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“Quel grazie che mi ha ridato la speranza durante i turni covid”

Storie di volontari del soccorso: oggi parla Martina, della P.A. ANPAS San Giorgio (Piacenza)

“Sono Martina, ho 22 anni e da esattamente 6 anni sono volontaria presso la Pubblica Assistenza San Giorgio. Sono entrata in associazione a 16 anni a seguito di una grossa curiosità che mi lasciò la dimostrazione dell’associazione stessa alle scuole medie. A seguito dei miei 16 anni quindi iniziai un periodo di formazione, per poi iniziare il mio ruolo da Centralinista. Fino ai 18 anni iniziai ad ambientarmi sempre di più, e ad incuriosirmi sempre di più, continuando a seguire corsi di formazione, fin quando non arrivò anche per me il momento di sperimentare le prime uscite in ambulanza. A distanza di 9 mesi iniziai il progetto Servizio Civile Nazionale, uno degli anni che porterò sempre nel mio cuore come miglior esperienza personale anche a livello sociale.

Man mano mi accorsi sempre di più, che quello che davvero mi piaceva fare, quello che mi rendeva le giornate più “sorridenti”, era il poterci essere per gli altri, ogni qualvolta ne avessero bisogno. Iniziai l’università e, purtroppo, causa lezioni-studio-tirocinio-lavoro iniziai a dover mettere il volontariato in un cassetto. Nel febbraio 2020, dopo il mio caso covid a Codogno, riuscii a permettere di nuovo a me stessa di tornare operativa. Ricordo che, a 21 anni appena compiuti, la paura era tanta, la paura nell’indossare le prime mascherine, i primi camici. Arrivò marzo, dove eseguii il mio primo (effettivo) turno Covid, sulla la PA 4 EXT, sigla del mezzo che mi segnò per circa tre mesi. Ricordo che il primo giorno, a fine giornata, ci fu assegnata un’emergenza nella provincia cremonese. a distanza di mesi trovai un commento sotto la pagina Facebook dell’associazione con scritto “Mi avete salvato grazie”: riconobbi la faccia e il nome. Inutile dire che dopo un mese e mezzo di tristezza, di stress, di mille paure. quella frase mi ha aiutato per provare ad aver speranza, mi ha aiutato a non piangermi addosso ogni volta che “andava male”.

Ogni volta che c’era da accendere la sirena volevo scappare da tutto quello che sarebbe successo. A 21 anni avrei sperato di poter ancora urlare contro tutto il mondo e mi sono sentita attaccata io da lui. Non avrei mai pensato di riuscir a superare il peso emotivo di una pandemia; a distanza di un anno rifarei tutto, perché nonostante lo stress e le paure, poter accarezzare una mano e/o poter aiutare anche con l’aiuto di qualche parola durante il trasporto in ambulanza, rimarrà la cosa più bella”.

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