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Quando Facebook e Messenger non c’erano: le cartoline a colori degli “amici di penna”

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(segue) Tra le rare aperture al mondo esterno che ho concesso alla mia umbratile e complicata adolescenza ricordo con piacere quella legata agli “amici di penna”. Potrei paragonare l’amico di penna all’odierno “amico di chat”, con il distinguo, però, a mio parere determinante, dato dal mezzo di comunicazione. In entrambi i casi si tratta di una persona con cui, almeno all’inizio, si può anche non aver avuto un incontro dal vivo, ma con cui si intrattiene una corrispondenza regolare.

La differenza, come dicevo, è determinata dal mezzo: in chat lo scambio epistolare, oltre ad essere per lo più sintetico (ma questo è frutto del variare dei tempi, delle sensibilità e della stessa lingua), è anche immediato: botta e risposta. Ti scrivo e tu mi rispondi a ruota, magari corroborando i tuoi sentimenti con l’opportuno emoticon. Gli amici di penna invece dispongono di uno o più fogli, a cui affidare le proprie opinioni, i propri sentimenti, le proprie meditazioni, e soprattutto del tempo per rileggere, correggere, arricchire ecc. Come nella chat puoi nascondere la tua vera identità, in più lo spazio del foglio da riempire ti permette anche uno sfoggio narcisistico delle tue abilità oratorie, qualora tu le abbia (ai miei tempi costituiva un elemento di apprezzamento!) e il lasso di tempo tra l’andata e il ritorno dei messaggi può essere occasione di un ‘elegante forma di corteggiamento, ma anche (succede, data l’assenza di emoticon!), di fraintendimento.

amici di penna

Del resto la letteratura è ricca di esempi; non parlo degli epistolari fittizi, come le Epistole a Lucilio di Seneca o Le ultime lettere di Jacopo Ortis di Foscolo, che appartengono al genere letterario. Ho in mente, per dire, la corrispondenza tra Leopardi e Giordani, veri amici di penna, considerato quanto la loro affinità spirituale travalicasse la loro differenza d’età. Se poi si riesce a combinare anche un incontro di persona, come avvenne tra i due, l’empatia può essere totale. In realtà la parte più emozionante dell’avere un amico di penna sono i tempi, l’attesa della risposta, a volte una lunga attesa come, quando nel mio caso, la corrispondenza arrivava da lontano, “par avion”. Già, perché allora per lo più la lingua straniera studiata a scuola, e forse la più internazionalmente usata, era il francese e i miei “amici di penna” li avevo conosciuti proprio grazie ad un progetto promosso dai Padri Saveriani della mia Parrocchia, volto agli scambi interculturali tra adolescenti. Per me dunque la motivazione a scrivere non fu narcisismo, ma esercizio di lingua straniera, il francese appunto. Ci siamo scritti per diversi anni con Margarita e Ziad, credo per tutto il tempo del liceo, scambiandoci cartoline dei nostri reciproci paesi, mai foto personali. Delle nostre vite solo note di costume, legate alle nostre tradizioni, qualche riferimento al nostro rendimento scolastico o ai nostri hobbies. Niente altro. Poi la vita, forse anche la fatica di dover scrivere in una lingua straniera, e ci siamo persi.

Ho provato, a dire il vero, in questi lunghi anni a immaginarli, a ipotizzare le loro vite in paesi molto più complicati del mio. Non tanto Margarita che, essendo di estrazione sociale medio-borghese, voglio credere abbia avuto, nonostante tutto, una vita abbastanza simile alla mia, quanto Ziad, nella sua martoriata Siria…A più di cinquant’anni di distanza mi sono chiesta se, dove e chi saranno. Ho provato anche a cercare inutilmente i loro profili su Facebook. Del resto saranno come me due vecchietti, ormai. Quindi è molto probabile che non usino i social. Sarebbe stato bello con Messenger scrivere:” Bonjour, vous souvenez-vous de moi? Je suis Loredana de Plaisance, Italie” e poi, un bel selfie. Tra gli “amici di penna” Leopardi-Giordani e noi rimarrebbe comunque sempre una differenza insanabile. Loro una volta sono riusciti a incontrarsi vis a vis, noi mai.

Loredana Mosti

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