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Legge Zan, Carrà (Cgil Piacenza) “Dibattito surreale, necessario approvarla senza più attese”

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L’intervento di Bruno Carrà, Responsabile Ufficio Anti Discriminazioni della Camera del Lavoro di Piacenza, in merito al dibattito sulla legge Zan

La legge Zan ha ripreso la discussione parlamentare martedì 25 e vuole estendere il reato di propaganda, istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa (reato 604 bis del Codice Penale) e circostanze aggravate (reato 604 ter) anche per quei motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulle disabilità. In questo modo si allargano le tutele che rientrano dentro la norma Mancino, oltre alle discriminazioni per etnia e religione (mai contestata da nessuno), in modo da completare la propria sfera d’intervento verso il riconoscimento delle discriminazioni in base all’orientamento sessuale e all’identità di genere proprio con le tutele già previste dove le pene vengono commisurate sulla base del reato sanzionato come discriminatorio come viene inteso e non come ora dove talvolta viene derubricato a “futili motivi”.

Osteggiare la Legge Zan e la sua approvazione appare incomprensibile, ma in queste settimane assistiamo ad un dibattito surreale contro un testo di legge che non toglie tutele a nessuno (ma le allarga), senza andare a punire, rispettando il dettato costituzionale, le libere opinioni che non inneggino alla violenza. Questa legge però, è ferma in Commissione Giustizia del Senato e in attesa di essere esaminata: infatti per frenare l’approvazione del ddl Zan è in corso all’interno della discussione in Commissione Senato una guerra di audizioni (più di 150 sono già quelle previste) con lo scopo di allungare i tempi in chiave ostruzionistica, mentre il provvedimento andrebbe approvato il prima possibile. Si corre il concreto rischio che questa legge possa diventare la tela di Penelope, fatta e disfatta in continuazione, a causa di posizioni fuorvianti che mistificano la realtà

L’approvazione del testo è però necessaria senza passi indietro e senza modifiche, l’obiettivo imprescindibile è ottenere maggiori diritti: basta attese! Dopo l’introduzione delle Unioni Civili nel 2016, questo passaggio evidentemente renderebbe più civile questo Paese in quanto la normativa si prefigge lo scopo di contrastare le discriminazioni, le violazioni e le violenze per affermare l’inalienabile principio di uguaglianza contro le disparità. Questa legge è un passo importante perché restano ancora troppe aggressioni fisiche e verbali alle persone che decidono semplicemente di amarsi come vogliono. Le persone LGBTQ+ vogliono vivere come loro stessi si sentono di vivere, con i loro affetti alla luce del sole senza dovere essere costretti a celarsi, stando nella società per come sono, come anche peraltro troppe donne ancora subiscono veri e propri atti di violenza e soprusi nella società e nei luoghi di lavoro, e anche pure troppe persone disabili restano vulnerabili e penalizzate in molti ambiti.

Il ddl in questione, inoltre, prevede anche peraltro misure innovative di sostegno come i centri di ascolto, case accoglienza, attività formative ed educative nelle scuole insieme ad un fondo per le politiche di parità. Se si desse retta alla propaganda la norma è inutile perché il nostro ordinamento punisce già le aggressioni omotransbifobiche, come di genere o verso le persone diversamente abili, sarebbe liberticida perché punisce la libertà di espressione attraverso una legge “bavaglio” e pure distrugge l’ordine naturale su cui si fonda la società perché va ad introdurre l’ideologia gender nelle scuole, volendo cancellare il genere “donna” perché dà priorità all’identità di genere, e introduce altresì le adozioni di bimbi da parte di persone omosessuali, sino ad arrivare alla pratica del cosiddetto “utero in affitto”. Queste però sono tutte questioni non contemplate nel ddl Zan, e sarebbe importante, essendo argomenti complessi, aprire una discussione più amplia, consapevole e pacata, e non adoperati strumentalmente per distorcere il reale dibattito.

La legge Zan intende tutelare le persone vittime di odio per il loro orientamento sessuale, la loro identità di genere o semplicemente o per il loro sesso o la loro disabilità. Il contenuto specifico di questo testo di legge è in realtà molto semplice, ma ho l’impressione che talvolta vengano prese posizioni fantasiose senza conoscere bene lo stesso contenuto: quindi vediamo in brevissimo per l’appunto cosa prevede in concreto e in sostanza questo disegno di legge così tanto dibattuto: Nei primi tre articoli di legge viene data una definizione di “sesso” , “genere”. “orientamento sessuale” e “identità di genere”, e vengono previste le pene in presenza di atti di discriminazione. Nei successivi Articoli si salvaguarda la libera espressione di chiunque, quindi esprimere semplici opinioni non sarà considerato reato perché non c’è nessuna compressione delle idee, ma la punibilità scatterà solo quando ci sarà “il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti”, oltre a definire una particolare vulnerabilità della persona offesa. Dall’articolo 7 in poi la legge Zan (che conta nel complesso dieci Articoli) punta sulla cultura, attraverso diverse azioni; la maniera indispensabile e più utile per arginare il fenomeno dell’omotransfobia.

Alla luce di tutto quanto illustrato, è ben chiaro come questo Disegno legislativo non contenga neanche una ragione per non essere approvato così come è scritto, perché la sua azione serve al Paese e riguarda tutti. L’Italia non può restare ancora senza questa Legge di tutela dei diritti e di contrasto contro certi atti violenti, approvare il ddl Zan subito sarebbe un gesto concreto verso i diritti, dicendo basta alle discriminazioni! L’efficacia della normativa potrà combattere odiosi fenomeni, e migliorare la condizione culturale in Italia. Per questi motivi (e non solo) la CGIL sostiene il provvedimento di legge proposto dall’On. Zan e da altri parlamentari della nostra Repubblica in quanto vogliamo sempre batterci per una Piacenza dove ci sia posto per tutte/i, ognuno per quello che è realmente.

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