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Covid, in ospedale gli oggetti di chi non ce l’ha fatta “Le famiglie ci contattino”

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Un paio di fedi – dentro sono incise le parole “da Pasqualina a Giovanni”, “da Giovanni a Pasqualina” – una foto con appiccicato sopra un post it e la scritta “Ciao mammona, stai tranquilla. Ci vediamo presto. Un bacione”, una piccola scatolina bianca con all’interno un ciondolo. Nell’ospedale di Piacenza lo tsunami covid, ora che le ondate più forti si sono ritirate, oltre al dolore e alla sofferenza ha lasciato alle sue spalle una serie di oggetti rimasti senza proprietario e non ancora reclamati.

Effetti personali, appartenenti a pazienti che nella maggior parte dei casi non ce l’hanno fatta, testimonianza intima e commossa di un’emergenza che ha segnato tutti nel profondo. Ecco perché l’azienda sanitaria ha lanciato un appello per provare a restituire questi “oggetti smarriti” ai familiari o agli amici dei legittimi proprietari. Una mission che, già dall’estate del 2020, impegna un team di professionisti dell’Ausl e che nel giro di poco più di un anno ha portato alla riconsegna di una grande quantità di indumenti, orologi, gioielli e beni più o meno preziosi, spesso dal grande valore simbolico ed affettivo. Un modo, in alcuni casi anche doloroso, per potersi riconciliare con una persona cara perduta a causa del covid. Ci sono però alcune storie, come quella delle fedi, del post-it con foto e del ciondolo, che rimangono ancora “aperte”.

Chi avesse riconosciuto gli oggetti in questione e volesse recuperarli, ovviamente fornendo una descrizione utile per identificarli, può quindi contattare i responsabili del percorso di restituzione dell’Ausl scrivendo una mail a urp@ausl.pc.it.

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