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Legambiente “Serve con urgenza un piano regionale della mobilità sostenibile”

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Legambiente chiede “con urgenza” un nuovo piano per la mobilità della nostra regione.

“L’ultimo piano dei trasporti approvato dalla Regione Emilia-Romagna – spiega l’associazione – risale ormai al 1998, un disegno lontanissimo dalle sfide e dalle trasformazioni in atto oggi e anche dalle esigenze ambientali attuali, così come dagli stessi obiettivi che enti locali e Regione dicono di voler perseguire. Il vecchio Piano non metteva in discussione il primato dell’automobile, mentre oggi – ad esempio – il Piano della città metropolitana di Bologna prevede una riduzione dell’uso dell’auto del 30% al 2030. Analogamente la Giunta Regione si è data l’obiettivo politico di ridurre gli spostamenti su auto del 20% al 2025: un risultato pressoché impossibile da raggiungere senza interventi immediati”.

“Anche rispetto agli obiettivi climatici la mobilità deve cambiare volto e confrontarsi con i piani energetici. Le scelte importanti attuate in questo settore, come il trasporto gratuito sui mezzi pubblici per gli studenti, sono certamente una forma di welfare importante, ma difficilmente saranno una leva per cambiare davvero le scelte di mobilità. Serve dunque con urgenza un nuovo Piano, in linea con le dichiarazioni di intenti, e soprattutto un programma infrastrutturale coerente con gli obiettivi: una riforma delle città a favore della bicicletta e del trasporto pubblico ed un potenziamento degli assi portanti che collegano le città alle periferie”.

LE PROPOSTE DI LEGAMBIENTE PER L’EMILIA ROMAGNA

“Al contrario – affermano -, mentre l’Europa indica per il PNRR la strada verde, l’Assessore regionale ai trasporti Corsini sembra particolarmente impegnato nel richiedere al Governo nuove strade in zone protette (la E55 nell’area del Delta) o a garantire sovvenzioni ad aeroporti già in crisi prima del coronavirus. Come dialogano queste scelte con gli obiettivi di decarbonizzazione? E’ fuori discussione che in Emilia Romagna l’impegno più forte in termini di risorse ed esposizione politica sia ascrivibile alle grandi arterie autostradali o equivalenti, che da alcuni decenni monopolizzano le cronache locali”.

“Oggi l’impostazione regionale sembra in ritardo anche rispetto alle scelte nazionali.  Se si guarda al  Recovery Plan e all’elenco delle 60 opere pubbliche prioritarie approvate dal Ministro alle Infrastrutture Giovannini, non c’è traccia di nuove autostrade, ma piuttosto sono previste nuove ferrovie. Mantenere uno strumento di vent’anni fa – concludono – è utile solo a tenere in vita le scelte stradali del passato”.

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