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“Covid un’impresa di tempismo, paghiamo il prezzo di troppa ospedalizzazione”

Cure domiciliari per il covid, qualcosa si muove. Lo scorso 8 aprile, grazie ad una mozione in Senato approvata quasi all’unanimità (212 voti favorevoli, 2 contrari, 2 astenuti), si è tracciata la strada per definire un protocollo unico a livello nazionale.

Tra chi ha accolto più favorevolmente la notizia c’è Luigi Cavanna, primario di Oncoematologia dell’Ospedale di Piacenza, tra i primi, la scorsa primavera, ad uscire dall’ospedale per curare a casa i pazienti che presentavano i sintomi del virus, con lo scopo di impedire un’ulteriore saturazione delle terapie intensive ormai al collasso. “Ricevo ancora messaggi e telefonate di malati di Covid da tutta l’Italia: molti di loro aspettano invano a casa una visita che non arriva e si sentono abbandonati – ha detto in una lunga intervista rilasciata all’Huffington Post -. Il monitoraggio del sistema sanitario è burocratico e difensivo: serve a valutare il colore da attribuire a una Regione e ad aspettare la malattia barricati dentro l’ospedale. Non funziona”.

“Abbiamo ospedalizzato la crisi sanitaria e ne paghiamo il prezzo – ha aggiunto -. Se mi chiedo perché è andata così, mi rispondo che abbiamo peccato di assoluto. Ma la medicina non ha niente di assoluto in sé, è un’esperienza che non cerca verità, mette insieme i suoi dubbi e approda a una nuova esperienza. Non è accaduto”. E ancora. “L’ospedale non copre l’intera realtà della malattia, anzi in un certo senso la distorce, perché la schiaccia dentro la sua gravità. Chi segue il paziente oltre l’ospedale e lo prende in carico prima, durante e dopo il ricovero, sa che la sfida alla malattia si combatte in tempi e con strumenti diversi. La sfida al Covid è anzitutto un’impresa del tempismo: curare presto e a casa per evitare che il malato si aggravi e che il suo aggravarsi impatti sul sistema sanitario, indebolendolo”.

Poi una battuta sui vaccini, fondamentali ma non l’unica risposta per gestire l’emergenza. “La cura, il vaccino, le rianimazioni efficienti giocano tutte per la stessa squadra – il commento di Cavanna -. Una malattia infettiva richiede una risposta integrata e multiprofessionale. Ma nessuna strategia da sola vince la partita”.

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