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Alla scoperta di Medicine and Surgery “I nostri laureati lavoreranno in tutto il mondo”

La lingua comune è l’inglese. Ma oltre all’idioma internazionale per eccellenza, si parla italiano – ovviamente – greco, israeliano, libanese, giapponese, camerunense, belga. E’ un melting pot di culture e provenienze quello che si è formato nella Sala degli Arazzi della Galleria Alberoni di Piacenza, dove da lunedì 18 ottobre ha preso il via il corso di laurea magistrale a ciclo unico dell’Università di Parma “Medicine and Surgery”, della durata complessiva di sei anni.

A pieno regime le lezioni saranno frequentate da cento studenti, ma per il momento – in attesa che finisca la fase di scorrimento delle graduatorie – hanno presenziato solo una ventina di giovani aspiranti medici. “A riprova del taglio internazionale che avrà il corso, il 60% dei posti è stato riservato a studenti europei, mentre il 40% sarà extra Unione Europea – spiega Marco Vitale, referente del corso – . Ad oggi hanno perfezionato l’iscrizione circa la metà degli ammessi, ma nell’arco di un mese contiamo di aver completato definitivamente la classe”.

Come è strutturato il corso e quali sono le sue peculiarità? “L’impostazione è di tipo anglosassone: il primo anno e mezzo sarà dedicato a morfologia, biochimica, fisiologia. Poi la parte centrale del corso, dal quarto al nono semestre – fino a metà quarto anno – sarà incentrato sulla parte clinica; mentre dal quinto anno ci si focalizzerà sulla epidemiologia e sullo studio della legislazione e della organizzazione sanitaria nei diversi paesi europei, al fine di permettere agli studenti di operare, in prospettiva, in un territorio globale. Tutto il sesto anno sarà invece dedicato alla preparazione della tesi e al tirocinio clinico pratico. Comunque, mi preme sottolineare che, sin dal secondo anno, gli studenti saranno coinvolti in una serie di internati (clerkship) in ospedale, mentre nell’ultimo anno verrà dato un taglio professionalizzante. Una delle peculiarità principali del corso, inoltre, è la ‘contaminazione’ con lo studio delle tecnologie biomediche: vogliamo formare dei profili medici in grado di comprendere le basi teoriche legate al funzionamento delle strumentazioni che si usano in ospedale”.

Quanto ha influito (se lo ha fatto) il covid nel cambiare la formazione medica? “Più che nella formazione, il periodo che stiamo vivendo inciderà nei contenuti dei corsi. Nell’arco del percorso accademico, gli studenti avranno la possibilità di seguire lezioni su malattie infettive ed igiene e salute pubblica in cui verranno sicuramente toccate tematiche inerenti alla prevenzione epidemiologica e al long covid”.

Tra 6 anni che medici saranno i ragazzi iscritti a Medicine and surgery? “Saranno giovani che avranno tutte le competenze cliniche del medico neolaureato, ma anche, come detto, un complemento di competenza tecnologiche da un lato e, dall’altro, di conoscenza dell’organizzazione sanitaria nei diversi sistemi europei. L’ambizione è creare un medico che abbia la passione per ricerca e medicina, ma che sviluppi anche l’esigenza di un aggiornamento professionale continuo, poiché la medicina, nei suoi contenuti, cambia sempre più rapidamente”.

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