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Delitto Pomarelli, Massimo Sebastiani condannato a 20 anni. La sorella di Elisa: “Non è giustizia” fotogallery

AGGIORNAMENTO – Massimo Sebastiani condannato a 20 anni, è la sentenza pronunciata dal Gip Fiammetta Modica al Tribunale di Piacenza al termine della Camera di Consiglio nel processo del delitto di Elisa Pomarelli.

Sebastiani tribunale

L’accusa aveva chiesto una condanna più dura, a 24 anni: ricordiamo che trattandosi di rito abbreviato all’imputato è stato concesso uno “sconto” di un terzo sulla pena. Sebastiani era accusato di omicidio volontario e occultamento di cadavere. “Non è stata fatta giustizia, non ho parole, sono davvero delusa” – è stato il primo commento a caldo della sorella della vittima, Debora Pomarelli. “Anzi lo hanno descritto come una persona per cui provare pietà, ma la vittima è mia sorella. Questo fin da subito lo hanno dimenticato”.

Sempre nel pomeriggio è stata pronunciata anche la sentenza nei confronti di Abdelkrim Foukahi, accusato dell’omicidio della moglie Damia El Assali: l’uomo è stato condannato all’ergastolo. “Si tratta di fatti molto brutti – il commento del Procuratore della Repubblica Grazia Pradella -, per uno si è applicato il rito abbreviato che impone la riduzione della pena di un terzo, nell’altro si è svolto il rito ordinario e quindi si è arrivati al massimo consentito dalla legge”. E sulla delusione dei genitori di Elisa Pomarelli: “Ritengo che nessuna pena sia adeguata alla perdita di un proprio caro e in particolare di una figlia. E’ stata chiesta una pena nei limiti massimi possibili in concomitanza con la scelta del rito abbreviato, che impone la riduzione di un terzo”.

LA VICENDA – Il corpo di Elisa Pomarelli, ragazza piacentina di 28 anni, venne ritrovato senza vita il 7 settembre del 2019. Accusato dell’omicidio Massimo Sebastiani, amico di Elisa e reo confesso di averla uccisa. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il delitto avvenne il 25 agosto 2019, dopo che la coppia si era incontrata per pranzare insieme. L’omicidio si sarebbe consumato in pochi minuti nel primo pomeriggio all’interno del pollaio dell’abitazione di Sebastiani a Campogrande di Carpaneto, dopo una discussione tra i due. L’uomo si era quindi dato alla fuga ed era stato rintracciato 13 giorni dopo a Sariano di Gropparello. Proprio nelle vicinanze della stessa casa nella quale Sebastiani si sarebbe nascosto era stato rinvenuto, sepolto in un bosco, il corpo di Elisa Pomarelli.

L’ATTESA DELLA SENTENZA – I due imputati di omicidio sono in aula, attese le sentenze. Sono attese nelle prossime ore le sentenze al Tribunale sui due casi di femminicidio che si sono consumati in provincia di Piacenza nel 2019. Si tratta dell’uccisione di Elisa Pomarelli, la giovane assassinata da Massimo Sebastiani che ne occultò il cadavere, e del delitto di Damia El Assali uccisa a Borgonovo dal marito Abdelkrim Foukahi con diverse coltellate. I due procedimenti giudiziari vivono il loro epilogo al primo piano del Tribunale in due aule accostate, a pochi metri di distanza. Il processo contro Massimo Sebastiani si è tenuto col rito abbreviato che dà diritto all’imputato uno sconto di un terzo della pena: in questo caso la requisitoria dell’accusa è stata svolta dalla Procuratrice Grazia Pradella che ha chiesto 24 anni di condanna. Nel caso di Abdelkrim Foukahi, a processo col rito ordinario, il Pm Emilio Pisante ha avanzato la richiesta dell’ergastolo.

IL PRESIDIO – L’assemblea “Non una di meno” ha organizzato per lunedì mattina alle 9 un presidio davanti al Tribunale di Piacenza dove è attesa la sentenza per l’omicidio di Elisa Pomarelli e quella di Damia El Assali uccisa a Borgonovo dal marito. Unico imputato del processo Pomarelli è Massimo Sebastiani, già arrivato in tribunale, che verrà giudicato con il rito abbreviato.

I promotori con un post sui social spiegano l’iniziativa collegandola all’approvazione del Ddl Zan contro l’omolesbotransfobia. Le loro parole: “Perchè è importante che il DDL ZAN sia approvato? Perchè a Elisa non è stata riconosciuta la violenza subita in quanto lesbica vittima di odio da parte di chi l’ha uccisa. Le narrazioni di vittime di lesbicidio, come per Elisa Pomarelli, sono invisibilizzate perchè l’orientamento sessuale non è conforme all’ordine patriarcale ed eteronormativo. Così come per le soggettività trans, intersex e non binarie. Non Una Di Meno ha fin dall’inizio creato un Piano Nazionale con i punti fondamentali delle istanze che portiamo avanti e in quel Piano si ritrovano anche le Linee guida per una narrazione non sessista”.

Ripercorriamo brevemente le pratiche affrontate come nodo Nudm Piacenza a sostegno del lesbicidio di Elisa Pomarelli. Elisa è stata uccisa il 25 agosto 2019 e il suo corpo è stato trovato il 7 settembre . E’ stato organizzata una ricerca del corpo e una fiaccolata nella speranza di trovarla viva . La spettacolarizzazione di un dramma e la narrazione tossica dei media è iniziata subito mettendo Elisa al centro di un dibattito che la vedeva non come vittima ma come causa della violenza subita. L’invisibilizzazione che ha subito come lesbica è stata più volte controbattuta da prese di parole della famiglia stessa e dal nostro nodo che da subito si è unito alla famiglia e oggi conta al suo interno tra le nostre compagne Debora Pomarelli, la sorella. Le famiglie cercano risposte cercano sostegno”.

“Ci siamo interrogati insieme sull’importanza di potersi concedere la rabbia di poterla manifestare e di non sentirsi sempre parte lesa spesso vittima di ricatti mediatici come è accaduto per la restituzione del corpo. La sottrazione dei corpi anche da morte ha previsto che Elisa potesse tornare a casa solo dopo mesi, quasi un anno. Ed è tornata anche perchè siamo scese in Piazza con la famiglia e seppur in pochi abbiamo manifestato il nostro dissenso rendendoci sempre più consapevoli della forza del Movimento stesso che impatta sulle nostre vite ovunque noi siamo . Abbiamo creato una raccolta fondi per aiutare la famiglia a sostenere le spese economiche di avvocati…soldi che spesso non bastano…e non sono bastati. L’8 marzo siamo scesi davanti al Tribunale per protestare perché nonostante il rito abbreviato concesso a chi ha ucciso Elisa c’era la possibilità che fosse depositata una perizia psichiatrica in suo favore. Ora si attende la sentenza”.

La storia di Damia: Damia è stata trovata morta la mattina dell’8 maggio 2019 nella sua abitazione di Borgonovo. Uccisa dal marito Abdelkrim Foukahi con cinque coltellate di cui una alla gola. L’uomo era poi scappato portando con sé i due figli. Damia lavorava alla vetreria di Borgonovo da anni, veniva dal Marocco e lì aveva comprato da poco una casa al mare sulle coste per trascorrere le vacanze con la famiglia. Aveva 3 figli. La più grande 23 anni, vive in Marocco e studia all’università. I due più piccoli, 3 e 6 anni, dopo essere stati rapiti dal padre, sono stati affidati alla sorella di Damia e a suo marito. Le persone che lavoravano con lei e il paese si sono adoperati per raccogliere un po’ di fondi per sostenere parte delle spese per il rimpatrio del corpo di Damia. Il funerale si è potuto svolgere 9 mesi dopo il femminicidio mentre per il rimpatrio di Damia, famiglia, parenti e amici hanno dovuto aspettare 15 mesi. Nel frattempo era stato accolto il ricorso della difesa sull’incostituzionalità della legge che nega il rito abbreviato che consente lo sconto di un terzo della pena a chi ha commesso delitti puniti con l’ergastolo Il ricorso però non è stato vinto e Abdelkrim Foukahi ha affrontato un processo con rito ordinario. Ora si attende la sentenza”.

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