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Terrepadane, Bressanutti (Coldiretti) “Cancellate 440 preferenze. I candidati valuteranno se fare ricorso”

“Cancellate più di 440 preferenze, non ammesse le procure di 340 soci. I candidati valuteranno se fare ricorso, una volta acquisita la documentazione delle elezioni”.

È il commento del direttore di Coldiretti Piacenza, Claudio Bressanutti, il giorno dopo l’elezione del nuovo Consiglio di Amministrazione di Terrepadane, che si è conclusa con la più che netta vittoria della lista del presidente uscente del Consorzio, Marco Crotti, mentre nessuno dei candidati della lista sostenuta dall’associazione ha ottenuto il numero di voti necessari per entrare a far parte del CdA. Un esito che affonda nelle perplessità che Coldiretti ha manifestato, nelle scorse settimane, rispetto al percorso di avvicinamento all’assemblea di Terrepadane, e alle sue modalità di svolgimento.

“Abbiamo notato delle esclusioni anomale di alcuni nostri soci, nonostante avessero le caratteristiche per rimanere, così come la scelta, motivata dal Covid ma secondo noi invece forzata, di accentrare le operazioni di voto solo a Piacenza – dice Bressanutti –, per una realtà come Terrepadane, che si sviluppa su due regioni e su quattro province, Piacenza, Pavia, Milano e Lodi. Fino a tre anni fa, il percorso di avvicinamento al rinnovo delle cariche sociali era accompagnato da 6/7 assemblee territoriali, proprio per poter coinvolgere il numero maggiore dei soci. Questa consuetudine è stata completamente stravolta, adducendo il Covid come motivazione, e facendo sì che il voto venisse concentrato a Piacenza. In più è stato abolito l’istituto della delega, previsto dallo Statuto del Consorzio e da altre realtà consortili”.

“In precedenza era possibile che un socio avesse fino a 5 deleghe, per far fronte all’impossibilità dei soci – perché malati o infortunati – a partecipare alle elezioni. Inoltre alcuni candidati della lista appoggiata da Coldiretti hanno chiesto di poter avere i propri rappresentanti all’interno dei seggi durante le votazioni, per poter assistere alle operazioni. Una richiesta che – dice il direttore di Coldiretti – è stata bocciata. Abbiamo quindi appreso che, rispetto alla partecipazione al voto di 800 persone, ne sono state ‘cancellate’ 340 perché avevano votato con una procura, rispetto alla quale, né i notai, né il collegio sindacale dell’ente, né i funzionari dei seggi, avevano mai manifestato contrarietà”.

“Ci suona spaventoso che un presidente, di punto in bianco, senza dare alcuna spiegazione, abbia eliminato i voti di 340 persone, corrispondenti all’atto pratico a più di 440 preferenze (proporzionali in base al numero di azioni possedute dal singolo socio, ndr). Facile poi dichiarare la netta vittoria della lista del presidente uscente del Consorzio. Questo è un atto molto grave, perché conteggiando i voti espressi per procura, questi sarebbero stati determinanti per ribaltare l’esito della votazione”. “Rispetto a quanto accaduto, aspettiamo che i candidati decidano di fare le loro valutazioni, una volta acquisita la documentazione, in merito alla possibilità di presentare ricorso”.

Rispetto poi al dibattito Cai sì, Cai no, il direttore Bressanutti fa presente come questo sia stato “falsato dalla preliminare assenza di confronto proprio su questo tema”. “All’ordine del giorno dell’assemblea questo argomento non c’era. Si doveva discutere del bilancio, dei ristorni, delle elezioni del Consiglio di Amministrazione. La nostra richiesta avanzata al Consiglio di Amministrazione uscente è stata quella di dare il via a un percorso di conoscenza e condivisione del progetto: abbiamo chiesto di iniziare un percorso di valutazione e condivisione del progetto che non è mai stato portato avanti dalla presidenza. Quando si parla di appoggio o contrasto al Cai si parla di un qualcosa che non c’è, perché nessuno, nel Consorzio, può dire quali siano le linee guida del progetto, dato che è mancata la condivisione con i soci. Per Coldiretti – afferma – si tratta di un progetto importante, che deve essere presentato ai soci per poi capire se ci sia la volontà di aderire a questo percorso o meno. Ma questo può avvenire solo attraverso un’assemblea. Quello che a noi non piace è una posizione strumentale del Consiglio di Amministrazione di Terrepadane, dove cinque o sei persone si arrogano il diritto di decidere per 1.300 soci”.

“Questo – sottolinea – è il tema fondamentale, tutto il resto è una cortina di fumo. Anche la difesa della piacentinità è, per così dire, un dato che, da un altro punto di vista del progetto, non esiste. Perché noi operiamo sul territorio, non in centro a Roma. Gli agricoltori sono a Piacenza, non possiamo pensare di andare a vendere i prodotti in un’altra regione. Qualunque progetto che abbia una valenza economica deve sviluppare la rete commerciale: la territorialità non viene meno ma viene rafforzata. È un percorso di consapevolezza, al quale si arriva dopo un’attività di informazione e condivisione, e una decisione assunta, alla fine, in assemblea”.

“Resta il rammarico – afferma Bressanutti – che tutti sanno come è finita realmente la votazione, con la vittoria dei nostri candidati; ma pare che della volontà di voto espressa dalla maggioranza dei soci, che sono i proprietari del Consorzio Agrario, non interessi a nessuno. Questa rimarrà una macchia indelebile nel tempo in carico a tutti quelli che nelle ultime ore, a vario titolo, si stanno adoperando per nascondere l’evidenza, ma il tempo è galantuomo”.

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