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Mura e fornace romane in un condominio: si svela ai piacentini l’area archeologica di via Trebbiola fotogallery video

Un altro tassello del “mosaico” romano della città si svela ai piacentini: nell’ambito del Festival Piacenza Romana, infatti, nel weekend sarà visitabile l’area archeologica di via Trebbiola, inserita all’interno della residenza San Lorenzo, al civico 44.

Un’anteprima del percorso di visita, alla scoperta dei reperti venuti alla luce tra l’estate e l’autunno del 1990 in occasione degli scavi per la realizzazione del condominio, è stata organizzata nella mattinata del 18 giugno. Fiore all’occhiello, indubbiamente, l’antica fornace in muratura di epoca romano-repubblicana: si tratta di un esemplare analogo a quello rinvenuto a Palazzo Farnese e probabilmente destinato alla cottura di vasellame. Testimonianza della presenza di un’area produttiva, insieme ad alcune fosse per il prelievo dell’argilla, poco distante dalla fornace è possibile ammirare inoltre due tratti di mura paralleli fra loro: uno più antico, posto a ovest e databile al III secolo d.C, l’altro più recente e riferibile alla fine del V-inizi del VI secolo d-C. Conclude il complesso archeologico un brano della città tardo-rinascimentale: un ampio cortile pavimentato in cotto, resecato dalle scuderie di Palazzo Madama.

Area archeologica via Trebbiola

“Le indagini effettuate – ha spiegato Marco Podini della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Parma e Piacenza – restituiscono il quadro di una città in trasformazione che, mutando e rinnovandosi nel tempo, attraversa diverse fasi di vita, che vanno dal II secolo a.C all’età moderna. Essere qui oggi – ha aggiunto –  è un segnale importante: i lavori realizzati in questo luogo si inseriscono in un più ampio piano attivato in sinergia con il Comune di Piacenza. L’obiettivo è quello di aprire alla città tutte le aree archeologiche, facendole vivere in osmosi con la nuova Sezione Romana di Palazzo Farnese, che farà da fulcro”. “Per i lavori – ha spiegato ancora Podini – abbiamo ricevuto un finanziamento ministeriale di poco meno di 50mila euro, con cui sono stati realizzati tre interventi: è stata rifatta l’illuminazione, per rendere visibile in modo più scenografico la fornace e le mura; quindi è stato compiuto un restauro della fornace stessa e sono stati portati a termine alcuni scavi archeologici”.

L’azienda esecutrice dei lavori in via Trebbiola è la Ditta Augusto Bisotti: hanno partecipato agli interventi anche l’architetto progettista Adnan Hijazin dello Studio HB, la restauratrice Arianna Rastelli della ditta RF e l’archeologa Giovanna Cremona.

Area archeologica via Trebbiola

Presenti alla visita guidata anche Antonella Gigli, direttrice dei Musei Civici di Palazzo Farnese, e l’assessore alla Cultura Jonathan Papamarenghi. “Partirà da questo luogo il Piacenza Romana Festival – ha affermato Papamarenghi -: un festival che ha lo scopo di puntare i riflettori sulla città romana, oggi poco visibile ma ancora molto presente. L’area di via Trebbiola rappresenta uno degli esempi virtuosi di sinergia e completamento di un percorso. Tante volte un cantiere parte, ma poi capita di fermarsi un po’ prima: si preserva l’area, ma non si arriva, come invece fatto in questa occasione, ad una vera valorizzazione. Verrà siglato a breve un protocollo tra Soprintendenza, Comune e condominio per permettere una serie di visite di questo importante spazio”.

LE VISITE DEL WEEKEND – Nei prossimi giorni sarà possibile scoprire l’Area Archeologica di Via Trebbiola. Le visite guidate (max 15 persone) a cura della Soprintendenza sono in programma il 19 e il 20 giugno alle 11.  Nell’ambito del Piacenza Romana Tour sarà possibile visitare l’area archeologica anche oggi, venerdì 18 giugno alle ore 16.30 e sabato 19 e domenica 20 giugno, alle 11 e alle 16.30. Tutti gli eventi del Piacenza Romana Festival sono a ingresso gratuito ma la prenotazione è obbligatoria.

Eventi diurni: prenotazioni presso lo IAT, piazza Cavalli 10 angolo via Calzolai (tel. 0523-492001) entro un’ora dall’inizio dell’evento

Eventi serali: prenotazioni presso la biglietteria del Teatro Gioco Vita, via San Siro 9 (tel. 0523-315578) dalle 10 alle 13, oppure online sul sito www.vivaticket.com, o il alternativa presso la biglietteria serale di Palazzo Farnese, da tre ore prima dello spettacolo fino a un’ora prima dell’inizio. (massimo 15 persone)

L’AREA ARCHEOLOGICA DI VIA TREBBIOLA

GLI SCAVI DI VIA TREBBIOLA

La scoperta e gli scavi Fra l’estate e l’autunno del 1990, sono iniziati i lavori di costruzione di questo condominio, in una zona precedentemente occupata da capannoni industriali abbandonati e fiancheggiata dalla chiesa di San Lorenzo. Durante gli scavi condotti per la realizzazione dell’autorimessa sono state effettuate importanti scoperte archeologiche.

Il contesto archeologico – Fra le evidenze più significative, si segnala un’area produttiva testimoniata dalla presenza di fosse per il prelievo dell’argilla e di una fornace di epoca romano-repubblicana. Più a sud-est, sono emersi due tratti di mura paralleli fra loro, uno più antico, posto a ovest e databile al III sec. d.C., l’altro più recente e riferibile alla fine del V-inizi del VI sec. d.C. Conclude il complesso archeologico un brano della città tardo-rinascimentale: un ampio cortile pavimentato in cotto, resecato dalle scuderie di Palazzo Madama. Le indagini effettuate restituiscono il quadro di una città in trasformazione che, mutando e rinnovandosi nel tempo, attraversa diverse fasi di vita, che vanno dal II sec. a.C. all’età moderna.

LE FORNACI ROMANE DI PIACENZA

Piacenza, città a vocazione produttiva Piacenza, città di fondazione romana, sorse come avamposto militare a presidio di un passaggio obbligato sul guado del Po. Grazie a questa posizione geografica, la città divenne uno snodo fondamentale nelle rotte commerciali del sistema viario dell’Italia settentrionale, all’incrocio tra le vie Aemilia e Postumia. La presenza del Po e certamente anche di un porto fluviale, oltre che per i commerci, fu utile per lo sviluppo delle produzioni di manufatti a base di argilla, che potevano avvalersi di ingenti depositi alluvionali. Con lo sviluppo dell’economia e l’espansione urbana, aumentò la richiesta di manufatti ceramici e di laterizi per l’edilizia. Nel corso dell’età repubblicana, si moltiplicarono quindi le fornaci per la creazione di questi prodotti, contribuendo alla nascita di veri e propri quartieri a carattere “industriale”. La realizzazione delle mura in mattoni, in occasione della seconda fondazione della città nel 190 a.C., documenta l’antichità delle produzioni in terracotta.

Le fornaci a Piacenza  A questo ambito produttivo si possono ricondurre la fornace di via Trebbiola e quella rinvenuta presso Palazzo Farnese, anche questa conservata e visibile in situ all’interno dei Musei Civici. Entrambe, insieme a quelle solo indiziate di Piazza Sant’Antonino e Scuola Mazzini, erano ubicate ai margini dell’impianto urbano. In area periurbana si svilupparono le officine di via Giordani, Via Giuseppe Verdi e Via La Primogenita; più all’esterno, in area Le Mose, sorsero le fornaci di Viale dell’Artigianato e di Via Coppalati. Questi impianti rispondevano all’esigenza di una produzione intensiva, rivolta alla realizzazione di ceramica comune, lucerne, laterizi ed embrici, ma anche tutte le forme utilizzabili in edilizia, rispondendo probabilmente tanto al fabbisogno cittadino quanto alla domanda esterna.

Le fornaci del territorio piacentino e veleiate Anche nelle campagne e nella zona pedemontana nascono impianti annessi a ville e a edifici rustici, come dimostrano i rinvenimenti a Rottofreno, Pianello e Gazzola. Diverse fornaci e officine d’altura sono state scoperte anche in Val Nure, nel territorio pertinente a Veleia, come quella a pianta quadrangolare rinvenuta presso Bettola.

LE MURA ANTICHE DELLA CITTA’

La prima cinta – Piacenza necessitò di strutture difensive sin dalla sua fondazione nel 218 a.C. come presidio militare. Poco note sono le opere di difesa del III secolo a.C.: si ipotizza, sulla base dei canali cittadini, che fossero composte dalla sequenza “fossato-terrapieno-palizzata” e proteggessero originariamente un quadrato di 6×6 isolati urbani compreso tra le attuali via Giordano Bruno a est e via Mandelli a ovest.

Età repubblicana – Dati più certi sono quelli riferibili alla fase di II secolo a.C., forse riferibili alla seconda fondazione della città nel 190 a.C.: un tratto delle poderose mura di epoca repubblicana parallelo a via Campo della Fiera, costituito da filari regolari di mattoni posati a secco, è emerso durante gli scavi a est di Viale Risorgimento.

Età imperiale – Un testo epigrafico del I-II sec. d. C. riporta che il duovir (iure dicundo) Lucius Iulius [Pro]culus aveva fatto costruire un vallo, una torre e ristrutturare una porta cittadina, dati purtroppo non verificabili alla luce delle evidenze archeologiche.

Età tardoromana – L’età tardoromana fornisce maggiori dati sulle cinte murarie della città. Durante il III secolo d.C., a causa dell’instabilità politica che affliggeva l’Impero e delle incursioni delle popolazioni germaniche, molte città della penisola dovettero dotarsi di nuove strutture di difesa. Non è da escludere che proprio la sconfitta subita dall’imperatore Aureliano nel 271 d.C. ad opera di Alamanni e Iutungi nei pressi di Piacenza abbia spinto alla riedificazione delle mura cittadine. I tratti di questa cinta rinvenuti in via Trebbiola (struttura ovest) e via Cantone del Monte mostrano una struttura dello spessore di oltre 2 m, costituita da materiale di spoglio di epoca precedente.

Età altomedievale – Sempre in via Trebbiola (e forse anche in altre zone della città, lungo via Sopramuro, piazzetta delle Grida e via Gazzola) è stato trovato un secondo tratto di mura, più recente, parallelo e posto circa 6 metri a est rispetto al primo. La sua datazione al V-VI secolo d.C. si basa su dati archeologici e stratigrafici. Le fonti medievali sembrano suggerire una lunga vita di questa cortina muraria, che con progressivi aggiustamenti, ampliamenti e rifacimenti rimase in uso fino a oltre l’anno Mille.

Le porte della città – La posizione delle porte d’ingresso e di uscita dal centro urbano è ipotizzabile in base alla sopravvivenza di alcuni importanti nodi viari. Una doveva trovarsi sul lato orientale, all’imbocco della via Emilia, in posizione mediana e in corrispondenza del decumano massimo. Un altro accesso era sul lato meridionale del circuito difensivo all’imboccatura del cardine massimo, verso la val Trebbia. La terza porta si trovava presso l’angolo occidentale delle mura, in corrispondenza dell’attuale piazza Borgo: da essa si dipartivano le strade per la Val Tidone, i territori ticinese e laudense e la Postumia verso Stradella. Altre due porte dovevano trovarsi a ovest e a nord, a prosecuzione rispettivamente del decumano e del cardine massimi, connettendo la città col suo porto sul fiume. Fonti altomedievali attestano l’esistenza di un’altra porta lungo il lato meridionale del circuito, nota con il nome di “Porta di Sant’Antonino”.

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