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Sui passi di don Borea, inaugurato il sentiero partigiano tra Obolo e Bramaiano

Ogni giorno, durante l’occupazione nazista delle vallate piacentine, don Giuseppe Borea, prete partigiano, percorreva il sentiero da Obolo al preventorio di Bettola, per curare e assistere prigionieri e feriti. Anche per questo verrà condannato a morte dagli uomini della Repubblica Sociale. Per ripercorrere i suoi passi, fatti di coraggio e impegno, il Museo della Resistenza Piacentina, in collaborazione con gli abitanti di Obolo, Oltre la Storia – Associazione Culturale e Complesso Monumentale Cattedrale di Piacenza, ha inaugurato domenica 1o ottobre un sentiero dedicato.

“Il cammino di don Borea” è nato dalla collaborazione tra Museo della Resistenza e Associazione “Oltre la Storia”, che da anni si occupa di raccogliere testimonianze e documenti sulla vicenda di don Giuseppe Borea, il sentiero si unisce ai numerosi percorsi già tracciati dai volontari del Museo della Resistenza, e fruibili in autonomia (grazie alle audioguide scaricabili gratuitamente https://paesaggioememoria.it/it/i-sentieri/) oppure in compagnia, grazie a visite guidate, escursioni naturalistiche e drammatizzazioni storiche.

sentiero partigiano Don Borea

“Sono percorsi tematici, che raccontano una storia ma permettono di ampliare lo sguardo a un tema più generale: in questo caso il ruolo dei sacerdoti, ma già abbiamo lavorato sui combattenti stranieri nella Resistenza italiana, sui rastrellamenti e sul loro impatto sulla popolazione civile, sui lanci alleati che rifornivano i combattenti – spiega Alessandro Pigazzini del Museo della Resistenza Piacentina -. Purtroppo col trascorrere del tempo sempre più spesso dobbiamo rinunciare all’incontro con i partigiani, che erano l’anima e la colonna portante del Museo. Immergerci nei luoghi dove loro hanno combattuto e vissuto la loro esperienza partigiana, ci sembra un modo per incontrare ancora loro e le loro storie”.

Così domenica è stato inaugurato il sentiero, che si snoda da Obolo al Preventorio di Bramaiano a tracciare un circolo che tocca gli abitati di Montesoglio, Prato Maiano, Cortelletta, Vigotti, Bergonzi, Varini e Monte di Groppo Ducale. Tanta era la strada che Giuseppe Borea, cappellano della Divisione partigiana Valdarda, percorreva per portare aiuto e assistenza spirituale ai partigiani ricoverati nell’ospedale partigiano più importante della provincia. Un’accusa che fu usata contro di lui dai fascisti della Repubblica Sociale Italiana, che lo fucilarono il 9 febbraio 1945 al cimitero di Piacenza. Dopo la guerra gli verrà riconosciuta una medaglia d’argento alla memoria. Una giornata ricca di appuntamenti, volti a valorizzare l’Appennino, le sue storie e le sue bellezze.

La giornata si è aperta al mattino con la messa celebrata da don Davide Maloberti, per continuare con la partenza dell’escursione guidata, con apposite tappe “storiche” e naturalistiche, che ha coinvolto una trentina di escursionisti di tutte le età. La giornata è continuata alla scoperta dell’arte – con la visita guidata alla chiesa di Obolo, dedicata a San Bartolomeo, a cura delle guide di Kronos – Museo della Cattedrale – e della storia, con una conferenza di Iara Meloni, ricercatrice storica dell’Università di Milano e collaboratrice del Museo, che ha parlato della memoria di don Borea nel dopoguerra piacentino. “Il Museo ha sede nel comune di Morfasso, in uno dei luoghi dove la Resistenza è nata e si è sviluppata. Ma ha racconta la storia dell’intera provincia. Per questo da anni portiamo avanti l’idea di un “museo diffuso” con incontri didattici, progetti di public history e collaborazioni in tutto il Piacentino. Adesso stiamo lavorando al tracking di alcune ciclovie partigiane che speriamo, come i sentieri, possano aiutare il turismo sostenibile e consapevole nell’Appennino”.

sentiero partigiano Don Borea

CHI ERA DON BOREA – Don Giuseppe Borea diventò parroco di Obolo (nel Comune di Gropparello) dal 1937, già nel 1942 fu denunciato al Tribunale Speciale per sovversione e propaganda antifascista e si sottrasse all’arresto appena dopo la caduta di Mussolini. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 divenne cappellano della Divisione Partigiana Val d’Arda, quando cominciarono a formarsi i raggruppamenti partigiani e si riferiva costantemente al comandante Giuseppe Prati. Don Giuseppe Borea, con il nome di battaglia di Pius, fu un parroco in continua trasferta tra i giovani combattenti. Fu arrestato nel luglio 1944, ma riuscì a scappare e tornare al suo ruolo in Val D’Arda. Fece assistenza ai feriti dell’ospedale di Bramaiano di Bettola e si adoperò per dare una prima sepoltura ai 33 partigiani caduti nell’imboscata del Passo dei Guselli, come aveva fatto con i quattro giovani uccisi a S. Franca.

sentiero partigiano Don Borea

Alla fine di gennaio 1945 il parroco fu arrestato nella trattoria di Prato Barbieri in seguito a una spiata. La sentenza di condanna alla fucilazione fu eseguita il 9 febbraio al muro del Cimitero di Piacenza. Don Borea si espresse per perdonare gli esecutori e concluse con un pronunciamento di fede e patriottico, fu gettato in una fossa comune per impedire traccia di ricordo e ossequio e dopo la liberazione fu inumato nella cappella della Casa del clero del Cimitero. Presso la chiesa di Obolo è stata collocata una lapide che riassume così il suo sacrificio: Vittima del nefando odio di parte / qui riposa in Cristo il cappellano patriota /don GIUSEPPE BOREA / d’anni 34 / vilipeso e barbaramente trucidato il 9 febbraio 1945 / benemerito per opere civiche per zelo apostolico / per l’assistenza tributata con ogni sacrificio / agl’Italiani in armi per la libertà della Patria / forte e sereno immolava / la fiorente giovinezza / abbracciando nel perdono cristiano / gli stessi carnefici / I Famigliari dolenti Q. R. P.

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