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Dal Covid alla Yolo Economy: perchè “si vive una volta sola”

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Uno degli effetti dell’“era Covid”, anche se è anacronistico definirla “era” trascorso poco più di un anno dall’inizio della pandemia, consiste nella consapevolezza, acquisita soprattutto dai nostri giovani inquilini, della necessità di reinventarsi un lavoro. E fin qui nulla di strano. Negli Stati Uniti imperversa un fenomeno, che sta cominciando ad interessare anche il vecchio continente: la YOLO ECONOMY, dove YOLO sta per “You Only Live Once”, che tradotto sta per “si vive una volta sola”. L’acronimo fu reso popolare dal rapper Drake dieci anni fa e da allora utilizzato dagli amanti del rischio.

Questo fenomeno indica la volontà delle nuove generazioni di staccarsi dal lavoro tradizionalmente concepito, in qualcosa di nuovo, di coinvolgente. Di qualcosa che li proietti verso un futuro diverso da ciò che hanno vissuto fino ad ora, decidendo di rischiare tutto. Un numero consistente di giovani americani sta abbandonando lavori stabili e confortevoli per avviare nuove attività puntando anche sugli interessi personali, al fine di trasformare una passione in un lavoro a tempo pieno. Altri invece non sono più disposti a riprendere i loro posti di lavoro, avendo apprezzato il lavoro da casa.

L’acronimo, lanciato da Kevin Roose, sulle colonne del New York Times, indica, a detta del giornalista americano, “voglia di evasione e leggerezza, o forse solo voglia di normalità”.

I motivi della YOLO Economy – Il clima di incertezza, di precarietà che imperversa nell’era Covid, le conseguenze sull’economia e quindi sull’occupazione, la sofferenza fisica e psicologica, la morte di persone care, la sensazione di incapacità dei governi nell’affrontare la pandemia (con piani pandemici inesistenti), ha cambiato il modo di pensare il futuro, soprattutto nelle menti di chi si trova di fronte orizzonti lontani. Una situazione che spinge i nostri giovani a mollare gli ormeggi verso nuove mete. All’insegna della imprevedibilità ma con il conforto delle tecnologie.

La YOLO ECONOMY sta facendo reinventare la vita ai più giovani. La pandemia ha avuto un impatto, anche emotivo, su tutti. Ha alimentato l’ansia per la perdita di persone care e di posti di lavoro. Tutto questo sta spingendo molti millennial a rivalutare le proprie priorità. Alcuni stanno abbandonando lavori stabili per avviare nuove attività. Il rischio sembra essere il nuovo mantra, dopo mesi segnati da uno stato di ansia ed esaurimento”, scrive Roose.

Decine sono le storie riportate dal New York Times, come il caso dell’avvocato trentenne Brett Williams: “Mi sono reso conto che ero seduto al bancone della mia cucina dieci ore al giorno sentendomi infelice“, ha detto. “Ho solo pensato: Cosa ho da perdere? Potremmo morire tutti domani“. Così Williams ha lasciato il suo impiego e uno stipendio da grande azienda per accettare un lavoro in una piccola azienda gestita dal vicino di casa e per trascorrere più tempo con sua moglie e il cane. “Abbiamo avuto tutti un anno per valutare se la vita che stiamo vivendo è quella che vogliamo vivere“, ha detto Christina Wallace, docente senior presso la Harvard Business School. “Soprattutto per i giovani a cui è stato detto di lavorare sodo, ripagare i prestiti e un giorno ti godrai la vita, molti di loro mettono in dubbio questa equazione. E se volessero essere felici in questo momento?

Le aree e i settori emergenti – In un mercato di lavoro particolarmente dinamico, grazie anche allo smart working, cinque sono le aree strategiche emergenti: tecnologie dell’informazione, tecnologie digitali, logistica, finanza e sanità. Lo conferma una ricerca realizzata da Deloitte, nella quale emerge che per circa il 50% degli intervistati, digitalizzazione, lavoro agile e nuovi canali di comunicazione sono le chiavi per gestire la ripartenza. Circa il 60% ritiene necessaria una ridefinizione della struttura organizzativa aziendale, mentre il 65% ritiene necessario rivedere le esigenze del mercato. Ma c’è una new entry: per il 40% degli intervistati si torna a parlare di sostenibilità e di economia circolare.

Difficile dire se anche in Italia la YOLO ECONOMY troverà terreno fertile, con un mercato del lavoro ingessato, un tasso di disoccupazione giovanile che ha superato la soglia del 30% e un rapporto debito pubblico/PIL al 160%. C’è da sperare nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza varato dal Governo italiano, il piano di riforme che disegnerà il Paese dei prossimi trent’anni. Ma forse vale la pena almeno sperare che l’ultimo anno vissuto in questo modo sia servito a qualcosa. Del resto, si vive una volta sola.

Andrea Lodi

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