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Non dimenticare Srebrenica contro tutte le violenze, la manifestazione sul Facsal foto

L’11 luglio 1995 le milizie serbe guidate dal comandante Ratko Mladic invasero la città di Srebrenica, divisero uomini, donne e bambini e commisero una  strage tra la popolazione bosniaca musulmana. Le donne vennero violentate, i bambini uccisi e gli uomini massacrati e sepolti in fosse comuni per cercare di coprire le proprie gesta. In pochi giorni la città di Srebrenica si trovò a piangere 8372 vittime; intere famiglie sterminate, invalidate e senza un tetto sopra la testa. Recentemente l’ex comandante Ratko Mladic è stato condannato dal Tribunale dell’Aja all’ergastolo per aver commesso genocidio e crimini di guerra contro l’umanità.

Per non dimenticare quella strage compiuta 26 anni fa nel cuore dei Balcani, all’interno del continente europeo, si sono ritrovate sul Pubblico Passeggio domenica pomeriggio associazioni e sindacati, semplici cittadini, chiamati a raccolta dall’associazione “Mreža Mladih Piacenza” (rete dei giovani Bosniaci di Piacenza), in collaborazione con la Comunità Islamica dei Bosniaci in Italia. L’incontro era patrocinato dal Comune di Piacenza e in collaborazione con Cgil, Cisl, Uil di Piacenza, con la Diocesi di Piacenza e Bobbio, la Comunità Islamica di Piacenza e provincia e il Consolato di Bosnia a Milano. “Questo evento che non vuole solo essere un ricordo della strage, ma intende sensibilizzare l’opinione pubblica sui diritti fondamentali dell’uomo, delle minoranze etniche e di tutte le vittime di massacri e genocidi”, ha affermato la Rete dei giovani bosniaci di Piacenza.

Il massacro di Srebrenica avvenne nel luglio 1995 nella città e nei suoi dintorni e fu perpetrato dalle unità dal generale Ratko Mladić, con l’appoggio del gruppo paramilitare degli “Scorpioni” in quella che al momento era stata dichiarata dall’ONU come zona protetta e che si trovava sotto la tutela di un contingente olandese dell’UNPROFOR. Una sentenza della Corte internazionale di giustizia del 2007, nonché diverse altre del Tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia (ICTY), hanno stabilito che il massacro, essendo stato commesso con lo specifico intento di distruggere il gruppo etnico dei bosgnacchi, costituisce un “genocidio”.

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