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Le Rubriche di PiacenzaSera - Le Recensioni CJ

Abbracciamoci, dunque, una nuova stagione per la musica italiana è alle porte

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All’indomani del trionfo dei Maneskin all’Eurovision 2021, che conferma il successo del gruppo romano anche sulla scena internazionale, il panorama musicale italiano è più che mai in movimento. Giovanni Battista Menzani ci segnala diverse nuove uscite degne di essere ascoltate. 

Chiodo schiaccia chiodo, dicevano i nostri vecchi, ed è così che alla musica leggerissima sta adesso subentrando – lentamente ma inesorabilmente – un nuovo tormentone: “Amate/Fate quello che volete/Non aspettate”. “Ci abbracciamo” sta ovunque: in macchina, in coda in tangenziale, sotto la doccia, a passeggio col cane. Definitivamente spente le luci della centrale elettrica, Vasco Brondi da Ferrara torna con un disco più autobiografico e intimo rispetto al passato; lo ricorda lui stesso nel presentare il lavoro: “siamo qui per rivelarci e non per nasconderci”. Si ascolti, ad esempio, il primo estratto (in ordine temporale), quella “Chitarra nera” (“Giù le mani dalla nostra anima, anime salvatrici/Non diventeremo perfetti mai/Non illumineremo nessuno/Pieni di difetti/Niente di cui vergognarsi”) che è un sentito ricordo di un amico che si è perso. Certo, non mancano le consuete cartoline dalla bassa, in questo “Paesaggio dopo la battaglia”: Brondi è un grande osservatore e, di fatto, nasce alla scuola di Gianni Celati e Luigi Ghirri.

Negli stessi giorni è venuto alla luce il nuovo disco di Iosonouncane, al secolo Jacopo Intani da Buggerru (nel sud della Sardegna), ma ormai bolognese d’adozione. “IRA” è un’opera davvero spiazzante, complessa ed enorme, non solo per via della lunghezza (quasi un’ora e cinquanta minuti di musica, più di un doppio, direi un triplo) ma anche per l’ambizione smisurata e la cura quasi maniacale per i dettagli, per il suo crossover tra elettronica, ambient, musica etnica, jazz e progressive, per il suo idioma trasversale che mescola italiano, francese, inglese, dialetti, lingue africane. Ma più che parole, le sue sembrano litanie, nenie senza tempo e senza confini: quasi un canto di dolore universale. La critica specializzata è stavolta concorde e parla di capolavoro, di viaggio straordinario, di impresa eccezionale; in effetti, era dai tempi di “Wow” dei Verdena che non s’aveva la sensazione di essere davanti a un’opera di così ampio respiro internazionale. Abbracciamoci, dunque, una nuova stagione per la musica italiana è alle porte.

iosonouncane

(foto da Flickr)

Anche in campo cantautoriale: ecco infatti il nuovo di Motta, “Semplice”. Al toscano – sempre piuttosto bravo, va detto – i panni del cantautore da indie triste per la verità iniziano a stare stretti. Eccolo dunque sperimentare nuove e inesplorate sonorità, come nel caso dell’arrangiamento del singolo “E poi finisco per amarti”, un po’ barocco, ma non enfatico, o come nell’ouverture con gli archi di “A te”, tra Low e Velvet Underground; o ancora, come nella chiusa rock di “Quando guardiamo una rosa”, scritta a quattro mani con l’amico Brunori. Non è finita qui. La scena milanese, ad esempio, appare molto vitale. Il miniLp “Nostralgia” (poco più di ventuno minuti) dei Coma_Cose conferma la sensazione di un pop “semplice” e intelligente, quasi contagioso (ci risiamo), forse un po’ meno scanzonato rispetto ai lavori precedenti. E poi Venerus, artista raffinato e molto interessante, che nel suo “Magica musica” vanta collaborazioni con Frah Quintale, Rkomi, Calibro35 e soprattutto MACE, che nel frattempo è uscito con il lucido e onirico “OBE (Out of Body Experience)”: beat maker, produttore, Dj, Simone Benussi è uno degli astri nascenti della scena nostrana.

E infine, ci sono le splendide ragazze del Festival. Le nostre due preferite, Madame e La Rappresentante di Lista, non deludono sulla lunga distanza. L’album di debutto della giovanissima vicentina, eponimo, è sincero e diretto, un po’ selvatico, tutt’altro che furbo (sì, c’è chi semina dubbi); contiene liriche esplicite (“Clito”), versi intimi (“Vergogna”), pezzi spudoratamente pop (“Babaganoush”), e qualche episodio da dimenticare (“Il mio amico”, con Fabri Fibra): ma a una ragazza di diciannove anni si possono certamente perdonare certe leggerezze. Altrettanto bello è “My Mamma” della band siciliana: tra i brani si segnala “Resistere” (“Voglio provare ad esistere/La mia natura è resistere/E non mi importa di perdere/Quello che mi serve adesso è vivere”). Una curiosità finale: sorprende l’incredibile somiglianza – per il tema affrontato da Madame e La Rappresentante di Lista – tra i brani “Mami, Papi” e “Oh Ma Oh Pa”: affinità più che elettive.

Giovanni Battista Menzani

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