Quantcast

Le Rubriche di PiacenzaSera - Universi

Tra le vigne e il microscopio. Davide, il giovane ricercatore che vuole aiutare l’Africa

A 25 anni si può avere in testa l’idea di fare qualcosa per cambiare il mondo. Anzi si dovrebbe proprio, magari partendo dallo studio, dalla propria vita di ogni giorno, anche dalle proprie fragilità. Ce lo dimostra Davide Reggi, giovane ricercatore della Facoltà di Scienze Alimentari dall’Università Cattolica di Piacenza che in questa intervista ci racconta la sua storia e i suoi progetti. Esemplare di quelle di tanti giovani che cercano la propria strada con fatica e creatività.

La redazione di “Universi” lo ha intervistato partendo da un progetto di cui abbiamo già parlato, quello di un biscotto proteico che possa costituire la base per l’alimentazione dei bambini nelle zone più povere dell’Africa, offrendo loro un contributo nutrizionale fondamentale per la crescita. Chiara, Roberta, Hassan, Alex e Micaela – con il coordinamento di Fabio Franceschetti e Davide Chiappini – hanno bombardato di domande e curiosità Davide, che non si è sottratto, raccontando un’altra esperienza importante che sta portando avanti, quella con la cooperativa sociale “I Perinelli” che produce vino.

Davide, puoi presentarti? Ho 25 anni e ho appena conseguito la laurea Magistrale in Scienze e Tecnologie Alimentari con una tesi su un biscotto proteico che potesse integrare l’alimentazione dei bambini dei paesi in via di sviluppo, in particolare il Burundi. Ho fatto tirocinio per il diploma triennale nella cooperativa sociale “I Perinelli”, un’azienda vitivinicola che sta ampliando la produzione al miele e in futuro al formaggio. Ha al suo interno persone svantaggiate che seguono un percorso di inserimento lavorativo. Dopo due anni dal tirocinio mi hanno chiesto se li potevo aiutare nella comunicazione. Questo perché nel mio percorso accademico ho frequentato Scienze Gastronomiche e poi ho fatto un master in comunicazione legata all’enogastronomia territoriale. Sono contento di lavorare a I Perinelli anche come grande appassionato di vino, sto facendo il corso da sommelier, quando si potrà riprendere.

Come mai hai scelto di studiare Scienze e Tecnologie Alimentari? È un corso di laurea molto impegnativo? Alla fine delle scuole superiori pensavo “voglio avere a che fare con il cibo”, ho una grandissima passione e voglio fare il cuoco. Durante gli anni universitari ho fatto anche qualche esperienza da cuoco, lavorando il sabato e la domenica. Poi mi sono deciso a cercare una facoltà universitaria che potesse unire la mia passione con la formazione scientifica. Ho frequentato Scienze Gastronomiche a Parma, molto più improntato sulla comunicazione e sulla valorizzazione dei prodotti. Successivamente ho fato un master in comunicazione ed un’esperienza nello stesso ambito tramite un tirocinio in un’agenzia di comunicazione, e ho così capito che non era la mia strada, perché non mi piace per niente raccontare qualcosa in cui non credo. Ho deciso così di spostarmi più sugli aspetti dalla valenza più scientifica e sulla facoltà di Scienze e Tecnologie Alimentari. Io pensavo che fosse molto duro, ma in realtà non è stato particolarmente difficile, anche la chimica, materia nella quale credevo di avere lacune, è diventata una disciplina comprensibile, che mi piace e ho imparato ad averci a che fare. Mi sono trovato molto bene, mi è piaciuto molto quello che ho fatto. Volevo una tesi che mi potesse interessare: ho trovato un argomento, il biscotto proteico legato anche all’ambito sociale, che mi è più affine. Ho dovuto studiare, ma alla fine ce l’ho fatta. Se studi qualcosa che ti piace, lo fai volentieri e non ti pesa. Anche l’impegno che ci metti è relativo, è un impegno positivo.

Come è stato laurearsi da remoto? È stato strano, molto particolare. A me non è dispiaciuto particolarmente però, perché per me è più semplice, nel senso che soffro molto la tensione e quindi anche dover parlare davanti alle persone. L’unica cosa che mi è un po’ dispiaciuta è non aver potuto festeggiare a modo con i miei amici. Sono venuti sotto casa, abbiamo aperto una bottiglia e mi hanno fatto i complimenti; però ovviamente è stata proprio una toccata e fuga. Alla fine ci siamo laureati in 4 o 5 nella mia compagnia durante la pandemia, quindi recupereremo tutti insieme quando finisce.

Cosa ti ha spinto a proseguire con il dottorato? E’ un ambito che mi piace tantissimo, ovvero la Food Security, che in parole meno tecniche significa lavorare a progetti con paesi in via di sviluppo per ridurre il problema della fame. Anche dopo averne parlato in famiglia ho deciso che era la cosa giusta da fare.

Come è nata l’idea del biscotto proteico, oggetto della tua tesi? L’idea è partita dal dottor Andrè Ndereymana (leggi l’intervista di Universi) per il suo paese, il Burundi, dove hanno un grosso problema di malnutrizione proteica: pensava ad un prodotto che potesse essere utile ai bambini, in quanto le proteine sono fondamentali soprattutto nella prima fase della vita, per la crescita e lo sviluppo cognitivo. Se una persona è malnutrita quando è in età più elevata ne risente a livello di fisico ma il cervello si è già formato, nei bambini invece i primi anni sono molto importanti perché il cervello si deve formare nel modo giusto e acquisire piene capacità cognitive, che permetta loro di avere maggiori possibilità nel corso della vita. Allora ha pensato si potesse creare un biscotto con materie prime locali, partendo da ingredienti facilmente reperibili nel suo territorio, a basso costo e che permettessero di dare un minimo di aiuto all’economia locale, senza doverli importare e pagare ad alto prezzo. Dopo la selezione degli ingredienti necessari e, come base proteica ci ha chiesto di utilizzare l’uovo, che non è diffusissimo nel suo paese, ma a livello statale stanno spingendo tanto sull’allevamento di galline ovaiole e sulla produzione.

Abbiamo quindi creato queste ricette: siamo partiti da 13 ricette differenti e siamo arrivati a tre possibilità, quelle con il livello proteico più alto e più accettabili a livello di gusto. Per questo è stata eseguita un’analisi sensoriale, anche con la prova da parte di bambini, ovviamente italiani, non potendo spedire i biscotti. La fase successiva è stata quella di pensare come impostare l’impianto di produzione: quanto produrre, quali macchinari prendere, fare un business plan per capire che capitale sarebbe servito. Siamo arrivati ad avere dei biscotti con il 12% di kcal del biscotto dato da proteine: significa che in Europa e in Italia può essere definito prodotto fonte di proteine. Il biscotto ha avuto un particolare successo, che non ci aspettavamo proprio, grazie a questo e alla risonanza mediatica che ne è scaturita sono arrivate anche le risorse, un finanziamento dal 5×1000 dell’Università Cattolica. Adesso stiamo lavorando per implementare i biscotti e realizzare prodotti ancora più proteici che possono essere inseriti nell’alimentazione dei bambini sopra i 12 mesi per sostituire il latte della mamma.

Spesso, dopo i 3-4 mesi in cui sta con il bambino, la mamma deve tornare a lavorare, quindi il latte viene dato soltanto alla mattina e la sera, quando rientra a casa.  Anche per questo tanti bambini africani hanno problemi dal punto di vista proteico. Se riusciremo a inserire nella loro alimentazione anche soltanto 1 o 2 biscotti in grado di fornire lo stesso apporto proteico che viene a mancare quando la mamma non può allattarli, avranno più possibilità di non essere malnutriti e di avere una crescita in linea con gli standard dell’età. Stiamo facendo tutte le analisi per capire se il prodotto potrà avere senso oppure se dobbiamo cambiare qualcosa. È molto bella l’idea, ma bisogna assicurarsi che l’impatto del prodotto sia degno dell’investimento.

segue nella prossima pagina

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.