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“In Beppe Fenoglio la Resistenza ‘vera’: scelta morale più che politica”

“Fu il più solitario di tutti che riuscì a fare il romanzo che tutti avevamo sognato, quando nessuno più se l’aspettava, Beppe Fenoglio”. Così Italo Calvino ricorda lo scrittore Beppe Fenoglio e il suo romanzo”Una questione privata”: lo fa nella prefazione autoriale del 1964 al suo “Il sentiero dei nidi di ragno”(1947), romanzo d’esordio dello scrittore ligure, che con la guerra e la Resistenza ha dovuto fare i conti.

Ed è proprio dalla prefazione di Calvino del 1964 che Gianni D’Amo, presidente di Cittàcomune, fa iniziare il suo incontro on line su “Fenoglio, partigiano e scrittore”, indicando “Il sentiero dei nidi ragno” come uno dei testi imprescindibili di narrativa sulla Resistenza e Fenoglio, quello stesso Fenoglio appassionatamente ricordato da Calvino, come colui che meglio di tutti ha saputo trasfigurare sulla pagina “la Resistenza proprio com’era, con tutti i suoi valori morali”.

Partendo da Calvino, Gianni D’amo dipinge un ritratto umanissimo, accorato e sapiente di Fenoglio e della sua opera, che alla vigilia del 25 aprile è diventato anche occasione per riflettere su cosa abbiano significato la lotta e la Liberazione, non tanto per chi “una coscienza di classe ce l’aveva – ha sottolineato D’Amo-, ma soprattutto per quei giovani inconsapevoli, cresciuti a pane e fascismo, che però al momento opportuno hanno saputo compiere scelte cruciali per il bene della collettività”. L’iniziativa è stata infatti organizzata da Cittàcomune in collaborazione con Anppia di Casalpusterlengo (Associazione nazionale perseguitati politici italiani antifascisti) e con il Cinema Blue, proprio per arricchire il quadro d’analisi.

“Parlo di Calvino non certo perché manchino altri scrittori o storici che si siano occupati di Resistenza – ha spiegato il presidente di Città Comune -, ma lo scrittore de ‘Il sentiero dei nidi di Ragno’ nel ’64 è già autore affermato e importante editore, eppure sente il bisogno di scrivere una prefazione per il suo primo libro ripercorrendo il contesto in cui quel romanzo nacque e i problemi che incontrò. Calvino scrive infatti di due partiti opposti e ugualmente pericolosi: il primo di quelli che già nel ’47-48 tendevano a denigrare i partigiani additandoli come ladri di galline, il secondo di coloro che li vedevano tutti eroi, intrisi di coscienza di classe; entrambe semplificazioni deformanti che non corrispondono a realtà.”

Secondo Calvino, nessuno come Fenoglio è riuscito a rifuggire la retorica della semplificazione, nella sua costante tensione alla verità e nello sforzo continuo di fare memoria. E il presidente di Cittàcomune è pienamente d’accordo. “La narrativa di Fenoglio – ha spiegato – è priva di qualsiasi vuota mitizzazione celebrativa della Resistenza: l’epopea resistenziale trasuda dai fatti, dai personaggi che li vivono e dalle loro scelte: morali e pratiche, prima e molto più che politiche”

“Questo partigiano e scrittore solitario che ha sempre vissuto nelle Langhe la Resistenza la conosce bene, tanto che fin dal gennaio 1944 si unisce ai gruppi combattenti – continua Gianni D’Amo -. “Proprio per questo non nasconde mai i problemi dischiusi da quell’esperienza: lui antifascista liberale e non comunista, sa bene i privilegi dei partigiani azzurri, spesso risparmiati rispetto ai rossi, sa che per moltissimi Resistenza significa lotta per la sopravvivenza, mentre per altri è l’inizio di una carriera politica. E sa che il male non è tutto da una parte o dall’altra, perché spesso le sfumature fanno la differenza”. E nei suoi paesaggi di nebbia, di fango, di gelo si respirano quegli anni di vita e di morte.

È così che il presidente di Cittàcomune ha fatto immergere i suoi ascoltatori collegati in streaming nell’universo resistenziale di Beppe Fenoglio, non dimenticando di sottolineare la “sorprendente solidità di riferimenti culturali disseminati nei suoi romanzi; soprattutto il ricorso all’inglese”. Tra prese di coscienza, conflitti e decisioni dell’uomo, scrittore e partigiano Fenoglio, tratteggiati magistralmente da Gianni D’Amo, tutta la narrativa dell’autore appare allora una lunga marcia verso la morte, con grande rispetto della vita del singolo: perché l’importante non è morire, ma scegliere da che parte stare.

In questa marcia, che il presidente di Cittàcomune non solo ha raccontato da abile divulgatore, ma soprattutto ha reso viva, emozionante sentendola reale, “Il partigiano Johnny è stato il lavoro più corposo e impegnativo di Fenoglio pubblicato postumo, mentre ‘Una questione privata è il più perfetto: asciutto, pulito, snello nel suo equilibrio, tanto da sembrare una sceneggiatura già scritta”. “Eppure lì c’è tutto – ha concluso Gianni D’Amo -: la commozione e la furia, ed è un libro di figure rapide e tutte vive, ed è un libro di parole precise e vere. Ed è un libro assurdo, misterioso”.

Si capisce allora perché Calvino lo ha definito il romanzo che tutti avevamo sognato, il libro che la nostra generazione voleva fare”.

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