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“Passare dal lamento all’appello per trasformare questa stagione in tempo di grazia”

Sì è aperto giovedì, in occasione della Solennità della Dedicazione della Cattedrale, il nuovo Anno Pastorale diocesano con la presentazione da parte del vescovo Adriano Cevolotto della lettera pastorale nel corso di una cerimonia in San Francesco, che anticipa la celebrazione eucaristica in Cattedrale (ore 20.30, diretta sul canale youtube piacenzadiocesi.tv) – presieduta dal Cardinale Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di Bologna – per l’apertura dell’Anno giubilare. A seguire è in programma l’inaugurazione del nuovo allestimento del museo Kronos, con la presentazione dell’innovativa app con contenuti storici e culturali, fruibile anche da persone con disturbi dello spettro autistico grazie alla collaborazione con la Matita Parlante. Non solo: sulla facciata del museo verranno proiettate le immagini di don Ezio Molinari e Irene Triggia, una gallery fotografica che rende omaggio alle bellezze del Creato.

“Un evento importante, con due motori – sottolinea il vescovo Cevolotto -: da una parte i 900 anni dell’inizio della costruzione della Cattedrale, dall’altra parte l’avvio dell’anno pastorale nel percorso del cammino sinodale che la Chiesa Italiana si appresta a cominciare, facendo in modo che il riavvio delle comunità pastorali sia un momento di partecipazione da parte di tutti”. Per l’occasione è stato composto anche l’inno del Giubileo del Duomo, “Beato chi abita la tua casa”, con la musica del Maestro Federico Perotti e le parole di Dario Carini, che – spiega monsignor Cevolotto – vuole mettere insieme i vari significati del termine “chiesa”, come edificio ma anche come comunità”.

LA TENDA DEL CAMMINO – “Siamo tutti consapevoli – scrive il vescovo nella lettera pastorale – che il periodo che stiamo attraversando, dal punto di vista personale, ecclesiale e civile, è una condizione di fatica e per molti aspetti di disorientamento. Dal momento che il Signore abita la terra ed è Signore della storia, come credenti dovremmo essere certi che può diventare un tempo di grazia. Tuttavia per poter testimoniare questa certezza non basta ripeterla: è necessario vivere la nostra condizione con speranza. Solo cosi potremo essere una presenza profetica, che narra altro rispetto a ciò che la maggioranza avverte e sperimenta. Dobbiamo riconoscere che da soli, lasciati a noi stessi, non riusciamo a differenziarci dagli altri. Per questo abbiamo bisogno umilmente di imparare, di accettare di essere istruiti, di metterci alla scuola di qualcuno. Il Signore attraverso la sua Parola ci permette di avere uno sguardo e un cuore differenti per abitare questo tempo singolare. […] L’esperienza dell’Esodo, raccolta nella Bibbia, ha la forza di interpretare la nostra situazione attuale. In quel cammino, e nella fede che lì ha preso forma, troviamo narrati i passaggi decisivi, insieme ai pericoli e alle tentazioni, che caratterizzano la nostra esistenza”.

“Utilizzando uno slogan potremmo dire che il nostro tempo, per essere vissuto come un Esodo, deve passare dal lamento, all’appello. Il lamento è infatti la reazione immediata e più diffusa, anche tra noi sacerdoti, diaconi e laici, quando viene a mancare qualcosa (fuori e dentro di noi, nelle nostre comunità, nel nostro presbiterio); quando vengono meno delle aspettative e cresce la delusione; quando il presente non sembra essere in grado di prometterci un domani, magari come lo vorremmo noi. In questa situazione in noi e tra di noi si fa strada il lamento, la nostalgia e la conseguente mormorazione. Cresce poi la pretesa. Perchè continuare a vivere intristiti, arrabbiati, recriminatori? Talvolta il lamento sterile può essere sostituito dalla frenesia delle cose da fare o dalla pretesa che altri ci diano risposte o soluzioni (che per lo più non sono a portata di mano). D’altronde anche nel cammino dell’Esodo il popolo protesta e mormora contro Mose e Aronne. La ricerca del colpevole di turno del proprio disagio e dei problemi che incontriamo può nascondere la fuga dal lasciarsi interrogare”.

“Non possiamo rinunciare a chiederci cosa si possa rivelare in tale situazione, cosa ci richieda, cosa ci offra. Ogni tempo e ogni condizione per il fatto che sono abitate dal Signore della storia portano un appello, una chiamata e solo così una stagione all’apparenza fallimentare, segnata dalla fine di tante cose, si può trasformare in un tempo favorevole, in tempo di grazia. C’e bisogno di discernimento personale e comunitario e per questo di docilità allo Spirito Santo, di desiderio e di capacità di ascolto umile, di una responsabilità condivisa (non è il tempo dell’uomo solo al comando – se mai c’e stato – né si può sognare qualcuno che ci pensi e abbia le soluzioni che possano e debbano andare bene a tutti). […] Quello che vorremmo fare in questo anno pastorale, nel quale auspichiamo che le Comunita pastorali possano trovare lo slancio per la partenza o la ripartenza, è di offrire un’esperienza sinodale, cioè un’esperienza bella e attraente di un camminare insieme, esercitandoci tutti in quello che è chiamato “discernimento comunitario”.

“Nel cammino dell’Esodo viene piantata una tenda speciale, quella dell’incontro. Nella quale avviene l’incontro di Jahvé con Mose. Essa assicura la presenza del Signore e garantisce che il cammino sia indicato da Lui. Perche lungo la strada è possibile appropriarsi della direzione da prendere e in quel momento Dio diventa un idolo da condurre dove si vuole, piuttosto che essere Colui che indica la direzione e che segna i tempi. […] In quest’anno la nostra Chiesa celebra un anniversario significativo: i 900 anni dell’inizio della costruzione della Cattedrale di Piacenza. In questi secoli è stata segno sicuro che Dio non veniva meno alla sua promessa di stare in mezzo al suo popolo. E segno anche per noi che le promesse di Dio non vengono meno, che la sua presenza non si riduce ad un luogo, ma che in esso sono raccolte le tante forme con le quali Egli non fa mancare il suo aiuto e sostegno. Perciò vogliamo vivere in modo provvidenziale questo Anno Giubilare che può sostenere la nostra conversione e il desiderio di dare inizio ad un nuovo volto di Chiesa, piu sinodale e percio piu capace di valorizzare i doni che il Signore suscita in mezzo a noi”.

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