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Startup innovative, nel piacentino sono 38: 5,9 milioni di fatturato

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Sono 1.770 le startup innovative nate in Emilia-Romagna tra il 2013 e il 2019. Di queste 192 hanno cessato l’attività, altre 843 sono “uscite” dall’albo delle imprese innovative, principalmente per “raggiunti limiti di età”.

I dati sono contenuti nel rapporto “Le Startup Innovative in Emilia-Romagna“, curato dall’Osservatorio regionale startup di ART-ER. Si tratta di un’analisi complessa, realizzata con tecniche di data analysis particolarmente innovative, in grado di restituire una fedele immagine storica del fenomeno startup, utile soprattutto per orientare le scelte dei decisori politici sui temi del sostegno all’ecosistema dell’innovazione.
Oltre i due terzi delle startup innovative sono attive nei servizi alle imprese: il 40,6% di queste nell’ambito dei servizi di informazione e comunicazione, il 30,2% nella produzione di software e consulenza informatica.

Bologna è il territorio dove si concentra il maggior numero di startup innovative (il 33,9% del totale Emilia-Romagna) ma è Rimini il territorio che ha fatto registrare la migliore performance negli ultimi anni. Startup innovative sono presenti in 134 Comuni sui 328 dell’Emilia-Romagna (41%). Il valore medio della produzione è di 240.267 euro, importo che sale a 368.267 considerando solo le imprese innovative che hanno chiuso il bilancio 2019 in utile. La fotografia più recente del fenomeno startup innovative in Emilia-Romagna l’ha scattata ART-ER lo scorso 29 aprile 2021: a quella data le imprese attive in regione e iscritte nel registro speciale erano 1.013, per il 70,5% operative nell’ambito dei servizi, per il 52,8% con un fatturato inferiore ai 500 mila euro.

PIACENZA – La provincia di Piacenza con 38 startup attive al dicembre 2019 occupa l’ottavo posto della graduatoria regionale e nei sette anni considerati dall’analisi ha visto ridursi di oltre un punto percentuale il proprio peso sul totale regionale – dal 5,4% del 2013 al 4,1% del totale regionale delle startup attive a fine 2019. Al pari delle altre realtà dell’area nord occidentale la provincia di Piacenza ha registrato una progressiva riduzione del tasso di crescita delle startup localizzate sul proprio territorio e, assieme a Parma e Modena, ha visto diminuire già nel 2017 il numero assoluto delle startup con la riduzione da 39 a 36 del numero delle imprese attive per poi proseguire con un andamento praticamente “piatto” fino al 2019. Al dicembre 2019 si rileva una forte concentrazione territoriale delle startup – il 71% (27 su 38) è localizzata a Piacenza seguono 3 comuni con 2 startup e 5 comuni con una startup.

Il settore dei “servizi alle imprese” raccoglie, in linea con il dato regionale, i due terzi delle startup provinciali (25 su 38) e nello specifico quasi un quarto del totale opera nella “PRODUZIONE DI SOFTWARE, CONSULENZA INFORMATICA E ATTIVITÀ CONNESSE”. Il tasso di mortalità delle startup transitate in albo è poco più dell’11% – 9 cessate su 80 transitate in albo – dato in linea con il valore regionale. Il valore della produzione aggregato è pari a 5,9 milioni di euro con valore medio della produzione di 184.878 euro. La media addetti è pari a 1,18 unità, valore di poco inferiore alla media regionale di 1,37 unità.

“Le startup hanno bisogno di un ecosistema dell’innovazione e questo è stato l’impegno di ART-ER negli ultimi 10 anni: creare le condizioni infrastrutturali e culturali per rendere l’Emilia-Romagna un territorio in grado di intercettare capacità imprenditoriali ancora inespresse – dichiara Giovanni Anceschi, presidente di ART-ER –  Questo report rappresenta il primo bilancio assoluto del lavoro fatto finora, lo stato dell’arte su numeri, tipologia, ambiti di settore, valore della produzione, posti di lavoro creati dalle startup che in questi anni sono nate e hanno operato sul territorio. Una fotografia reale su un fenomeno in mutazione rispetto ai primi anni e che quindi richiede interventi aggiornati e mirati e che ribadisce l’importanza del contributo delle startup innovative alla competitività, al miglioramento della produttività, alla crescita e all’internazionalizzazione dell’economia regionale”.

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