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“Acqua non può essere oggetto di conflittualità. Il Recovery Plan serva a realizzare invasi”

La nota di Giampaolo Maloberti, Dipartimento agricoltura Lega Salvini Premier

L’acqua è la vita. L’acqua, insieme al terreno agricolo, è un fattore di produzione imprescindibile. Senza acqua non c’è agricoltura, ma è altrettanto vero che per questo settore l’irrigazione rappresenta un costo. Di conseguenza da sempre – e in particolare in questi ultimi anni – l’acqua viene utilizzata con parsimonia e nella misura strettamente necessaria, ricorrendo a tutte le tecnologie di cui siamo in possesso. Niente viene sprecato, tanto che l’acqua presente nei canali irrigui contribuisce ad alimentare le falde sotterranee.

Sono sicuramente condivisibili tutte le perplessità espresse da alcune associazioni ambientaliste riguardo la coltivazione di mais per il funzionamento degli impianti a biogas finalizzati alla produzione di energia elettrica. In provincia di Piacenza, dove questa coltura necessita di irrigazione a pioggia o comunque a goccia (e spesso l’acqua impiegata deriva dal prelievo di pozzi) l’energia necessaria alla sua coltivazione è superiore a quella che viene generata e immessa in rete. Non è trascurabile nemmeno l’incidenza ambientale sia del combustibile che dell’inquinamento, in quanto il mais viene coltivato a diversi chilometri di distanza dagli impianti di stoccaggio. Insomma, il bilancio è negativo: l’energia introdotta è maggiore di quella prodotta.

L’acqua a Piacenza deve servire per produrre mais, pomodoro e colture orticole, o per il comparto zootecnico. Nella nostra provincia queste colture raggiungono livelli di assoluta eccellenza, origine di filiere conosciute e apprezzate in tutto il mondo, che generano indotto sul territorio e benefit a livello occupazionale, sociale ed economico. Il Recovery Plan, mettendo a disposizione fondi per circa tre miliardi e 500 milioni nel panorama nazionale, incentiva la realizzazione di invasi per lo stoccaggio di acqua a fini potabili, irrigui e per produrre energia. È un’occasione da non perdere. Prelevare acqua dai pozzi, oltre a determinare un impoverimento delle falde, comporta un dispendio energetico notevole a scapito della sostenibilità e con effetti negativi sulla carboneutralità.

Piacenza non può perdere questa occasione storica. Il clima è cambiato. L’acqua non può continuare a essere oggetto di conflittualità. I nostri padri e i nostri nonni hanno sempre irrigato, senza essere per questo deturpatori dell’ambiente. Le istituzioni devono fare la loro parte, attraverso la sburocratizzazione e la legiferazione adeguata alle esigenze del territorio. Oggi nel torrente Nure il famigerato DMV, partorito da qualche burocrate di Bruxelles che i nostri territori li ha visti forse su una cartina geografica, non viene rispettato. Eppure in questo momento non è in atto nessun prelievo a uso irriguo da sempre considerato la causa di tutti i mali. La realizzazione di invasi avrebbe una valenza non solo civile e produttiva, ma anche ambientale.

Il tema della sostenibilità ambientale è positivo e condivisibile. Deve però essere collegato ad altri due pilastri: sostenibilità economica e sociale. Queste dimensioni devono essere coniugate, altrimenti la sostenibilità delle imprese, in particolare quelle agricole, sarà impossibile. Non si possono raggiungere traguardi importanti senza rendersi conto che il tracollo di alcuni settori causerà sicuramente problematiche sociali. A Piacenza la soluzione non è mai stata, non è e non sarà la cassa integrazione e il reddito di cittadinanza. Il collasso delle imprese agricole avrebbe anche effetti negativi su una questione molto delicata, che il Covid ha contribuito a ricordarci: i nostri campi sono fonte di alimenti di garanzia, gusto e sicurezza. Non possiamo permettere di metterli a rischio. Lo dobbiamo alle generazioni future.

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