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Addio a Antonio Marchini, semplice tra i grandi: il ricordo di Mauro Molinaroli

Piacenza in lutto per la scomparsa di Antonio Marchini, il ricordo di Mauro Molinaroli, giornalista e scrittore

L’ultima volta che vidi Antonio Marchini eravamo in epoca ante Covid; si commosse perché – disse – avrebbe voluto ancora una volta organizzare il “suo” Cuore d’Oro, il riconoscimento a medici, scienziati, banchieri e persino a un ministro e a un alto prelato, a Bosco dei Santi a Mortizza, suo luogo dell’anima, che a ottobre sotto al Tendone dei Trapianti, catturava gran parte delle autorità e della gente di Piacenza. Marchini era un uomo buono, ci eravamo conosciuti negli anni Novanta ed ero diventato col tempo un suo punto di riferimento insieme agli amici della Mietitrebbia, associazione benefica che aveva fondato nel 1975; altri suoi referenti erano l’oncologo Luigi Cavanna, il cardiochirurgo Mario Viganò, la neurologa Donata Guidetti, Angela Opizzi, Mario Montermini Bolla, il comandante dei Carabinieri della stazione di Rivergaro, Roberto Guasco, e gli storici docenti dell’Università di Agraria, Bertoni e Piva.

In sé aveva il seme della furbizia, ma nutriva anche l’amore per le poesie dialettali che componeva insieme a don Luigi Bearesi, altro suo grande amico; una pubblicazione di loro poesie dialettali curata da chi scrive, venne realizzata dalla Banca di Piacenza. Ne era orgoglioso, così come era molto lieto di avere condiviso, in anni lontani, la propria amicizia con don Pio Marchettini, storico sacerdote direttore del Collegio Morigi e prima ancora, parroco di Roncaglia. Ci si vedeva spesso con Antonio, si conversava di tutto e di niente, di storie lontane legate al mondo dell’agricoltura e del fatto che ai suoi tempi era riuscito a terminare le scuole elementari. Conosceva sindaci, personaggi pubblici, uomini e donne di buona volontà e ricordava spesso gli anni giovanili. Improvvisamente, tra un ricordo e l’altro, tirava fuori un foglietto e mi leggeva alcune rime in lingua dialettale. Poi tornava sul Cuore d’Oro, sul tendone di Mortizza ed era già impegnato a pensare all’edizione che sarebbe venuta. Scrissi in un libro la sua storia, telefonava un paio di volte al giorno. Mi voleva bene e gli ho voluto bene.

Oggi la notizia, una telefonata della figlia Daniela con il groppo alla gola. Ricordi che vanno e vengono, l’ingiuria di un tempo crudele e il rimpianto per i giorni felici, quando, munito di campanaccio, cappello e dotato di un tabarro nero, dava il via alla sua manifestazione, tra risate e applausi, un po’ comico e un po’ intrattenitore. Tutti ridevano e applaudivano. Ed era esaltante tutto ciò. E allora vai Antonio, sei stato un grande, lassù ti aspettano don Bearesi e don Pio per comporre nuovi versi su tutti noi che ti piangiamo, perché questo meriti, il paradiso dei giusti. Salut.

Mauro Molinaroli

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