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Cava di Albarola, no della commissione Ambiente alla petizione popolare

In Regione Emilia Romagna parere contrario all’ammissione della petizione popolare relativa alle attività di estrazione nella miniera di Albarola e di Canova, in provincia di Piacenza, da parte della commissione Territorio, ambiente e mobilità, presieduta da Stefano Caliandro. La petizione presentata dai cittadini è stata discussa davanti all’assessora all’Ambiente, Irene Priolo. L’assessorato ha replicato ai diversi quesiti posti nella petizione.

La procedura di Via (Valutazione di impatto ambientale) indica che la concessionaria intende estrarre marna per 20 anni nel sito Albarola e in quello Canova; la concessione dura 30 anni a partire dal rinnovo (19 luglio 2020) e nel procedimento in corso dovrà essere chiarito, e integrato, “quale intenzione di sfruttamento della risorsa la ditta intende effettuare nei restanti 10 anni di concessione”. Sui controlli, l’assessora Priolo contesta la richiesta di verifiche più strette perché “è stato proprio per i controlli effettuati dopo l’attribuzione delle funzioni di Polizia mineraria alle Province (2001) e alla Regione (2016) che sono state eseguite le uniche azioni di recupero ambientale effettuate nell’area mineraria”. Sono stati, continua la titolare dell’Ambiente, proprio i controlli a permettere “di avviare azioni di ripristino ambientale, non previste nelle fasi intermedie”.

Sulla presentazione pubblica della Via, la Regione ricorda che “tutto il materiale è disponibile per consultazione, anche con la possibilità di scaricare la documentazione di interesse, sul portale Via/Vas regionale previsto per legge”. E riguardo al deposito di una fidejussione, la legge regionale 17 del 1991 prevede che l’operatore provveda “alla costituzione di congrue garanzie finanziarie”. Pronta la risposta anche al punto in cui si chiede un piano dettagliato: “Il piano di ripristino ambientale è dettagliato e suddiviso per stralci quinquennali”. La competenza sulla qualità dell’aria e i suoi controlli è di Arpae, mentre “il tema del traffico camionale sull’abitato di Ponte dell’Olio sarà certamente oggetto di prescrizione e monitoraggio”. Invece, per i controlli sulla portanza del ponte sul Nure di Ponte dell’Olio il responsabile è Anas. Infine, sulla richiesta di un monitoraggio serrato “relativamente alle procedure di Via/Paur che si concludano positivamente, le stesse prevedono una serie di prescrizioni/condizioni ambientali la cui verifica è demandata all’ente competente e quindi, in dipendenza del tipo di prescrizione, chi deve vigilare è a seconda dei casi Arpae, Comune, Ausl, Provincia, Soprintendenza, Vigili del fuoco, Agenzia di Protezione Civile”.

La consigliera piacentina Katia Tarasconi (Partito Democratico) ha detto che “è stato proprio il provvedimento della Polizia mineraria che ha salvato la punta del Bagnolo, che poteva essere abbattuta con la precedente concessione. Oggi c’è un approccio diverso e più attenzione all’ambiente e all’uso delle materie prime. Capisco la preoccupazione dei cittadini, ma la nuova procedura Via ci dà molte garanzie. A partire dal fatto che è previsto il ripristino ambientale, prima non contemplato. La miniera è nascosta, ma quando la si vede l’impatto è forte. Vanno salvati i vigneti, patrimonio dell’identità e della vallata. Infine, chiedo che nella conferenza dei servizi sia presente, come auditore, un rappresentante di minoranza dei Comuni”.

Secondo il capogruppo della Lega, il piacentino Matteo Rancan, “la vicenda è importante per la provincia di Piacenza e coinvolge i sindaci, anche di colore politico differente. I controlli di Arpae, così come l’accertamento del rispetto delle leggi, ci sono stati. Risulta, però, che alcuni esposti sono errati e impostati in modo ideologico. Certo l’ambiente è la sfida del futuro, ma anche l’impresa va tutelata. Il sito non impatta sulla visibilità immediata. La miniera non è particolarmente progredita, c’è stato un controllo che lo ha impedito”.

Infine, Priolo ha sottolineato come sia “evidente che, con il cambio normativa, la Regione ha poteri nuovi come quello di Polizia mineraria per esercitare un controllo. Questa miniera è una particolarità per le materie prime (in Emilia-Romagna ci sono solo due siti strategici). Serve equilibrio”. Per l’assessora, inoltre, “la quinta di visibilità sarà salvaguardata, così come i vigneti”. Poi, la titolare dell’Ambiente si è detta d’accordo con Rancan “perché la conferenza di servizi è tecnica e decide il sindaco chi va in conferenza. Il Comune può avviare un percorso di partecipazione pubblica con la Regione. Stiamo conducendo un’attenta valutazione per la Via. Rancan ha colto il senso della relazione dell’assessorato, perché ottemperiamo a ciò che la normativa prevede”.

Sulla questione è intervenuto anche Giancarlo Tagliaferri, consigliere regionale piacentino di Fratelli d’Italia. “Sulla miniera di Albarola, dobbiamo rifuggire il rischio di sterili populismi con petizioni di dubbia portata, ma dobbiamo concentrarci sull’iter autorizzativo attualmente in corso per capire quali ricadute questo impianto possano avere sul nostro territorio – il suo commento -. Detto che trovo la procedura della petizione sbagliata nella forma e nella sostanza, credo che la preoccupazione che la miniera di Albarola ha suscitato nella popolazione non possa essere in alcun modo sottovalutato e debba trovare adeguato spazio e pubblicità nell’iter autorizzativo attualmente in corso”. (nota stampa)

 

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