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La bomba Superlega è esplosa, ma alla fine conviene a tutti ricomporre

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Prima di affrontare la novità che ha sconvolto il mondo del calcio, anche se la bomba era da tempo innescata e la sua detonazione era attesa da un momento all’altro, occorre fare alcune premesse:

– La riforma calcistica annunciata in chiave europea è clamorosa ed a botta calda ha suscitato un grande clamore destinato a ridimensionarsi perché gli interessi in gioco sono grandissimi e nessuna delle due parti in causa Superlega (un insieme di una quindicina delle maggior società calcistiche europee) e Uefa (Unione Europea Federazioni Associate) può permettersi il lusso di una frattura. Di conseguenza in un modo o in un altro si arriverà ad un compromesso o, per lo meno, ad un rinvio- Il progetto inziale è destinato ad ingrandirsi e quindi a completarsi o a fallire e vedremo i motivi.

IL PROGETTO – Si è costituita, a livello europeo, una Superlega; ovvero una associazione comprendente 12 dei più grandi club europei (3 italiani – Juve, Milan e Inter, 3 spagnoli – Real Madrid, Barcellona e Atletico Madrid e 6 inglesi – i due Manchester, Liverpool, Chelsea, Tottenham e Arsenal) ai quali andrebbero aggiunti altri tre da definire (si attendono le risposte di Paris Saint Germain, mentre Bayern e Borussia sembrano rifiutare l’invito) in quota fissa di 15 con altri 5 intercambiabili ed a rotazione. Si arriverebbe, così, ad un campionato composto da 20 squadre divise in due gironi di 10 squadre cadauno.

Queste squadre disputerebbero un campionato con girone all’italiana di andata e ritorno per un complessivo di 18 partite da giocarsi a metà settimana. Le prime 4 classificate di ogni girone (o le prime 3 più eventuali play off tra le quinte e le seste) disputeranno i quarti di finale e quindi semifinali e finale con un minimo di 18 partite ed un massimo di 23. Il fatturato previsto è di 4miliardi di euro di cui 3,1 da dividersi equamente tra le partecipanti ed il resto in monte premi. In tarda serata è arrivato il progetto risposta della Uefa sulla riforma della Champions che, dalla stagione 2024-25 vedrebbe allargata a 36 squadre (attualmente sono 32 più le 16 che partecipano a delle partite di qualificazione suddivise in 6 gironi con partite di andata e ritorno all’italiana e quindi ottavi di finali e via dicendo).

CONSIDERAZIONI – Contrariamente a quanto si potrebbe supporre l’innovazione proposta ha poco di carattere sportivo ma è una accesa disputa di poteri con enormi capitali finanziari in palio. Cercheremo di spiegare dicendo che la partecipazione alla Champions alle squadre più forti e blasonate che normalmente arrivano agli ottavi di finali, ovvero che superano i gironi eliminatori, fruttano dai 20 (se eliminate negli ottavi) ai 70 milioni di euro (per la vincente) con un complesso sistema di suddivisione che tiene conto di diversi fattori. Con la riforma della Superlega alle 15 squadre partecipanti andrebbero dai 200 ai 250 milioni di euro. Come si vede la posta in palio è di notevole differenza e, per delle società la cui maggioranza è fortemente indebitata con la situazione ancor peggiorata per il covid 19, sarebbe un’importante se non fondamentale risorsa per evitare il fallimento. Quindi verrebbe il potere politico perché chi gestirebbe un simile movimento avrebbe un enorme potere sui destini del calcio mondiale ed europeo con importanti ripercussioni sui vari campionati nazionali, europei e mondiali.

LA REAZIONE DELL’UEFA – La reazione del massimo organismo europeo, avallata dalla Fifa, massimo organismo mondiale del calcio, è stata immediata e durissima. “Alle squadre partecipanti alla Superlega saranno vietate le partecipazioni ai campionati nazionali ed ogni manifestazione calcistica nazionale ed internazionale. Inoltre i giocatori saranno radiati da queste competizioni e non potranno giocare nelle loro nazionali”. E’ facile immaginare che una reazione simile, se andasse in porto, sarebbe devastante per il mondo del calcio. I campionati nazionali di Italia, Spagna ed Inghilterra perderebbero gran parte del loro significato e di conseguenza delle entrate pubblicitarie e televisivo; il che potrebbe comportare il fallimento di parecchie società con un impoverimento tecnico di notevoli dimensioni con forti ripercussioni sui vivai calcistici. Un campionato senza Inter, Juve e Milan chi lo seguirebbe?

Sarebbe troppo lungo e pedante elencare tutte le varie conseguenze. Per questo riteniamo che una simile frattura non avverrà mai perchè rappresenterebbe la rovina di tutto il mondo del calcio. Tuttavia il problema dei campionati e la proiezione in chiave europea esiste e lo stesso Guardiola lo ha recentemente sottolineato. In Europa si gioca troppo ed i giocatori sono sottoposti a stress fisico e nervoso eccessivamente logorante. Ed allora come primo provvedimento sarebbe indispensabile ridurre il numero delle squadre partecipanti ai campionati portando la serie A ad un massimo di 16 squadre invece delle attuali 20 e la serie B a 18 (invece delle attuali 20) e la serie C a 48 (invece delle 60 attuali). Tutti pensano che ciò sia giusto ed utile ma la riforma non va in porto perché anche le piccole società vogliono dividersi la grossa torta procurata dalle grandi società. Si calcoli che anche la più derelitta squadra di serie A riceve in modo diverso più di 30 milioni di euro. E chi decide la riforma è la maggioranza delle società dove piccole e grandi hanno lo stesso voto. Da qui i conflitti.

Luigi Carini

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