenza che sarebbe avvenuta il 28 aprile. Ma per questa vittoria le forze partigiane pagarono un importante tributo di sangue, quattro partigiani morirono durante la battaglia: Gino Cerri commissario di brigata, Carlo Ciceri partigiano, Aldo Passerini partigiano e uno fra i più famosi comandanti della Resistenza piacentina, Lino Vescovi “Il Valoroso” che, ferito a morte, dimostrò ulteriormente la propria grandezza esortando i compagni di lotta a trattare con umanità i prigionieri nazifasciti con la frase “Curateli, non maltratteli”.

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