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Le Rubriche di PiacenzaSera - Le Recensioni CJ

80 anni di Dylan, ecco la nostra playlist per festeggiarlo

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#80_DYLAN
Ci avevamo provato per gli ottant’anni di Lennon, purtroppo solo ipotetici, e ritentiamo ora per quelli assolutamente reali di Dylan: compito altrettanto improbo, anche per via di una discografia davvero sconfinata, trentanove album in oltre sessant’anni. Ecco la nostra playlist.

N.B.: quella che leggete qui sotto non è la lista delle canzoni più belle o importanti del nostro, mancano ad esempio “Maggie’s farm” – la cui versione elettrica fece tanto incazzare i puristi del folk di Newport, nel 1965 – e “Mr. Tambourine man” (“Sacrilegio!”), ma solo una playlist di quelle che vorremmo ascoltare in questi giorni per festeggiarlo.

30. “I contain multitudes”/“Murder must foul”
Dall’album dello scorso anno, una sorta di testamento spirituale; la seconda è quasi la summa della storia americana recente (l’assassinio di J.F.K., in particolare) in più di sedici minuti: la sua canzone più lunga.

29. “You belong to me”
Non è del nostro, a essere sinceri. È un traditional degli anni ’50, ma Mr. Zimmerman ne esegue una cover da brividi per la colonna sonora di “Natural born killers”.

28. “Mississippi”
Il suo amore per l’America e per il blues del Delta, spiegato bene.

27. “I want you”
Uno dei pezzi più pop del nostro, forse dedicato alla (allora) fidanzata di Brian Jones. Ma è pop alla sua maniera: testo criptico e andamento sbilenco.

26. “Queen Jane Approximately”/“Positively 4th Street”
Ovvero del saper usare egregiamente gli avverbi (come mai nelle scuole di scrittura creativa ci dicono che dobbiamo fare senza?). La prima traccia è sull’epocale “Highway 61 Revisited”, la seconda è coeva ma uscirà solo su singolo: un attacco feroce e sarcastico all’ambiente del Greenwich Village.

25. “Not dark yet”
“Mi sento come se la mia anima si fosse tramutata in acciaio/Ho ancora le cicatrici che il sole non ha rimarginato/Non c’è neppure un posto per stare in un luogo qualunque/Non è ancora buio, ma presto lo sarà”.
Il Dylan stanco e provato di fine anni ’90.

24. “Most of the time”
Altra ballata, altra grande canzone. Da “Oh mercy” (1989), con la produzione di Daniel Lanois: uno dei migliori dischi dell’età di mezzo. È nella colonna sonora di “High fidelity” (“Alta fedeltà”), film di Stephen Frears tratto dal romanzo di Nick Hornby.

23. “Isis”/“Sara”/“Oh sister”
Da un album assolutamente da rivalutare (“’Desire”, 1976) e che segna il ritorno al Greenwich, ecco tre notevoli ritratti femminili. “Oh sister”, poi, è la preferita di Perfume Genius.

22. “Death is not the end”
Il suo periodo più oscuro. Celebre la cover di Nick Cave con Shane McGowan dei Pogues, Kylie Minogue, Blixa Bargeld, Mick Harvey.

21. “My back pages”/“All along the watchtower”
A proposito di cover, due esempi di canzoni di Dylan portate al successo da altri artisti: nell’ordine, i Byrds – che registrarono anche una bella cover di “Mr. Tambourine man” – e l’immenso Jimy Hendrix (ma anche gli U2 scelsero “All along the watchtower”, insieme a “Helter Skelter” dei Beatles, per il loro trionfale e autocelebrativo “Rattle and hum”: le uniche due cover, e non è certo un caso).

20. “Girl from the north country”
Un altro grande classico, cantato in coppia con “The man in black”, il mitico Johnny Cash. Nella nostra playlist, tuttavia, abbiamo messo la toccante versione degli Eels, con Mr. E al pianoforte: nel caso, la trovate sul “Live at Town Hall”.

19. “Every grain of sand”
“Sento gli antichi passi/come il susseguirsi del mare/A volte mi giro, e intravedo qualcuno/a volte sono da solo/Sospeso in equilibrio/nella condizione umana/come ogni uccellino che cade/come ogni granello di sabbia”. Una gemma quasi misconosciuta nell’immenso repertorio del nostro.

18. “The man in me”
È una bella canzone, non si discute, bella leggera e con l’inconsueto (per lui) la-la-la finale (lui aveva sempre odiato i la-la-la), ma il motivo della scelta è la sua scelta come sigla iniziale di “The Big Lebowski”, capolavoro dei fratelli Coen. E noi siamo da sempre degli adepti del Drugo.

17. “I shall be released”
Il menestrello di Duluth si inserisce nel filone dei pezzi carcerari, e lo fa da par suo, regalandoci un vero e proprio inno alla libertà. Nella nostra selezione c’è la cover di Francesco De Gregori (“Come il giorno”), forse la migliore dell’album che il cantautore romano ha dedicato alle cover da Dylan (insieme a “Non dirle che non è così”, traduzione di “If you see her, say hello”).

16. “Jokerman”
Una sorta di autobiografia in salsa reggae, con Mark Knopfler. Da “Infidels” (1983).

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