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“Emilia ‘sala macchine’ del riformismo” Con Bersani inaugura la mostra sul Pci fotogallery

“Quando qualcuno ancora oggi mi dice ‘non sono mai stato comunista’, io rispondo ‘caro mio, non sai cosa ti sei perso!'”. Viene fin troppo facile prendere come spunto la battuta conclusiva del discorso di Pierluigi Bersani per raccontare la mostra allestita all’interno della Casa del Popolo di Rivergaro dedicata alla storia del PCI emiliano romagnolo. Pannelli con foto in bianco e nero, documenti filmati, una piccola biblioteca e sul palco anche la ricostruzione degli ambienti della vecchia sezione comunista, materiali e documenti che ripercorrono 100 anni di una storia peculiare che non può fondarsi tuttavia soltanto sulla nostalgia: “Da qui in Emilia Romagna sono passate tutte le riforme più importanti che hanno cambiato il paese, grazie al dialogo tra i comunisti e i cattolici dossettiani” – ha rimarcato Bersani.

Inaugurazione mostra Partito Comunista in Emilia Romagna

L’esposizione, inaugurata nella mattinata di domenica 6 giugno curata dagli Istituti storici emiliano-romagnoli e voluta dalle fondazioni democratiche della regione per celebrare i 100 anni dalla fondazione del PCI.

Al taglio del nastro presente l’on. Pierluigi Bersani, lo storico dell’Università di Bologna Carlo De Maria, curatore della mostra, e la direttrice dell’Istituto storico di Piacenza Carla Antonini. Il saluto iniziale è stato portato dal presidente della Fondazione Piacenza Futura Paolo Cammi.

“La mostra si colloca all’interno di un progetto pluriennale di raccolta di documenti storici e archivi sulla storia del PCI in Emilia Romagna – ha spiegato il curatore De Maria -. L’esposizione è divisa in due parti: le fasi storiche e i temi, per sottolineare alcune caratteristiche del comunismo emiliano, l’attivismo delle donne, il welfare, le feste, la cooperazione e l’approccio di fronte al consumismo e anche i percorsi critici, gli eretici e i dissidenti. La peculiarità del PCI emiliano romagnolo – ha specificato – inoltre é quella di un’attenzione spiccata per le autonomie e l’organizzazione del potere pubblico, dovuta alla lunga e consolidata esperienza al governo in questa regione. C’è una storia lunga della sinistra italiana che incrocia quella del PCI emiliano romagnolo, qui il partito fu capace di recuperare i valori della tradizione riformista, che hanno origine nell’800. Il lavoro, il welfare, le autonomie e la cultura sono i temi chiave dell’elaborazione politica del PCI emiliano romagnolo, per questo é utile ancora oggi conoscere ciò che si è pensato e si è fatto allora”.

Inaugurazione mostra Partito Comunista in Emilia Romagna

Ha preso quindi parola Pierluigi Bersani, il quale ha esordito ricordando come “Arturo Bocchini, capo della polizia durante il fascismo, nei suoi rapporti diceva che l’opposizione in Italia non esisteva più, salvo il PCI. Partiamo da qui – ha sottolineato Bersani – per ricordare i comunisti: ci viene rimproverata un’idea di superiorità morale che ci ha portato a fare errori, ma non dimentichiamo la storia. Il PCI era forte dopo la guerra nei luoghi dove c’era stata la resistenza, poi diventò un partito nazionale attraverso la politica cercando di coniugare la democrazia con l’emancipazione”.

“Una vocazione – ha proseguito Bersani nella sua ricostruzione storica – che a poco a poco costruisce la via italiana al socialismo, rivolgendosi anche a ceti più ampi del proletariato, in primo luogo ai contadini e agli intellettuali: una fase che porta nel corpo vivo della nazione l’insegnamento di Gramsci, mediato dalla capacità politica di Togliatti. Il miracolo è che qui in Emilia Romagna, nel posto più violentemente aggredito dal fascismo, il PCI non si radicalizzi ma compia invece due grandi operazioni: da un lato il recupero della tradizione di auto organizzazione sociale e socialismo municipale, propria del primo ‘900, attraverso un partito di stampo leninista con una guida vera; dall’altro l’accompagnamento nel passaggio dall’agricoltura all’industria nella società emiliano romagnola. Qui – ha affermato – si sono inventate le politiche di welfare, poi è arrivato il boom economico negli anni ’60 e con la morte di Aldo Moro si è chiusa la porta del cambiamento, tornando nella palude”.

“Quando è arrivata tangentopoli – il commento di Bersani – il PCI ha salvato l’onore, basti guardare a una persona come Renzo Imbeni. É vero che dall’Emilia Romagna non sono mai assurti dirigenti politici di peso ai vertici nazionali del partito, proprio per evitare che ci fosse uno sbilanciamento con la dimensione nazionale del PCI, ma nei programmi non si faceva nessuna proposta senza passare di qui, nella sala macchine del riformismo: dalla sanità alle liberalizzazioni, fino agli enti locali. Tutte le riforme nascono da qui e dal dialogo coi cattolici dossettiani presenti in Emilia, Veneto e Toscana. Forse proprio il merito del PCI é stato mettere in valore antichissime tradizioni e eredità civili radicate in questa terra – la riflessione di Bersani -, come l’istinto a lavorare insieme. E questo spiega anche la lateralità di Piacenza e Parma rispetto a tutta la vicenda storica emiliano romagnola, dato che da noi c’è una tradizione più legata all’individualismo e alla piccola proprietà. Anche la storia del PCI di Piacenza é una storia più laterale, ma pur nella diversità qui il partito è stato più vicino alla media nazionale. Non bisogna chiudersi nemmeno nei modelli, perchè non solo di vetrina si deve parlare, ma di sala macchine del riformismo con la testa sempre aperta alle novità. Siamo qui infine anche per questioni personali – ha concluso -, perché la storia del partito e della militanza ha aiutato nella maturazione tante persone: quando qualcuno ancora oggi mi dice “non sono mai stato comunista”, io rispondo “caro mio, non sai cosa ti sei perso!”.

Inaugurazione mostra Partito Comunista in Emilia Romagna

LA MOSTRA – L’esposizione, che si potrà visitare fino 13 giugno prossimo, ricostruisce 70 anni di storia del Partito comunista emiliano-romagnolo attraverso videointerviste, fotografie e documenti. Il materiale è organizzato in due percorsi: uno cronologico, che ripercorre le diverse fasi storiche del partito, e uno tematico, che tratta numerosi aspetti della storia sociale, culturale e politica del PCI in Emilia-Romagna. In mostra è presente anche la ricostruzione ambientale di una sezione di partito, con manifesti, libri, ritratti e altri cimeli della storia del PCI, e una sezione audiovisiva che propone brani del film documentario “Paura non abbiamo”, che racconta delle migliaia di persone che negli anni Cinquanta vennero ingiustamente licenziate da fabbriche e luoghi di lavoro a causa della militanza nel PCI o in altre organizzazioni politiche e sindacali della sinistra. È infine presente una parte dedicata a Piacenza, con una video raccolta di fotografie legate alla storia del PCI locale dagli anni 40 fino all’inizio degli anni 90, quando si tenne il congresso che decretò lo scioglimento del partito.

La mostra resterà aperta fino a domenica 13 e si potrà visitare gratuitamente. Per rispettare le norme Covid è necessario prenotare la propria visita telefonando al 392 6473612 o inviando una e-mail a fondazione@piacenzafutura.it. Orari di apertura: sabato e domenica 10.30-13.00 /16.00-18.30; gli altri giorni 18.30-21.30.

Inaugurazione mostra Partito Comunista in Emilia Romagna

VIDEO – INAUGURAZIONE DELLA MOSTRA SUL PCI IN EMILIA ROMAGNA

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