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Quando Facebook e Messenger non c’erano: le cartoline a colori degli “amici di penna”

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IL RACCONTO di Loredana Mosti – Amici di penna.

Una delle inutili, o quantomeno accessorie, occupazioni con cui ho cercato di impegnare il tempo dilatato di questi mesi semiclaustrali riguarda l’”archeologia domestica”. Non parlo di quella relativa a cantina o solaio, in cui si nascondono letteralmente pagine di storia; mi sono bastate le stanze di uso quotidiano come cucina, camera da letto o studio, per recuperare da scatole, cassetti o armadi reperti sufficienti a ricostruire lunghi tratti di vita familiare. Nella parte più bassa della credenza in sala ho riesumato ad esempio la grande scatola con coperchio vellutato contenente il servizio di posate d’argento ereditato da mia suocera, mai usato (e che non useremo mai), che mi sono ben guardata dall’aprire, per non doverlo lucidare.

In cucina è tornato alla luce un intero set di asciughini a righe e pugnette da forno del corredo di mia zia Gemma, passati a noi nell’ultimo trasloco, più alcune formine per fare gli anolini e una pesantissima mezzaluna, sempre di mia zia, che amava cucinare. In camera da letto, me ne ricordavo, sono custodite, oltre foto veramente storiche dei nostri vari parenti in tempo di guerra, anche quelle del nostro matrimonio e dei figli piccoli, ma quelle non le considero “archeologia domestica” perchè ogni tanto, anche in periodi normali, mi piace riguardarle, concedendo loro, quindi, di mantenere, se non cronologicamente, almeno concettualmente, un posto nell’attualità. La parte più sorprendente e direi piacevole l’ha riservata lo studio, con i suoi tanti scaffali e cassetti non sempre …tenuti in ordine, nel tempo (spesso anzi ricettacolo di cose messe lì, perché …”tanto le guardo dopo!!!”). Accanto alle pagelle delle elementari di mio marito, che sono state un divertente revival, è riaffiorato un erbario fatto alle elementari da mio fratello, (ormai medico in pensione, chissà se se ne ricorda?), erbario giustamente privo dell’elemento naturalistico e ovviamente ridotto in briciole tra le pagine, ma tutto preciso nella catalogazione, già rivelatore degli interessi scientifici del compilatore e del suo (posso dirlo?) occhio clinico!!!

Da uno dei cassetti più dimenticati è emersa una serie di occhiali dalle cui montature è stato possibile ripercorrere più o meno l’evoluzione della moda del ‘900; ma la sorpresa più emozionante l’ho avuta ritrovando sulla parte alta della libreria (sapevo di aver conservato tutto) la grossa scatola contenente la mia raccolta di cartoline. Roba da archivio storico: alcune in bianco e nero degli anni ’50, scritte con la mia grafia da bambina, provenienti per lo più da Marina di Pisa, dove trascorrevo quasi tutta l’estate a casa di mia nonna. Allora facevo le elementari e nessuno di noi aveva il telefono. Le cartoline che mandavo ai miei erano l’unico modo per lenire la nostalgia in quei lunghi mesi di lontananza, per quanto mitigata dalla chiassosa presenza dei miei coetanei cugini. C’erano poi le cartoline…pubblicitarie di una Sardegna primitiva (sempre anni ’50), con le donne nei loro begli abiti tradizionali, tutte rigorosamente velate di nero. Ce le spedì mio padre, in quell’unico mese di trasferta a Nuoro, dove era stato mandato ad aprire il primo ufficio postale della Barbagia. Un mese resistette, poi chiese di abbandonare l’incarico e tornare a casa (a curarsi l’incipiente esaurimento nervoso!), rinunciando a un notevole compenso per la trasferta e a un avanzamento di carriera. Chissà se con le sue cartoline aveva dato il via all’attività di quell’ufficio! Molto probabilmente le ultime ci arrivarono quando lui era già a casa.

amici di penna

Dal fondo della scatola ecco emergere, in formato diverso dalle altre, una serie di cartoline a colori, con profilature tondeggianti, rappresentanti angoli della città di Mazatlan, una spiaggia di Acapulco, alcune inquadrature di feste popolari con personaggi folkloristici in abiti coloratissimi. Sul retro francobolli messicani, firmate Margarita Alonso Felix. E poi un grosso biglietto d’auguri, abbellito da rose disegnate e incollate in rilievo. Questa volta il francobollo è siriano e la firma Ziad Kahal.

I miei “amici di penna”!!! (segue nella pagina 2)

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