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Discoteche verso la riapertura ridotta “Punto di partenza, ma così non si guadagna”

Discoteche e sale da ballo, si avvicina la ripartenza. Secondo il parere del Cts (il Comitato tecnico scientifico che supporta il Governo nelle decisioni relative all’epidemia), in zona bianca questi locali potranno riaprire, almeno inizialmente, con capienza massima al 35% al chiuso e al 50% all’aperto. Obbligatorio il green pass per entrare e l’utilizzo della mascherina all’interno della struttura, che si potrà togliere quando si è in pista a ballare.

Dopo un lungo periodo di chiusura che ha imposto la necessità di reinventare la propria attività, la notizia è stata accolta con cautela e un po’ di scetticismo dai gestori di discoteche piacentine. “Già quest’estate il Cts aveva dato il via libera alla ripartenza, ma poi la politica ci aveva tenuti al palo – rimarca Roberto Carbonetti, vicepresidente nazionale di Silb (Sindacato Italiano Locali da Ballo), l’associazione di categoria che riunisce le imprese di intrattenimento da ballo e di spettacolo, nonché gestore di diversi locali in provincia di Piacenza -. In ogni caso sarebbe quantomeno un punto di partenza, anche se la riapertura al 35% al chiuso è molto sacrificante. Assurdo pensare che in questo modo si possa guadagnare, penso soprattutto alle discoteche più piccole”. “L’obiettivo – aggiunge – deve essere quello di tornare alla capienza massima, del resto abbiamo visto in questo anno e mezzo che ciò che ha fatto salire i casi era ben altro e non le sale da ballo. Se il green pass ha una valenza è quella di far ripartire le attività, quindi non vedo perché ciò non debba riguardare anche noi”.

Durante l’estate, nei locali gestiti da Carbonetti al ballo in pista si è sostituito il Lounge Bar, serate musicali con persone sedute e distanziate. “Si è trattato di un palliativo per non restare totalmente fermi e garantire la sopravvivenza dell’azienda – spiega -. Ma la discoteca deve essere anche, e soprattutto, punto di incontro, di movimento e contatto fisico. Chiudere le nostre attività, del resto, non ha impedito che le persone, soprattutto i giovani, si organizzassero in un altro modo, spesso in maniera abusiva e poco controllata. Per questo è meglio farlo in contenitori che rispettano tutti gli standard di sicurezza. I locali italiani, in questo senso, sono i migliori in Europa”.

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