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A Piacenza 126 operatori sanitari non vaccinati senza motivo. Ausl “Se non lo fanno possibile sospensione”

Il messaggio dell’Ausl di Piacenza è chiaro: medici, infermieri e operatori sanitari devono vaccinarsi contro il covid. Per la loro sicurezza e quella dei pazienti.

“Al 15 marzo, su un totale di 3900, i dipendenti dell’azienda sanitaria vaccinati erano 3013 (77,3%) – ha spiegato nella mattinata del 2 aprile, in un incontro con i giornalisti, il dottor Franco Pugliese, direttore del dipartimento Prevenzione e referente provinciale per la campagna vaccinale -. Ciò significa che i non vaccinati erano 887, pari al 22,7% del personale. Va detto – ha aggiunto – che se si considerano anche le persone non vaccinate, ma che hanno sviluppato anticorpi in seguito alla malattia, la percentuale di personale ospedaliero considerato protetto sale all’85,1% (3319 dipendenti). Numeri buoni, ma non esaltanti – ha sottolineato – e su cui abbiamo deciso di interrogarci più approfonditamente”.

Le ragioni principali per la mancata adesione sono la maternità (17%) e il fatto di aver già passato il covid (22%). Tuttavia un’ampia fetta di persone – 126 in tutto, pari al 34 % dei non vaccinati – non ha fornito nessuna motivazione. Su di loro è stata svolta un’indagine telefonica, in pieno anonimato, per tentare di capire il perchè della loro scelta. Hanno risposto alla chiamata in 85: 7 di loro hanno rifiutato l’intervista, altri 7 hanno accettato di prenotarsi per vaccinarsi, mentre in 71 hanno confermato di non essere disponibili a ricevere le dosi. La ragione principale – ha spiegato Pugliese – è il timore per una reazione avversa o la contrarietà ad un vaccino specifico, ovvero Astrazeneca. In questo senso, bisogna precisare che il vaccino non è un prodotto che si sceglie sul menù: fino a che non ci saranno evidenze sulla sua pericolosità bisognerà adeguarsi”.

La campagna comunque procede spedita, ed è prevedibile che un’ulteriore accelerata verrà data dall’ultimo decreto del Governo Draghi, che prevede l’obbligo generalizzato di vaccinazione per gli operatori sanitari. “Al momento – ha spiegato ancora Pugliese – fino al 30 aprile abbiamo già registrato ulteriori 74 prenotazioni, questo significa che la percentuale aumenterà ancora di più. Il nostro obiettivo è raggiungere la massima sicurezza per i lavoratori e i pazienti”.

Cosa succederà a chi continuerà a rifiutarsi? “In queste settimane ci siamo impegnati per adottare strumenti utili a persuadere il personale ad aderire alla vaccinazione – ha affermato Guido Pedrazzini, direttore sanitario Ausl di Piacenza -. Con il nuovo decreto abbiamo una risorsa importante in più: il nostro intento è quello di evitare il più possibile metodi coercitivi, anche se ne abbiamo la possibilità. Continueremo a sollecitare coloro che rifiutano il vaccino, cercando di definire con loro le strategie migliori. Se non si riuscirà a sbloccare la situazione, valuteremo se impiegare i non vaccinati in mansioni non direttamente a contatto con i pazienti, con ovviamente una modifica della paga in relazione al nuovo incarico. E, in ultima ratio, è possibile anche la sospensione dal lavoro e dal pagamento dello stipendio”.

“Sappiamo che il turn over, soprattutto del personale medico-infermieristico, non è facile – ha concluso Pedrazzini -. Per evitare ciò, il nostro primo approccio sarà quello di far comprendere anche dal punto di vista etico-deontologico l’importanza dell’obbligo vaccinale”.

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