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Cgil: “Approvare il ddl Zan senza passi indietro”

Approvare il ddl Zan senza passi indietro – La nota firmata da Bruno Carrà, Responsabile Ufficio Anti Discriminazioni della Camera del Lavoro di Piacenza

Il ddl Zan approda in Senato per essere finalmente discusso e votato: infatti la calendarizzazione è stata prevista per il 13 luglio. Il Ddl Zan è il disegno di legge che contrasta l’omolesbobitransfobia, il sessismo e l’abilismo, contenente un testo già approvato e licenziato alla Camera dei Deputati, e verrà così messo in discussione al Senato senza modifiche e compromessi dove potrà essere approvato (come ci auguriamo) o respinto. Questa è la direzione che la CGIL ha sempre indicato come quella giusta e la sola possibile: quindi siamo di fronte ad una buona notizia.

Nessun compromesso al ribasso sul Ddl Zan è possibile, e dopo giorni di riunioni di capigruppo e appelli dell’ultimo momento questa soluzione appare davvero come il giusto epilogo per questa discussione e vicenda, l’unico percorso corretto che come Cgil abbiamo sempre indicato, fin dall’approvazione del testo originale alla Camera, in quanto nessun passo indietro o modifiche sono ora possibili sul testo in discussione. In Senato, poi, ognuno si assumerà la responsabilità con il proprio voto di approvare o respingere il testo. I tentativi di compromesso di queste ultime settimane in realtà celano la volontà di snaturare la legge o di affossarla. Io poi personalmente sono molto più interessato alla discussione parlamentare che scaturirà da domani piuttosto che allo sterile dibattito nato e occorso sui social. Serve una legge al passo del Paese.

Va ricordato che rimangono tutelate espressioni di idee e convinzioni personali – dettate da morale, religione o altro – così come manifestazioni, nell’ambito della liceità, avverse ai temi in oggetto del disegno di legge o contrarie, ad esempio matrimonio egualitario o adozioni a coppie omosessuali ecc., in quanto per acquisire rilievo penale un discorso d’odio deve determinare il “pericolo concreto” che atti discriminatori o violenti siano effettivamente compiuti attraverso un accertamento dell’istigazione da parte del giudice. L’inaccettabile, poi, strumentalizzazione della definizione di ”identità di genere” va respinta in quanto la definizione presente nel ddl Zan è assolutamente inequivocabile perché non è nuova nel nostro ordinamento, infatti essa viene adottata unanimemente da tempo nei trattati internazionali, sovranazionali, nelle norme interne (nazionali e regionali), fino alle sentenze della Corte di Giustizia, della Corte di Cassazione e della Corte Costituzionale. In realtà le modifiche presentate vogliono lasciare prive di tutele le persone trans, quelle non binarie e gender non conforming che sono tra le più esposte a violenze e discriminazioni a partire dal lavoro.

Il senso delle modificazioni del testo è quindi dividere la comunità tra beneficiari di un testo, drasticamente però privato del suo significato più completo, e coloro che ne rimarrebbero irrimediabilmente esclusi. Ci sono poi altri aspetti del ddl in questione messi in discussione con la finalità di depotenziare l’efficacia della normativa, dalla proposta di recuperare la definizione di omofobia e transfobia che sono certamente valide e meritevoli di attenzione in un dibattito e contesto culturale ma non come definizione di legge, perché da diverse fonti autorevoli del Diritto è stata più volte segnalata la potenziale incostituzionalità di quelle medesime definizioni in campo penale perché mancanti della determinatezza tassativamente prevista per le norme penali, come la contrarietà a introdurre nelle scuole la Giornata contro l’omolesbobitransfobia che rimane l’unico, seppur timido, segnale da difendere come presa d’atto della necessità di utilizzare la leva della cultura e di educazione al rispetto delle differenze per contrastare i crimini d’odio. Pertanto per queste ragioni (e altre invero) la CGIL di Piacenza ritiene con assoluta e ferma convinzione che il ddl Zan debba essere approvato in fretta e così come oggi recita il testo che lo accompagna, per estendere diritti e non certo per limitare la libertà di chicchessia.

Non servono ricostruzioni di una realtà fantascientifica del ddl Zan dove si rappresentano e vengono paventate per denigrare questa normativa cose inesistenti nel mondo delle cose concrete e non scritte nello stesso decreto. Piuttosto si considerino episodi di violenza, bullismo, aggressioni nei confronti di ragazze/i appartenenti alla comunità LGBTQ, atti ed episodi questi che hanno reso proprio necessario il provvedimento di legge attualmente in discussione. Tutto questo perché anche in un situazione difficile come l’attuale, sia dal punto di vista socio economico (sono diverse le situazioni insolute e aperte) che sanitaria (questione che certo non può definirsi risolta) non si trova nessuna contraddizione verticale e incompatibile con la sfera del diritto. L’insieme dei diritti civili (e sopra ne è argomentato un esempio) e sociali (ad esempio come il lavoro e le protezioni universalistiche degli ammortizzatori sociali come noi le intendiamo), sono tutti essenziali per chi come noi ha l’ambizione di costruire una società migliore, più vivibile e giusta, perché credo che sia un falso dilemma quello tra diritti civili e sociali e che anzi le rivendicazioni sociali ed economiche non possano essere separate da quelle civili e culturali.

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