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“In Favolacce c’è la stessa ribellione de I pugni in tasca”

Vincitori dell’edizione 2018, con “La terra dell’abbastanza”, i fratelli Damiano e Fabio D’Innocenzo sono tornati al festival di Bobbio con “Favolacce”, pellicola che vede tra i protagonisti Elio Germano, premiata a Berlino per la migliore sceneggiatura, Nastro d’Argento per il miglior film.

Una favola nera, disturbante, ambientata nella periferia a sud di Roma, dove un gruppo di ragazzini sconvolti dalla prospettiva di crescere e diventare adulti o genitori, dati i cattivi esempi circostanti, condividono sorte, congegni e progetti oscuri. Un film scomodo? “Il grande cinema è quel racconto che ti permette di farti delle domande, ti fa mettere in discussione. E qui a Bobbio siamo nella casa di quel maestro, Marco Bellocchio, che – dicono i fratelli D’Innocenzo, a Bobbio nella serata del 25 agosto – fece il suo esordio con I pugni in tasca, film che ci ha influenzato in qunato cinefili e in quanto autori. C’è tanto dell’anima di ribellione de I Pugni in tasca in Favolacce: la volontà dei bambini (protagonisti del film, ndr) dell’uscire dal legame tra consanguinei per trovare la propria identità”.

Fratelli D'Innocenzo a Bobbio

Stasera, 26 agosto alle 21 e 15, prosegue il Bobbio Film Festival, con la direzione affidata a Marco Bellocchio, Pier Giorgio Bellocchio, Enrico Magrelli e Paola Pedrazzini. I Chiostri di San Colombano ospiteranno invece “Il cattivo poeta”, con Sergio Castellitto e Fausto Russo Alesi, per la regia di Gianluca Jodice.

La trama – Nella primavera del 1936 spetta al giovane federale Giovanni Comini, di stanza a Brescia, un compito particolarmente delicato e riservato. Il segretario del Partito Fascista Achille Starace gli affida l’incarico di sorvegliare nientedimeno che Gabriele D’Annunzio, il quale da quindici anni se ne sta rinchiuso nel Vittoriale. Comini dovrà raccogliere informazioni di ogni tipo su D’Annunzio, che intanto si è dichiarato contrario alla nascente alleanza fra Mussolini e Hitler, definendo quest’ultimo ‘ridicolo nibelungo’. Dal Vittoriale Comini invia alla Casa del Fascio puntuali rapporti su ogni attività del “poeta vate”, ma presto impara a conoscere l’uomo che spia e comprendere a a mettere in discussione le proprie convinzioni fasciste.

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