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Edilizia scolastica, negli ultimi 5 anni a Piacenza interventi di manutenzione straordinaria in tutti gli edifici

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A Piacenza negli ultimi 5 anni tutti gli edifici scolastici hanno subito interventi di manutenzione straordinaria.

A dirlo è l’ultimo report “Ecosistema Scuola” (SCARICALO QUI) diffuso da Legambiente e contenente i dati aggiornati al 2020 sulla qualità dell’edilizia scolastica e dei servizi in Italia. Secondo il dossier di Legambiente, sul fronte della manutenzione straordinaria, a livello nazionale gli edifici in cui si è intervenuti negli ultimi 5 anni sono il 57,7%, tuttavia non si è riusciti a soddisfare tutte le necessità visto che il 41% richiede interventi urgenti. Urgenza che nel caso delle scuole del Sud e delle Isole sale al 55% e al 56,7%, scendendo al 31,2% nel caso di edifici del Nord.

Belluno, Cesena, Cremona, Massa, Oristano, Pavia, Piacenza, Taranto, Trento, Trieste e Vibo Valentia le amministrazioni con tutti gli edifici interessati, negli ultimi 5 anni, da interventi di manutenzione straordinaria. Tuttavia, mentre Cremona, Piacenza e Trento a fronte degli interventi effettuati non esprimono l’esigenza di interventi urgenti, Belluno, Cesena, Oristano e Taranto ne richiedono di ulteriori su tutti o buona parte degli edifici. Si accentua il divario tra i fondi stanziati e quelli effettivamente spesi per la manutenzione straordinaria – evidenzia il rapporto di Legambiente -. Nel 2020 gli stanziamenti dei Comuni sono cresciuti notevolmente rispetto alla media degli ultimi 5 anni per singolo edificio. Dai circa 30mila euro a edificio si è arrivati a 47mila, tuttavia la spesa, seppure aumentata e passata da 16mila a quasi 19mila euro a edificio, risulta essere soltanto il 40% dello stanziato, mentre mediamente nei 5 anni precedenti rappresentava il 55%. Resta pressoché costante la spesa media in manutenzione ordinaria, circa 8mila euro, seppure gli stanziamenti siano leggermente aumentati passando da 9 a 10mila euro di media a edificio.

Più in generale, l’analisi di Legambiente mette in luce come in Italia la scuola continui ad andare a due velocità. Resta ampio il divario tra le scuole del Centro Nord e quelle del Sud e delle Isole sul fronte dell’edilizia scolastica e dei servizi: troppe ancora le emergenze strutturali da affrontare e le disuguaglianze da colmare, complice anche la pandemia che ha aumentato le disparità, la dispersione scolastica e il disagio sociale. La fotografia di Legambiente fa il punto sullo stato di salute di 7.037 edifici scolastici di 98 capoluoghi di provincia, frequentati da oltre 1,4 milioni di studenti, a pochi giorni dall’annuncio del Ministro dell’Istruzione Bianchi sulla ripartizione dei fondi del PNRR previsti per questo settore. Nel 2020 i comuni del Centro-Nord mediamente dichiarano di avere necessità di interventi urgenti in poco più del 36% di scuole, contro quelli del Sud e delle Isole che li richiedono per quasi il 56% degli edifici, che per di più sono in area sismica 1 e 2 nel 74% dei casi, ben trenta punti percentuali sopra la media nazionale (44%).

Preoccupa anche il divario sul fronte dei principali servizi, predominanti al Centro-Nord rispetto al Sud-Isole: Classi a tempo pieno – 43% nelle scuole del Centro-Nord contro il 16% del Sud-Isole -, servizio mensa – 65,5% contro 47,9% –, servizio scuolabus – nel 29% degli istituti rispetto al 13,6%. Ancora troppo basse le pratiche che consentono i percorsi casa-scuola in autonomia e sicurezza: il servizio di pedibus è presente nella Penisola nel 5% delle scuole, in gran parte concentrato nelle regioni settentrionali, così come il servizio di bicibus presente esclusivamente nello 0,2% delle scuole del Nord. Per quanto riguarda gli edifici presenti in strade scolastiche, il 10,8 % si concentra al Nord, il 5,3% al Centro contro il 4,1% del Sud e lo 0,0% delle isole; altro dato riguarda gli edifici posti in Zone 30, il 16,4% si trova al Nord, il 9,3% al Centro mentre il 20% si concentra al Sud e lo 0,0% nelle isole.

Dati e numeri che per Legambiente possono cambiare e migliorare se davvero la transizione ecologica si concretizzerà anche nelle scuole affrontando le emergenze strutturali e colmando ritardi e disuguaglianze. A questo riguardo i 17 miliardi di euro del PNRR previsti per la scuola, di cui 5 miliardi in arrivo entro novembre, rappresentano il primo step da cui partire purché le risorse in questione vengano indirizzate dove c’è più bisogno per fragilità strutturale, come le aree interne più soggette a terremoti e a fenomeni di dissesto, e per fragilità sociale legata alla povertà educativa e materiale, come le periferie urbane. Per questo Legambiente chiede di partire con la messa in sicurezza ed efficienza energetica degli edifici scolastici, intervenendo prioritariamente al miglioramento ed adeguamento sismico di tutte le scuole ricadenti nelle zone sismiche 1 e 2 e all’efficientamento energetico per raggiungere una diminuzione dei consumi del 50%. Gli edifici in area sismica 1, che in tutta la Penisola sono il 4,1%, e quelli in area sismica 2, che sono il 30,9% e di puntare sull’efficientamento energetico. Al Sud gli edifici complessivamente posti in entrambe le aree sono 86,2%. Sarà poi importante prevedere sostegno tecnico e amministrativo agli Enti Locali per l’orientamento al reperimento di fondi, le attività di progettazione nell’ottica dell’innovazione sostenibile e dell’efficiente gestione dei cantieri e rendere l’Anagrafe scolastica consultabile affinché siano esplicite le condizioni degli edifici e le entità dei fabbisogni.

“Ora più che mai, con le ingenti risorse del PNRR previste anche per le scuole, l’asticella della sfida in termini di messa in sicurezza, riqualificazione e sostenibilità ambientale si fa sempre più alta. La scuola – dichiara Claudia Cappelletti, responsabile nazionale scuola Legambiente – è al centro della transizione ecologica nella doppia e interconnessa veste di principale leva educativa e culturale del Paese che deve interpretare le sfide di cambiamento alle quali educare le nuove generazioni e nello stesso tempo beneficiaria di risorse e opportunità, per essere messa nelle condizioni di essere capace di assolvere a questo ruolo. La qualità diffusa dell’edilizia scolastica e l’accesso per tutti e in tutti i territori ai servizi connessi alla scuola, è una parte dirimente del ripristino di queste condizioni. Investire fortemente nella sostenibilità ambientale, riteniamo, possa tenere assieme queste due velocità della transizione ecologica”.

Dati Nazionali – A questa lettura sulla scuola a due velocità, il report di Legambiente affianca anche quella nazionale che ci restituisce un patrimonio edilizio scolastico vetusto e poco sostenibile. Nella Penisola un edificio su due non dispone ancora del certificato di collaudo statico (46,8%), di agibilità (49,9%), prevenzione incendi (43,9%). Sale al 41% la percentuale degli edifici che necessitano di manutenzione urgente contro il 29,2% del 2019. Pochissimi i nuovi edifici costruiti con criteri di bioedilizia, sono lo 0,9%. Appena 387 quelli classificati in classe energetica A. Scuole e pandemia: Nel 2020 c’è da sottolineare l’impegno delle scuole (21% di esse) per realizzare nuove aule (788) e recuperane altre (411) da spazi inutilizzati. Bene anche il potenziamento della rete internet per la DAD realizzata mediamente dal 61% dei comuni nelle scuole e il completo cablaggio della rete in più della metà degli edifici. Cresce anche l’attenzione per il trasporto con quasi il 68% delle amministrazioni che nel 2020 dichiara di aver adottato misure specifiche per l’organizzazione del servizio scolastico, di aver incrementato per più del 35% delle scuole i mezzi di trasporto pubblico (per un 28% utilizzando aziende private) e di aver ampliato nel 30,4% le fasce orarie per il trasporto. Sul fronte mense, aumentano del 20% quelle che utilizzano stoviglie monouso probabilmente per effetto del Covid, passando dal 56,3 del 2019 al 72,5% nel 2020.

Entrando nello specifico del dossier, l’associazione ha poi confrontato nel dettaglio i dati generali del report con gli ambiti verso i quali sono destinati i fondi del PNRR, sottolineando punti e criticità da affrontare. Per quanto riguarda la ristrutturazione degli edifici, saranno destinati 500 milioni. Per l’associazione ambientalista, oltre a fare scelte prioritarie a beneficio delle situazioni strutturali più precarie nelle aree più fragili a partire dalle zone sismiche, sarà importante non prorogare più la scadenza della verifica di vulnerabilità sismica di tutte le scuole, oggi effettuata dalle amministrazioni solo sul 31,5% degli edifici. Accelerare il percorso di efficientemente energetico: sono ancora più del 73% degli edifici nelle ultime tre classi energetiche e solo il 5,5% in classe A. In questa partita sarà fondamentale risolvere alcuni nodi come ridurre la forbice fra fondi stanziati e fondi spesi (su circa 47mila euro a edificio stanziati per la manutenzione straordinaria nel 2020, meno della metà poi sono stati realmente spesi), ridurre i tempi di durata dei cantieri, che da una elaborazione di Legambiente dello scorso anno su dati GIES, si attestano mediamente intorno ai 300 giorni.

Nuove scuole e palestre – la cifra più ingente del PNRR, 800 milioni di euro, verrà dedicata alla realizzazione di nuove scuole. Considerando un costo medio a scuola di 1,3 milioni di euro (elaborazione dati GIES), Legambiente quantifica che si possa parlare di circa 600 nuove edificazioni. L’auspicio è che possano essere delle scuole modello della giusta transizione: innovative, sempre più sostenibili, progettate in maniera partecipata con il territorio e la comunità scolastica e collocate nelle aree socialmente e ambientalmente più svantaggiate del Paese. Ben venga anche la realizzazione di nuove palestre (investimento previsto pari a 300 milioni di euro), visto e considerando che secondo il report di Legambiente nel 2020 una scuola su due ne è priva e un impianto sportivo su quattro in dotazione delle scuole necessita di interventi di manutenzione urgenti. Per l’associazione il potenziamento delle infrastrutture sportive scolastiche andrà valorizzato anche come spazio aperto al territorio in orario extrascolastico per garantire l’accesso allo sport a più ragazzi e adulti, come già mediamente accade in circa il 57% degli impianti sportivi scolastici esistenti. Sarà importante realizzare anche impianti outdoor, oggi presenti su circa il 31% degli edifici con impianti sportivi, risultati vitali per lo svolgimento dell’attività didattica durante la pandemia.

Mense scolastiche – 400 milioni di euro sono gli investimenti previsti per le nuove mense. L’auspicio per Legambiente è che queste mense siano anche connesse ad un investimento nell’ampliamento del tempo pieno soprattutto nelle scuole del Sud e delle Isole che oggi hanno rispettivamente il 12,2% e il 19,9% di classi interessate da questa modalità, contro una media nazionale del 32,3%. Il servizio mensa, secondo i dati del report, anche per carenze infrastrutturali, è assente mediamente in circa il 40% degli edifici scolastici della Penisola, circa il 64% nelle isole. Nota positiva è che dove sono presenti, in più del’85% delle mense vengono serviti prodotti biologici, quasi il 100% servono prodotti di stagione e circa l’81% privilegiano i prodotti a km 0. Quasi il 98% dei Comuni prevede menù alternativi per motivi culturali e religiosi.

Buone pratiche – Infine nel report Legambiente raccoglie e segnala anche alcune buone pratiche raccontando diverse realtà scolastiche hanno deciso di puntare veramente e concretamente sulla sostenibilità. Solo per citarne alcuni, si va dalla scuola secondaria di primo grado Carducci-Purgotti di Perugia realizzata nel 2020 seguendo i principi della sostenibilità e criteri antisismici, passando a quella secondaria di primo grado A. Brancati di Pesaro, inaugurata a settembre 2020, che ha ricevuto il prestigioso riconoscimento Leed (The Leadership in Energy and Environmental Design) come uno degli edifici più ecosostenibili al mondo. Da Prato arriva il progetto Demos che dal 2018 promuove una mobilità casa-scuola più attenta ai temi della sicurezza, della qualità dell’aria e del benessere collettivo. Un’iniziativa pilota poi replicata in altre scuole del territorio. Sono state avviate numerose linee di pedibus autogestite e animate da genitori accompagnatori che partecipano attivamente al progetto.

Focus Emilia-Romagna – In Emilia-Romagna l’indagine restituisce un quadro abbastanza positivo sia sulla qualità dell’edilizia scolastica che dei servizi. Rilevanti soprattutto i dati che riguardano la mobilità casa-scuola e la sicurezza delle aree antistanti gli edifici, che vedono Modena e Reggio-Emilia fra le città italiane con il maggior numero di scuole raggiungibili in bicicletta grazie alla presenza di piste ciclabili lungo il percorso. In generale gli edifici scolastici con piste ciclabili nell’area antistante sono il 56,4% (su una media nazionale del 15,3%) e il 77,8% quelli dove sono presenti le rastrelliere per mettere in sicurezza le bici (su una media nazionale del 37,7%), quota che arriva al 100% a Ravenna e Modena. Molto positivi anche i dati che riguardano invece le attività e i servizi extrascolastici messi a disposizione dei ragazzi: il 40,7% degli edifici dispongono di una biblioteca (media nazionale 47,1%), l’87,5% dei Comuni finanziano progetti educativi delle scuole (media nazionale 68,4%) e il 75% quelli inerenti i progetti-iniziative per gli under 14 (media nazionale 47,1%).

Nel dossier emerge che Reggio-Emilia è la citta che investe maggiormente in Italia per i progetti di integrazione scolastica, laboratori linguistici, mediazione culturale, qualificazione offerta formativa, formazione digitale, con una media per singolo studente di 250 euro. Primato detenuto anche per i progetti rivolti agli under 14, come scuole aperte nel pomeriggio, spazi culturali ed educativi interdisciplinari, integrazione e agevolazioni per centri estivi, oratori cittadini, con una media per singolo studente di 120 euro. Infine la città di Parma figura nella top five dei Comuni con maggiore capacità di spesa per manutenzione straordinaria, con una media investimenti per singolo edificio scolastico di € 72.438.

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