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L’estate più arida dal 1961, portata del Po a meno 30 per cento

La prima metà di settembre non ha portato novità rilevanti nel bacino del Po sul fronte climatico, la situazione generale di stress idrico diffuso già evidenziata ad agosto perdura senza inversioni decise di tendenza.

Po in secca Cremona

A fare il punto della situazione l’Autorità Distrettuale del Fiume Po-MiTE: dall’inizio del mese le precipitazioni (vedi il bollettino idrologico) sono state infatti “quasi del tutto inesistenti o comunque non significative visti i livelli registrati, drasticamente scarsi o addirittura nulli: in media, nell’area considerata, è caduta un solo 1ml di acqua”. Il contesto distrettuale pertanto “risulta attualmente analogo ai monitoraggi del recente passato con gran parte della Lombardia in condizioni di progressivo peggioramento, dove le piogge di luglio e serbatoi colmi già da inizio stagione hanno garantito un “estate sostanzialmente tranquilla” sia alle colture tipiche locali che agli habitat naturali del territorio”.

L’area a Sud del Po invece, in costante sofferenza per tutto il periodo estivo, con zone di forte criticità a macchia di leopardo, “ha ulteriormente patito le alte temperature registrate nell’ultimo mese e la pressoché totale assenza di precipitazioni significative ormai assenti da più di due mesi, hanno reso il territorio del tutto arido”. Le zone che ad oggi manifestano criticità più marcata sono Piemonte Meridionale, Emilia-Romagna e Alto Marchigiano. Le portate del Grande fiume si mantengono invece costanti, ma comunque sotto la media, a Pontelagoscuro che, in queste ultimissime ore, risulta pari a 760 m3/s (- 30% sulle medie). I livelli idrometrici dei grandi laghi sono in linea con l’andamento stagionale e vedono un graduale abbassamento per garantire un volume di laminazione in previsione delle consuete piogge autunnali.

Oltre alla scarsità evidente di precipitazioni nelle prime due settimane di settembre viene sottolineato che, “se il trend fosse confermato anche per il resto dei giorni del mese, quindi con assenza di ulteriori piogge consistenti, ci troveremmo ad affrontare uno dei settembre più secchi di sempre, tuttavia la forte variabilità del mese fa sperare in un aumento delle precipitazioni a lungo termine”. In Emilia-Romagna per esempio, calcolando le piogge dall’inizio del mese di marzo alla metà di settembre, emerge un deficit medio regionale, sul clima 2001-2020, di circa 178 mm (- 47.5 %); su vaste aree del settore orientale, particolarmente in Romagna, sui rilievi del Bolognese e in altre aree più ristrette dei rilievi occidentali, il deficit di pioggia raggiunge i valori massimi con una percentuale superiore al 60 %. Se consideriamo la pioggia complessiva dal 1° marzo al 2 settembre 2021 abbiamo i mesi più aridi dal 1961. Seppur in discesa, rispetto il clima torrido di agosto, anche le temperature rimangono, nei primi giorni di settembre, allineate con il mese precedente, con medie superiori di 2/3 gradi.

Crisi anche nella fascia Piemontese centro meridionale, il deflusso di tutti i corsi d’acqua è in progressiva diminuzione e l’unica fonte attuale di approvvigionamento è rappresentata dai laghi regolati. I cambiamenti climatici – rimarca l’Autorità Distrettuale del Fiume Po -, con l’evidente tropicalizzazione del clima, stanno condizionando pesantemente il mondo dell’agricoltura e al contempo alterano progressivamente gli equilibri ambientali dei paesaggi naturali e fluviali. “In queste condizioni penalizzanti in continuo mutamento – ha evidenziato il Segretario Generale dell’Autorità Distrettuale del Fiume Po- MiTE Meuccio Berselli – è chiaro che la nuova normativa comunitaria che l’Unione Europea ha deciso di introdurre a breve e che prevede misure ancor più stringenti riguardo ai deflussi ecologici (pur ponendosi importanti obiettivi sotto l’aspetto della conservazione dell’ecosistema acquatico e degli utilizzi), va rivista in tempo utile. Serve un calcolo “ad hoc” per ogni area geografica che tenga conto delle medie reali e delle condizioni locali; è comprensibile che Italia, Spagna o Grecia non possano e non debbano essere comparate a Danimarca o Olanda, presentando condizioni climatiche e ambientali completamente differenti. Sotto questo profilo, non trascurabile in prospettiva, occorre agire prima che sia tardi”.

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