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“Da questo tempo doloroso coltiviamo nuovi germogli di vita” fotogallery

Non solo tradizione, musica e iniziative culturali. La Festa di Sant’Antonino a Piacenza significa anche fede e spiritualità.

Preceduta dal concerto della Banda Ponchielli in Piazza Sant’Antonino, nella mattinata del 4 luglio, presso la basilica del santo patrono, si è svolta la celebrazione eucaristica solenne, la prima presieduta dal vescovo Adriano Cevolotto. Con la cerimonia religiosa, alla presenza delle autorità cittadine, anche l’offerta del cero in onore del patrono e quindi la consegna dell’onorificenza Antonino d’Oro 2021, quest’anno assegnato a Madre Albina Dal Passo, Superiora Generale delle Suore della Provvidenza per l’infanzia abbandonata.

“Non possiamo negarci che questo tempo è stato ed è ancora uno sconvolgimento: siamo stati colpiti da lutti e precarietà, colpiti in ciò che contavamo – le parole nell’omelia del vescovo -. Abbiamo toccato con mano la nostra fragilità insieme alla nostra vulnerabilità. Fragilità non sempre è sinonimo di debolezza, ma la vulnerabilità invece fa scattare la paura. È chiusura e difesa: forse è la prima volta che la sperimentiamo, poichè vivevamo in una bolla”. “Ripartire e ritornare alla vita di prima però è pericoloso – ha affermato Cevolotto -. Il passato più recente sembra un brutto ricordo, ma davvero quello che abbiamo vissuto e stiamo vivendo non ci ha insegnato niente? Davvero dobbiamo solo tornare a prima? Dobbiamo invece far nascere qualcosa di nuovo, da quella esperienza ci sono germogli nuovi di vita che vanno coltivati, invece che strappati come erba cattiva. L’emergenza è stata sconfitta perché è stata scoperta la solidarietà, ci siamo sentiti meno sospettosi. Anche il distanziamento è diventato simbolo della cura reciproca, dell’attenzione. La precarietà ci ha accomunati. Abbiamo perso in prospettiva, ma guadagnato in profondità: ci siamo scoperti prossimi, nelle relazioni più corte, con la gioia e le fatiche”.

“A causa di questa emergenza si sono create nuove fasce deboli – ha aggiunto il vescovo -, una condizione da accettare e che va approfondita. Si è imposta una verità sacrosanta: a tutti i deboli va assicurato un aiuto. Questo tempo non è stato solo attraversato dalla fine di qualcosa, ma da energia solidale. Mi piacerebbe sognare, una volta superata questa fase, che il progetto Insieme Piacenza diventasse permanente per aiutare più persone. La fragilità resta, è costitutiva. La cultura della prossimità sarà la base per crescere in resilienza. Il premio di quest’anno (a Madre Albina, ndr) ha motivazioni che sono sentieri che possiamo continuare a percorrere: umanità, attenzione educativa, fiducia nella provvidenza sono pilastri su cui si può basare il progetto Insieme Piacenza. Siamo stati tribolati ma non schiacciati da questa pandemia”.

Messa Sant'Antonino

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