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Prima visita del vescovo Cevolotto alla Pellegrina. “Fonte inesauribile di speranza e carità”

Ha parlato di incontro come momento fondamentale per la crescita spirituale di ogni essere umano, “perché è nella relazione che emerge con più chiarezza quel che abbiamo dentro di noi, la promessa di vita che è in ciascuno di noi qualunque sia la nostra condizione”.

Così il vescovo di Piacenza-Bobbio, monsignor Adriano Cevolotto celebrante della funzione religiosa che ha presieduto in occasione del ventottesimo anniversario di fondazione della casa accoglienza per persone malate di aids “Don Venturini”. Una cerimonia intima, con insolito numero ristretto di partecipanti per le misure di sicurezza dettate dall’emergenza sanitaria. Al suo fianco con don Franco Capelli, il direttore della Caritas diocesana Mario Idda che ha parlato della “famiglia della Pellegrina” come “fonte inesauribile di speranza e carità, quindi opportunità per rinvigorire le attività pastorali”. Dal presule l’incitamento a operare nella condivisione, nel donarsi reciprocamente, “per scoprire ognuno il valore della propria persona”. Il riferimento evangelico nell’omelia è stata la Visitazione di Maria alla cugina Elisabetta (‘Incontro fra due donne e fra due generazioni’).

E, guardando al contesto della Pellegrina, alle ‘buone relazioni’ che caratterizzano storia e presente della casa accoglienza, come ha sottolineato Gianluigi Rubini, presidente dell’associazione “La Ricerca” a cui la Diocesi ha affidato la gestione della struttura fin dal 1993: “Questa che è più di una casa, è un progetto in divenire, una famiglia speciale che nel tempo ha dimostrato anche una forte valenza formativa sul piano dell’arricchimento umano e spirituale non solo di chi ci vive, ma anche di chi la frequenta perché qui si può ritrovare il senso della vita, sperimentando l’esperienza delle buone relazioni, vissuti di reciprocità, condivisione, riscoperta di valori, fiducia”.

Si realizza così il sogno del principale fautore della Pellegrina, don Giuseppe Venturini, a cui la casa è intitolata: “Dovrà sorgere un luogo dove l’amore di Dio per gli uomini si possa sperimentare e toccare con mano”. Lo ha ricordato la responsabile della struttura, Francesca Sali, offrendo a monsignor Cevolotto, alcuni doni di benvenuto per quella che è stata la sua prima visita: un nastro rosso simbolo della lotta all’aids, una foto, una maglietta e due libri che raccontano casa ‘Don Venturini’: “Le regaliamo un pezzo della nostra storia con la speranza che lei possa entrare a farne parte”. Invito che il presule ha raccolto con gratitudine in questo suo percorso di incontri che si sta rivelando – ha sottolineato – una continua scoperta di testimonianze belle della Diocesi di Piacenza e Bobbio. “Raccolgo l’eredità di chi mi ha preceduto. Essere sempre attento alle nuove forme di povertà per poter dare risposte è l’impegno che mi sento di assumere e maturare come vescovo”.

I due libri donati – ‘Il viaggio di suor Paolina’ a cura di Tiziana Pisati e ‘La Pellegrina. Storie dalla casa accoglienza Don Venturini’ di Thomas Trenchi – così come la maglietta raffigurante la struttura hanno accompagnato un intento dichiarato con passione: “Vogliamo ricominciare a parlare di noi dopo un anno in cui il Covid ci ha fatto vivere nella paura e chiesto il silenzio”.

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