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La matematica può essere “da favola” Come insegno ai bambini ad amare i numeri

La matematica non può essere una favola? Magari un racconto un po’ tenebroso con qualche paura da scacciare e problema da risolvere, per vincere i cattivi? Un labirinto dal quale uscire per esplorare il mondo affascinante dei numeri? Valeria Razzini è convinta che non sia mai troppo presto per cominciare a insegnare la matematica ai bambini e per questo ha deciso di scriverci diversi libri, rivolti a docenti e alunni.

Insegnante di scuola primaria esperta di inclusione, tema nel quale si è specializzata con un Master in Psicopedagogia dei disturbi specifici dello sviluppo a Reggio Emilia, Valeria da diversi anni porta avanti una fiorente attività editoriale. La sua pagina social Matematica in gioco“, che riversa questo approccio educativo sull’universo più ampio del web, in pochi mesi ha raggiunto numeri importanti. Significa che “la matematica non sarà mai il mio mestiere” forse non è il refrain giusto, perchè i numeri non sono oggetti astratti e astrusi, sono invece fondamentali per muoversi e capire il mondo. Fin da piccoli. “Scrivo da diversi anni per Edizioni Erickson – spiega Valeria Razzini nell’intervista che le abbiamo fatto – e collaboro con i sussidiari di Rizzoli Education. I miei libri sono rivolti sia agli insegnanti che ai bambini, sono testi che permettono di rendere facile e divertente la matematica, perchè cerco di mantenerla collegata alla lettura e alla narrazione. Le collane che curo sono “Matematica da favola” e “I misteri matematici di Villa Tenebra”.

Perchè la matematica è così importante fin da piccoli e quali sono le modalità per insegnarla? Credi che ci siamo un po’ tutti ubriacati di “umanesimo” e occorra tornare ai numeri per formare i nostri ragazzi?
Io credo in due cose: che non sia mai troppo presto per iniziare ad apprendere la matematica e che sia importante far provare il successo in matematica a tutti. Purtroppo è sempre stata vista come una materia esclusiva: questo genera un contesto in cui si insediano facilmente stereotipi sociali e di genere (ad esempio, le femmine sono meno portate oppure chi è portato per l’ambito linguistico allora non può essere portato per la matematica, ecc.). Storytelling e matematica non solo possono andare a braccetto ma devono farlo: le competenze linguistico espressive e matematiche devono essere allenate insieme per avere massimi risultati nei bambini. Il cosiddetto “senso del numero” – che ormai da anni sappiamo bene essere innato – se ben allenato nella prima infanzia, consente di portare a migliori prestazioni matematiche anche nelle età successive. Infine credo fortemente nei rischi dell’impotenza appresa: in matematica troppi bambini non riescono anche se potrebbero, perché convinti di non essere in grado. Questo mi fa molto male.

Hai deciso di creare una pagina Facebook che si chiama “Matematica in gioco” (anche su Instagram), in pochi mesi ha raccolto oltre 50mila followers. Come è nata questa idea e come ti spieghi il suo successo?
E’ una domanda che mi faccio molto spesso anche io. Nel primo lockdown (precisamente il 29 febbraio 2020, data difficile da dimenticare) quando Piacenza era in prima linea e le ambulanze erano il nostro terribile e costante sottofondo, ho deciso di aprire un blog e una pagina Facebook. L’ho fatto per condividere gratuitamente alcuni racconti che avevo scritto per i miei alunni e dare una mano a insegnanti e genitori alle prese con la Dad (didattica a distanza, ndr), mi ha aiutato a sentirmi meno impotente. Ho chiamato questo progetto “Matematica in gioco” perché il gioco è ciò che insieme alla narrazione di storie, annulla maggiormente le resistenze dei bambini verso la matematica. La mission del progetto è portare didattica di qualità con uno sguardo sul mondo e al divertimento, e credo che di queste due cose ci sia un immenso bisogno.

 

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I social allora sono utili anche per l’insegnamento, non solo per le “fake news”?
Anni fa, da persona molto riservata quale sono, ho aperto i miei profili con scopi divulgativi e ora sono ancora più convinta dell’importanza che le pagine e i gruppi social possano avere in questo senso. Credo tuttavia anche che i gestori di pagine e gruppi si debbano assumere le massime responsabilità, debbano sentirle sulle proprie spalle per tutelare dalla disinformazione e dal social hating coloro che seguono e che diffondono i loro contenuti. Per me è così. La mia pagina deve assolutamente essere un canale di informazioni attendibili e di positività.

Come hai vissuto da insegnante la stagione della Dad e della scuola a intermittenza? E come l’hanno vissuta i tuoi alunni, con quali conseguenze? Cosa ti auguri per il nuovo anno scolastico?
La Dad, non possiamo nascondercelo, è stata dura. I miei alunni sono stati sempre molto adeguati e la vicinanza – nonostante le condizioni di separazione – in qualche modo l’abbiamo avvertita. Ma – come ogni insegnante sa – a fine lezione resta un grande vuoto relazionale. Non puoi “guardare oltre” devi limitarti a trasmettere contenuti ed è orribile, pensiamo alle scuole “di frontiera” in contesti di disagio sociale. La scuola ad intermittenza è un’esperienza frustrante che annulla le routine e fa ripartire ogni volta con tante fatiche sia alunni che insegnanti.

Vaccino obbligatorio per il personale scolastico, oppure no?
Sono assolutamente pro – vaccino in generale. Credo nel vaccino obbligatorio a prescindere dalle categorie come gesto altruistico per il bene della collettività. Ovvio poi che sono i medici a sapere per chi è più prudente non farlo.

Valeria Razzini

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