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Lavoro nero e immigrazione, 1505 pratiche esaminate dalla Prefettura

La nota stampa della Prefettura di Piacenza

Sono state complessivamente 1505 le istanze di emersione di rapporti di lavoro irregolari presentate ad agosto 2020, presso lo Sportello Unico per l’Immigrazione (SUI) della Prefettura di Piacenza, ai sensi del D.L. 19 maggio 2020, n. 34, di cui 1191 relativi al lavoro domestico 314 al lavoro subordinato. Le istanze attualmente definite sono 1349, pari al 90% del totale, delle quali 1031 positivamente con la sottoscrizione del contratto di soggiorno tra la parte datoriale e il lavoratore o per attesa occupazione e 318 (24%), viceversa, rigettate.

L’attività posta in essere nell’ultimo anno ha visto la sinergia e collaborazione tra le istituzioni coinvolte nel procedimento di regolarizzazione: Prefettura, Questura e Ispettorato Territoriale del Lavoro, nonché l’impiego di 7 lavoratori interinali a supporto del SUI, il cui contratto è stato prorogato fino al prossimo 31 dicembre. Il decreto legge 19 maggio 2020, n. 34, al fine di garantire livelli adeguati di tutela della salute individuale e collettiva, nella contingente ed eccezionale emergenza sanitaria connessa al contagio da COVID-19, all’art. 103 favorisce l’emersione di rapporti di lavoro irregolare in essere con cittadini stranieri e prevede il rilascio di permessi di soggiorno temporanei ai cittadini stranieri che ne fossero già in possesso, scaduti dal 31 ottobre 2019 e non rinnovati né convertiti in altro titolo di soggiorno.

All’emersione dei rapporti di lavoro irregolari si associa il complesso delle attività messe in campo dalla Prefettura per la promozione della cultura della legalità, anche attraverso iniziative di prevenzione e non solo di repressione di eventuali illeciti nel mondo del lavoro. Proseguono, infatti, i lavori dell’Osservatorio sulla sicurezza sul lavoro, per gli aspetti dell’analisi e della formazione ed informazione dei lavoratori, dei datori di lavoro e anche degli studenti, con il coinvolgimento delle scuole del territorio. Tutto ciò, grazie alla partecipazione attiva di tutti i soggetti dalle associazioni di categoria, alle organizzazioni sindacali presenti ai tavoli di lavoro, cui si associa l’attività degli Organi ispettivi e delle forze dell’ordine.

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