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“Di nuovo morti sul lavoro: è una vera emergenza sociale”

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Intervento di Bruno Carrà, Responsabile Ufficio Salute e Sicurezza della Camera del Lavoro di Piacenza

I 5 uomini, 3 italiani e due di nazionalità marocchina, tutti residenti tra la provincia di Brescia e di Bergamo, e dipendenti di due ditte edili della provincia di Brescia, morti il 3 giugno in autostrada nei pressi di Fiorenzuola, mentre tornavano a casa dopo una giornata di lavoro, con tutta probabilità svolgevano un lavoro dato in subappalto, quando soprattutto bisogna fare armature, tetti ed altre opere.

Ancora cinque vite spezzate, di nuovo 5 operai morti, questa volta causa un incidente stradale, un ennesimo infortunio sul lavoro, ma questo in itinere dopo una giornata lunga ed estenuante passata in un cantiere edile. Il furgone che trasportava i cinque operai morti sul colpo, i quali lasciano le loro famiglie, i loro ricordi ed un futuro irrimediabilmente interrotto in pochi istanti, si è schiantato contro un camion finendo sotto il rimorchio e riducendosi ad un ammasso di lamiere contorte. Ancora morti, quindi, in situazioni riconducibili al mondo del lavoro.

Ricordo che i lavoratori che afferiscono a questi tipi di particolari mansioni normalmente si alzano all’alba e non passano mai meno di 15 ore almeno prima che rientrino alle loro abitazioni. Ed in più il 4 giugno, solo il giorno dopo, ci sono stati altri 5 morti in diversi incidenti direttamente in diversi luoghi di lavoro sparsi in tutta la nostra penisola. Secondo i dati INAIL quest’anno al 30 aprile sono stati 48 i decessi in itinere, e sempre nello stesso periodo, cioè nel primo quadrimestre di quest’anno, i morti in occasione di lavoro sono stati 306, con un incremento del 9,3% rispetto al medesimo periodo del 2020, mentre sempre nel 2020 dodici furono i morti sul lavoro avvenuti solo nel piacentino.

L’infortunio in itinere, ricordo che è stabilito e definito in modo preciso dalla Legislazione vigente, ed è tutelato ed indennizzato nello stesso modo di un infortunio che occorre ad un lavoratore sul proprio posto di lavoro perché trattasi di una situazione equiparata ad ogni livello. L’Inail infatti è impegnata a tutelare anche i lavoratori che sono colpiti da infortuni avvenuti durante il normale tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il luogo di lavoro. E’ comunque evidente che si sta presentando un 2021 sempre più tragico, una vera emergenza sociale che richiede interventi mirati e tempestivi per cercare di fermare questa scia di sangue che sta caratterizzando una strage che sembra non avere fine, e dove continuiamo a contare i morti sul lavoro dentro un elenco di innumerevoli decessi.

Questi dati allarmanti arrivano proprio mentre i sindacati confederali sono impegnati in una mobilitazione contro gli infortuni dal titolo “Fermiamo la strage sul lavoro”. Quando capitano degli incidenti sul lavoro bisogna ribadire e precisare che non si tratta mai di fatalità, ma significa che qualcosa è andato storto, che ci sono responsabilità precise e che è venuto a mancare qualcosa, sino alla prontezza di riflessi causa troppa stanchezza, condizione anch’essa che non va mai sottovalutata. Serve volontà politica per garantire la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, quindi bisogna mettere gli investimenti adeguati al primo posto insieme a quelle azioni concrete che possano rafforzare il sistema dei controlli e l’attività ispettiva nei luoghi di lavoro.

Oltre a questo c’è il tema dell’organizzazione del lavoro all’interno dei processi produttivi che sta in capo all’impresa. I datori di lavoro devono garantire pertanto TUTTE le misure necessarie che salvaguardino l’incolumità di lavoratrici e lavoratori in ogni luogo dove viene prestata un’attività lavorativa. Le persone devono poter andare al lavoro sapendo che è tutto in ordine e che è stato organizzato al meglio ogni cosa per prevenire ogni tipo di infortunio o incidente, e qualsivoglia eventualità in questo campo. Le nostre rivendicazioni, che sono molteplici, in sostanza possono riassumersi nella richiesta che vengano attivate le iniziative necessarie da cui discendano azioni sicure sul lavoro affinché si affermi una cultura della sicurezza in tutte le realtà lavorative del nostro territorio come nel Paese intero, e non soltanto qua e là.

E perché si arrivi a questo in ogni luogo di lavoro che la CGIL di Piacenza continuerà la propria azione ed impegno per quello che riguarda la realtà del nostro territorio, perché dopo il dolore e lo sgomento bisogna proseguire a chiedere che la vita delle persone valga sempre più del profitto e che il lavoro ritrovi il significato di sostegno, di appoggio e non di pericolo e di morte.

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