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Appalto verde pubblico, Colla e Bariola “Perchè l’eliminazione della clausola lavoratori svantaggiati?”

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Welfare e gestione del verde pubblico: il consigliere comunale Roberto Colla (Piacenza Oltre) e l’ex consigliere Gianluca Bariola scrivono al sindaco Patrizia Barbieri. Di seguito il testo completo della lettera

“Gentile Patrizia Barbieri, come è possibile conciliare l’affermazione che individua nel welfare e nell’attenzione alle fasce più deboli l’azione prioritaria dell’amministrazione Comunale di Piacenza e la notizia della decisione, tutta Politica, di escludere, per il futuro soggetto gestore dell’appalto relativo alla manutenzione del verde, l’attenta clausola fraterna, inclusiva e comunitaria che obbliga l’inserimento del 30% di lavoratori delle fasce deboli?

E’ nota a tutti la gestione gravemente insufficiente del verde a Piacenza. Nell’appalto attualmente in vigore, il Tar di Parma ha evidenziato l’inadempienza della clausola fraterna, inclusiva e comunitaria (inserimento del 30% di lavoratori svantaggiati) dell’attuale soggetto gestore; il mancato rispetto dell’obbligo di inserimento lavorativo di persone svantaggiate ha causato problematiche dirette ai lavoratori delle fasce più deboli e conseguentemente alle loro famiglie. Possiamo solo immaginare che dolorose ripercussioni possa aver generato quanto accaduto. Preso atto di ciò, contrariamente all’azione più autenticamente solidale: porre rimedio alla situazione verificatasi, è stato risolto il problema eliminando dal bando la clausola fraterna, inclusiva e comunitaria?

Invece che investire in controlli più attenti e capillari, complementari ad attente valutazioni e riflessioni sull’importanza di individuare lavori e funzioni che possano garantire alle persone più fragili, più in difficoltà e meno inserite nel contesto sociale, relazionale e spirituale della nostra comunità, un degno lavoro che possa essere uno strumento di gratificazione personale e di aiuto indiretto alle famiglie, è stato ritenuto opportuno e lungimirante risolvere il problema facendo finta che la questione non esista? Come tenere insieme l’efficienza del servizio e la necessità di inclusione sociale e comunitaria dei soggetti più deboli senza applicare una logica puramente assistenziale?

Suggeriamo, per opportuna conoscenza dei più, un serio approfondimento promosso da Aicoon ( centro studi promosso dall’Università di Bologna ): “L’impatto delle cooperative sociali di inserimento lavorativo in Emilia-Romagna”, nel quale viene evidenziato chiaramente il risparmio di cui potrebbe godere la pubblica amministrazione: 4.729,74 euro annuali, per ogni lavoratore svantaggiato inserito in una cooperativa sociale. Inserire soggetti fragili, all’interno di strumenti imprenditoriali vocati a questa statutaria finalità, produce un valore economico a vantaggio comune e un indubbio vantaggio sociale: una comunità più fraterna e solidale.

Diamo per scontato la conoscenza, tra i nostri amministratori, della profonda differenza che intercorre tra l’obbligo previsto dalle Norme per il diritto al lavoro dei disabili: ogni azienda ha il dovere di inserire una percentuale di persone fragili in relazione al numero di dipendenti complessivi, e strumenti imprenditoriali che statutariamente perseguono l’ottenimento delle migliori condizioni di lavoro delle persone fragili e il loro inserimento sociale. In aggiunta, desideriamo promuovere scelte che traducano nei fatti l’approccio scientifico dell’Economia Civile (logica della co-progettazione); soprattutto quando parliamo di welfare. L’attivazione di progetti e di pensieri nuovi parte dal coinvolgimento di attori che sul proprio territorio siano in grado di co-progettare e gestire attività di cui l’amministrazione pubblica ha la responsabilità di scegliere gli indirizzi politici.

Togliere la clausola fraterna, inclusiva e comunitaria relativa all’obbligo di inserire il 30% di persone svantaggiate, a quale logica risponde? Ai lavoratori più fragili e alle loro famiglie, quale alternativa viene presentata? Se nel presente bando, già pubblicato, rimanesse in vigore l’esclusione della clausola fraterna, inclusiva e comunitaria, cosa rimarrebbe della rivendicazione: Prima il Welfare? Purtroppo per i soggetti più fragili, per le loro famiglie, per il grado di fraternità della nostra comunità piacentina e per i bilanci pubblici, solo un’astrazione. La forza della realtà è più forte dei proclami”.

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