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“Vino, in arrivo l’etichettatura ambientale”

È in arrivo l’etichetta ambientale e anche i produttori di vino sono tenuti ad attrezzarsi.

Lo rileva Confagricoltura Piacenza in una nota che fa seguito all’incontro della Sezione di prodotto Vitivinicola che aveva affrontato la questione all’ordine del giorno. Con il decreto legislativo 3 settembre 2020, n. 116 – spiega l’associazione – i produttori di imballaggi dovranno “indicare, ai fini della identificazione e classificazione dell’imballaggio, la natura dei materiali di imballaggio utilizzati”. Il decreto è intervenuto modificando il Testo Unico Ambientale che a sua volta recepisce direttive comunitarie.

“Come sempre accade in questi casi – spiega Chiara Azzali, presidente della sezione vitivinicola di Confagricoltura Piacenza – gli operatori si chiedono cosa debbano fare operativamente e ed entro quali termini”. La necessità di fare chiarezza in merito all’obbligatorietà dell’etichettatura degli imballaggi è stata condivisa da più parti, tanto che il Ministero della Transizione Ecologica è intervenuto il 17 maggio con una nota esplicativa. “La norma è sospesa sino al 31 dicembre 2021 – prosegue Azzali – e i prodotti privi dei requisiti prescritti, (dall’art. 219, comma 5 del D. Lgs. 3 aprile 2006, n.15) già immessi in commercio o etichettati al 1° gennaio 2022, potranno essere commercializzati fino ad esaurimento delle scorte. Ciò significa che a partire dall’anno nuovo dovremo utilizzare etichette e imballaggi conformi alla normativa aggiornata. Per questo rinnoviamo l’invito ad essere prudenti nell’effettuare le scorte di magazzino”.

“L’obiettivo delle disposizioni – aggiunge – è condivisibile ed è finalizzato a facilitare la raccolta, il riutilizzo, il recupero ed il riciclaggio degli imballaggi fornendo una corretta informazione ai consumatori. Al lato pratico, con il 2022 i vitivinicoltori dovranno indicare in etichetta, in modo chiaro e in un unico campo visivo, i codici di smaltimento di tappo, capsula e vetro. Se ciò non risultasse possibile la norma parla anche di Qr code e di rimando al sito internet aziendale, ma francamente le vedo come soluzioni di minore efficacia per il consumatore finale. A questo spetterà infatti il compito di verificare presso la propria amministrazione comunale come smaltire correttamente ciascuna componente”.

Il passaggio non è banale perché i comuni hanno modalità di raccolta differenziate, ad esempio in alcune località il vetro viene conferito diversamente a seconda che sia colorato o meno. Il primo periodo del comma 5 dell’art. 219 del TUA prevede genericamente che “tutti gli imballaggi devono essere opportunamente etichettati secondo le modalità stabilite dalle norme tecniche UNI applicabili e in conformità alle determinazioni adottate dalla Commissione dell’Unione europea. In ragione di quanto previsto all’art. 261 comma 3 del TUA, il quale prevede che “a chiunque immette nel mercato interno imballaggi privi dei requisiti di cui all’articolo 219, comma 5” è applicata “la sanzione amministrativa pecuniaria da cinquemiladuecento a quarantamila euro”.

“Chiarito che i produttori degli imballaggi sono i soggetti obbligati ad identificare correttamente il materiale di imballaggio – sottolinea Azzali – le informazioni previste per una corretta etichettatura sono molto spesso condivise tra il produttore e l’utilizzatore dell’imballaggio stesso, in ragione del suo effettivo utilizzo (es. predisposizione della grafica con i contenuti e la forma nonché il layout da stampare e/o riprodurre sul packaging). Tale modus operandi è disciplinato dagli operatori attraverso accordi commerciali e contrattuali che ne definiscono le responsabilità e gli oneri ricadenti sugli stessi in maniera condivisa”. Va aggiunto che la nota del Mise chiarisce che, al fine di prevedere un’adeguata e idonea informazione ambientale, l’obbligo di etichettatura ricade anche in capo agli utilizzatori degli imballaggi.

“Lo spirito della norma è condivisibile e gli imprenditori sono pronti a fare la loro parte. Vorremmo però – conclude Azzali – che ci venisse indicato in modo più chiaro cosa dobbiamo fare con i codici. Non possiamo attendere fine anno per capire come dobbiamo riportare le indicazioni e come approvvigionarci. Se c’è una categoria che crede nell’economia circolare sono gli agricoltori, ma senza indicazioni chiare per noi utilizzatori e per i consumatori anche questo sistema rischia di tramutarsi nell’ennesima farsa. Detto questo, rinnovo l’invito alla prudenza nelle scorte di magazzino anche perché nel 2023 scatterà pure l’e-label, che modificherà nuovamente le informazioni in etichetta”.

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