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Le Rubriche di PiacenzaSera - Inter Cultura

Un’altra accoglienza è possibile

Per iniziativa della “Rete Piacenza Solidale” alla Camera del Lavoro della nostra città si è tenuto un incontro con Mimmo Lucano, ex sindaco di Riace, un paesino della Calabria che ha reso famoso nel mondo una modalità di accoglienza degli immigrati che non solo ha svolto una funzione umanitaria, ma ha creato sviluppo alla stessa comunità territoriale.

Il fenomeno migratorio nel nostro Paese ha avuto diverse stagioni: dalle sanatorie per gli stranieri venuti in Italia per lavorare, al massimo degli arrivi cui ha corrisposto il massimo della conflittualità politica, che facendo leva sulla paura dell’invasione non ha più cercato di stabilizzare quote di immigrati in base alle esigenze del Paese, ma si è trovato nella necessità di accoglierli e di assisterli secondo modalità inizialmente centrate sugli enti locali e successivamente, com’è noto, in “hotspot” territoriali. Tra le reti territoriali di protezione si è trovato il comune di Riace che ha cercato di far fronte all’emergenza con iniziative che hanno coinvolto l’intero paese e che non si limitavano alla prima accoglienza, ma cercando da un lato di entrare nelle ragioni dell’immigrazione, dall’altro mettevano in campo strumenti che volevano perseguire l’integrazione attraverso l’organizzazione delle pratiche di vita comune e civica.

Il sindaco si è trovato in prima linea, come tanti altri colleghi, alcuni di quelli del piacentino erano presenti all’incontro, a dover affrontare le insistenti azioni del governo centrale per far accogliere il maggior numero di immigrati. A Riace non sono state costruite baraccopoli, ma le case degli emigrati calabresi, ancorchè sfitte, sono state utilizzate per l’accoglienza degli immigrati e costoro, come si è detto, sono stati coinvolti in attività formative, sociali e civili a beneficio dell’intera comunità. Riace è diventata così una società multietnica globale, con attenzione al territorio e all’ambiente, cha ha cercato di contrastare lo spopolamento. L’immigrazione ha assunto un valore sociale, di riorganizzazione e rilancio del territorio stesso e di avvio alla costituzione di una nuova cittadinanza. Su questa lunghezza d’onda si erano mossi progetti approvati dal governo nazionale: sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR).

Non solo a causa di Riace in quel periodo sono scoppiate le contraddizioni insite nella gestione e nel governo dell’immigrazione, è cambiato l’atteggiamento della politica e della burocrazia soprattutto nei confronti dei comuni più esposti in quanto meglio avevano cercato di interpretare l’integrazione; l’immigrazione subì un forte processo di criminalizzazione e gli stessi SPRAR, che insieme ai “corridoi umanitari” si erano rivelati i più efficaci anche per gestire il passaggio tra diversi Paesi sono stati molto ridimensionati. Violenti attacchi vennero rivolti a giornalisti impegnati su questo fronte e una fiction voluta dalla stessa RAI su Riace venne più volte bloccata. Lucano fu denunciato per tutta una serie di mancanze nel suo ruolo di sindaco e condannato in primo grado. Non si vuole certo discutere le azioni della magistratura, ma occorre concentrarci sullo sviluppo della normativa, per vedere se un sindaco, e il nostro non può certo essere accusato di malafede, può essere lasciato solo di fronte ad una tale emergenza con quel pesante fardello di procedure burocratiche, che tutti i sindaci denunciano, assieme all’inefficienza complessiva dell’amministrazione di quel territorio.

Colpirne uno per educarne cento? Non sappiamo a chi giova veramente e senza voler fare del complottismo proviamo a guardare avanti al fenomeno che cambia ancora; assieme agli sbarchi ci sono ormai tanti stranieri (a Piacenza sono un quinto della popolazione e in alcuni comuni ancora di più) che hanno consolidato la loro residenza sul nostro territorio che contribuiscono ad arricchire con il loro lavoro e le loro tasse, il che esige che la politica non giri la testa dall’altra parte, ma cerchi di indirizzare tale fenomeno chiamando la seconde generazioni a collaborare per la gestione dei connazionali neoarrivati ed al governo delle nostre stesse strutture amministrative. E’ l’occasione quella delle prossime elezioni, assieme all’attribuzione della cittadinanza.

Gian Carlo Sacchi

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