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“Recovery plan, necessario un tavolo di monitoraggio con tutte le parti sociali”

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Il via libera da Bruxelles al piano Recovery fund dell’Italia è arrivato da pochissimi giorni.

Decisione attesa, ma quello che è emerso sono i voti alti della Commissione europea sul piano di rilancio nazionale che assicurano all’Italia 25 miliardi di euro entro luglio. Ed è solo un anticipo di quei 191,5 miliardi che affluiranno gradualmente nel Paese fino al 2026. Per la Commissione il Pnrr italiano rappresenta una risposta bilanciata e completa alla situazione economica e sociale, e “contribuisce in maniera efficace ad affrontare le sfide identificate dalle raccomandazioni” specifiche della Ue. Inoltre rafforza il potenziale di crescita, la creazione di posti di lavoro, e la resilienza economica, sociale ed istituzionale. Le misure poi “non arrecano danni” agli obiettivi ambientali della Ue, cioè non si contraddicono, e contribuiscono in modo efficace sia alla transizione energetica che a quella digitale. Anche il meccanismo di controllo anti-frodi è giudicato efficace. Infine, tutte le misure del Pnrr sono “coerenti”.

Bruxelles rileva poi che il piano “è ben allineato” al Green Deal, con il 37% di misure indirizzate alla transizione climatica, tra cui progetti di efficientamento energetico degli edifici (Superbonus) e per favorire la concorrenza nel mercato del gas e dell’elettricità. Al digitale è dedicato invece il 25% del piano, con misure per la digitalizzazione delle imprese, incentivi fiscali per la transizione 4.0, la banda larga e il sostegno a ricerca e innovazione. Con l’ok della Commissione parte ora la sfida dell’attuazione.

Degli effetti che il Recovery fund avrà sul mondo del lavoro si è discusso durante l’ultimo Consiglio Generale della Cisl che ha ospitato un webinar dedicato al tema. Ne ha coordinato lo svolgimento Claudio Arlati, Responsabile Formazione Cisl Emilia Romagna, che ha sottolineato il nuovo corso dell’Unione Europea che sta finalmente impegnandosi nel sostenere lo sviluppo del modello sociale europeo. Nella sua introduzione, Michele Vaghini, Segretario Generale Cisl Parma Piacenza ha sottolineato la necessità di “un tavolo di monitoraggio con la partecipazione di tutte le parti sociali per verificare la corretta applicazione del piano, a fronte di milioni di famiglie che vivono in condizioni di povertà o di arretramento delle loro condizioni socio economiche”. Fondamentale, cioè, che l’inclusione sia effettiva: “A partire dai giovani e dalle donne, le categorie che più hanno sofferto la crisi della pandemia. Assai temibile la fine del blocco dei licenziamenti e anche la riforma fiscale e quella delle pensioni sono urgenti”.

E’ seguita una analisi del Pnrr, sviluppata da Franco Mosconi, Professore associato Economia Industriale Università di Parma. A suo avviso “equità ed efficienza saranno il vero banco di prova del Pnrr, dato che l’Italia è un paese che non cresce mentre, in esso, crescono invece forti divari”. Filippo Pieri, Segretario Generale Cisl Emilia Romagna, ha fatto notare che regioni e territori possono sicuramente avere un ruolo utile nella governance del Pnrr: “Il patto per il lavoro, sottoscritto in Emilia Romagna, ha insegnato un metodo lungimirante, che può essere di esempio”.

La seconda parte dell’incontro on line ha preso in considerazione alcune domande: cosa succederà nelle scuole, in particolare nelle piccole scuole di provincia? Quale effetto avranno le condizioni di contesto, politico istituzionali od economiche globali? Si capirà che i problemi del paese sono strutturali e richiedono quindi risposte strutturali? C’è qualcosa per i pensionati? Si potrà rendere migliore, più sostenibile, il nostro modello di sviluppo? Al termine dei lavori, Ignazio Ganga, in qualità di Segretario Nazionale Cisl, ha puntualizzato che il Pnrr farà da spartiacque. Alla Cisl sembra un documento “di alta visione strategica perché investe notevolmente sulle infrastrutture sociali: per esempio ci sarà la possibilità di conquistare finalmente il finanziamento per la legge per la non autosufficienza. Saranno quindi cinque anni importanti, per cui sarà fondamentale la pianificazione regionale e locale. Il successo di un piano così complesso non può considerarsi scontato. La vera sfida sarà fare squadra: occorre un patto sociale, per accompagnare in modo partecipato questo piano complesso che cade a cavallo di due legislature”.

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