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La simulazione a un anno dal voto a Piacenza: Lega primo partito (meno 13,5 % dalle europee), pari Pd e FdI

Manca un anno dalle elezioni comunali di Piacenza e ne sono passati esattamente due da quelle europee del 26 maggio 2019: qual è il consenso dei partiti nella nostra città? Il quadro politico è in costante mutamento, per darne conto abbiamo estrapolato i dati locali della simulazione effettuata dal sito YouTrend che fotografa la situazione della Supermedia dei sondaggi.

Non un sondaggio eseguito su base locale dunque, ma Youtrend ha elaborato i dati nazionali trasferendoli in ogni singolo comune. Ecco i numeri di Piacenza, che acquistano valore proprio perchè fra 12 mesi si terranno le consultazioni amministrative per il rinnovo della giunta comunale.

Lega: 24,8% (38,3%, -13,5%)
FDI: 20% (7,1%, +12,9%)
FI: 6,3% (7,4%, -1,1%)
M5S: 10,3% (10,2%, +0,1%)
PD: 20% (23,7%, -3,7%)
Altri CSX: 15,8% (10,6%, +5,2%)
Altri: 2,1% (2,7%, -0,6%)

(nella parentesi il dato relativo alle europee con la differenza)

La Lega, che due anni fa conseguì un risultato straordinario, paga più di tutti l’erosione del consenso, mentre il balzo in avanti più eclatante riguarda Fratelli d’Italia. Se si guarda ai numeri, a Piacenza c’è quasi una corrispondenza matematica tra la contrazione del Carroccio e la percentuale guadagnata dal partito di Giorgia Meloni. Sempre nel centrodestra Forza Italia perde l’1,1 per cento, mentre è stabile il Movimento 5 Stelle. Sul versante del centrosinistra il Partito Democratico perde 3,7 punti attestandosi al 20 %, in parità con FdI, e le altre liste aggregate di centrosinistra arrivano al 15,8 per cento. Se osserviamo invece le coalizioni, la somma matematica delle forze di centrodestra arriva al 51,1 %, quella delle forze di centrosinistra al 46,1 % con un 2,1 % assegnato ad altre liste. Naturalmente è poco più che un esercizio numerico, perchè come è noto la corsa per il Comune è fortemente condizionata dalle candidature e non si può soltanto fare affidamento sul consenso dei partiti.

Al livello nazionale nel 2019, – spiega YouTrend – la Lega si era imposta come prima lista in 5.949 comuni, più del 75% del totale. Due anni dopo questo numero diminuirebbe fino a 4.630, restando comunque superiore alla metà dei comuni totali. Dei 1.319 comuni in cui la Lega perderebbe la maggioranza relativa rispetto a due anni fa, 480 vedrebbero Fratelli d’Italia in vantaggio, mentre 466 andrebbero al Movimento 5 Stelle, 345 al PD e 28 ad altri partiti. FdI diventerebbe primo partito in 781 comuni (rispetto ai 47 delle Europee), strappandone anche 113 al M5S, 84 al PD e 45 a Forza Italia. Restando nel centrodestra, Forza Italia confermerebbe solo 153 comuni su 201, perdendone una parte significativa proprio a favore di FdI e M5S.

Fra i 44 comuni italiani con più di 100mila abitanti, in 30 il primo partito sarebbe lo stesso di due anni fa. Dei restanti 14 grandi centri che cambierebbero colore, ben 11 verrebbero persi dalla Lega: 8 di questi passerebbero al Pd (Brescia, Ferrara, Monza, Padova, Parma, Prato, Rimini e Trieste), 2 a FdI (Novara e Perugia) e uno al Movimento 5 Stelle (Pescara). I restanti 3 grandi centri che cambierebbero colore sarebbero invece dei passaggi dal Pd al Movimento 5 Stelle (Salerno e Sassari) e a FdI (Reggio Calabria).

Come precisa YouTrend, questo procedimento permette di fare una stima ragionevole di come si distribuiscono al livello locale le variazioni nazionali. Tuttavia, non si tratta di un sondaggio a livello comunale, ma solamente di una simulazione: un esercizio sicuramente impreciso, visto che il voto in ogni singolo comune dipende da innumerevoli fattori – ad esempio la concomitanza con altre elezioni o la presenza di candidati del territorio. Anche se impreciso, però, ci sembrava comunque interessante, visto che permette di avere un’idea generale su come si sta spostando la mappa del consenso in Italia.

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