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Centri educativi, in tre anni seguiti più di mille minori “Luoghi di inclusione e crescita”

Quattordici centri sparsi in tutto il territorio provinciale, dove in tre anni sono stati accompagnati 1066 minori – tra i 6 e i 17 anni – 656 dei quali provenienti dai servizi sociali, quindi in condizione di particolare fragilità e disagio familiare. Sono, in sintesi, i numeri che descrivono l’attività delle tre realtà – Casa del Fanciullo, Eureka e Oltre – che nel triennio 2018-2021 hanno gestito i centri socio educativi del Comune di Piacenza.

“Un impegno che verrà rinnovato anche nel prossimo triennio 2021-2024, grazie all’assegnazione del nuovo bando da 2milioni e 900mila euro – ha spiegato, nel corso di una conferenza stampa, l’assessore ai Servizi Sociali del Comune di Piacenza Federica Sgorbati -. I numeri dell’attività appena conclusa sono importanti, ma non dicono tutto – ha aggiunto -, perché dietro ogni numero c’è un ragazzino o un bambino. Ringrazio gli educatori per la loro capacità di creare rapporti di fiducia, in particolare nel periodo del lockdown, dove sono stati riferimenti importanti”. Il dettaglio dei servizi e dei dati è stato illustrato da Emiliano Sampaolo della cooperativa Eureka. “La nostra attività si divide sostanzialmente in due parti – ha spiegato -, una più focalizzata sugli aspetti scolastici, l’altra su quelli più propriamente socio educativi. Nell’ultimo triennio i minori iscritti ai nostri centri sono stati più di mille, 656 dei quali seguiti dai servizi sociali. Centocinquanta frequentano la scuola primaria, 607 la secondaria di primo grado e 309 la secondaria di secondo grado. La maggior parte – 521 – sono italiani, 143 sono stranieri di prima generazione, 402 di seconda generazione”.

Sono poi intervenute Maria Chiara Bisotti, presidente della cooperativa Oltre, e Maria Scagnelli della Casa del Fanciullo. “I centri educativi – ha evidenziato Bisotti – sono veri e propri presidi dove si fa un importante lavoro socio educativo, di prevenzione del disagio e promozione del benessere. Per far ciò serve la competenza degli educatori, ma anche una rete di collaborazione di tutto il territorio: i centri educativi sono luoghi di inclusione, un’occasione di crescita per tutti”. Parole sottoscritte da Scagnelli, che ha anche ricordato il difficile periodo del lockdwon. Lunghi mesi di reclusione in cui l’attività dei centri educativi piacentini ha dovuto, giocoforza, reinventarsi.  “Ci siamo trovati ad affrontare una situazione nuova – ha affermato -: si sono quindi sperimentate tecniche innovative per stare vicino ai ragazzi e alle famiglie e, in alcuni casi, abbiamo anche fornito la strumentazione necessaria per seguire le lezioni a distanza. Abbiamo provato ad essere un punto di riferimento sia per la parte di didattica che per quella relazionale e di gioco. Nonostante la distanza, con le famiglie abbiamo stabilito un’intimità incredibile, siamo letteralmente entrati nelle loro case e nelle loro relazioni”.

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