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“Rifarei tutto quello che ho fatto. Mi resta solo l’orgoglio per l’esperienza di Riace”

“Rifarei tutto quello che ho fatto. Mi resta solo l’orgoglio per l’esperienza di Riace”. Così Mimmo Lucano, ospite alla Camera del Lacvoro di Piacenza, ha ribadito la propria posizione rispetto alla sentenza che lo ha condannato a 13 anni e 2 mesi per presunti illeciti nella gestione dei migranti.

Dopo la presentazione di Roberto Lovattini, coordinatore della rete Piacenza Solidale, è stato il segretario della Camera del Lavoro di Piacenza Gianluca Zilocchi, a introdurre l’incontro: “Oggi le amministrazioni locali sono senza strumenti per governare l’immigrazione, c’è una politica che soffia sul fuoco delle paure, invece le esperienze di accoglienza vengono messe sul banco degli imputati. Non far cadere il silenzio è importante. È inaccettabile che una figura come Mimmo lucano sia affiancata alla mafia e alla malavita organizzata: il suo dna è esattamente all’opposto. La comunità piacentina, nonostante sia definita moderata e silenziosa, oggi ha deciso di far sentire la propria vicinanza a Mimmo Lucano”. All’ex sindaco è stato regalato il libro sulla mostra dedicata alla Cgil e sono state raccolte anche offerte per aiutarlo a far fronte alla sanzione economica che gli è stata comminata.

Mimmo Lucano a Piacenza

L’intervista a Lucano è stata condotta dal giornalista Mattia Motta. “Sto bene e sono contento di essere qui, – ha esordito Lucano – in una città importante per la sua storia. Il mio auspicio e di essere il più chiaro possibile. Non ho mai detto ‘Io sono innocente’, questo è un luogo comune. Spero che un giorno ci sia giustizia, venga fatta luce su quanto accaduto. È passato più di un mese dalla sentenza e non riesco a provare rancore e sentimenti di odio nei confronti di quanto accaduto. Mi aspettavo un’assoluzione così come i miei avvocati, anche un legale esperto come Giuliano Pisapia ha deciso di aiutarmi. Proprio Pisapia mi ha detto quella mattina: al massimo potrai avere problemi sui diritti Siae. In questa storia ci sono tantissime ombre e contraddizioni, che vedo amplificate. Anche intorno al dibattito processuale percepivo che il giudice aveva capito le mie posizioni e lo consideravo come uno che mi faceva simpatia. Invece in quella sentenza non ho nemmeno ottenuto le attenuanti, pur essendo incensurato”.

“Sono convinto che l’habitat delle mafie – ha affermato – sia più vicino alla destra e non al movimento bracciantile, che lotta contro le diseguaglianze. Quel giudice probabilmente con una sentenza così abnorme ha voluto far riflettere tutta Italia: se ne discutiamo è grazie a questa vicenda giudiziaria”. “Il nostro centro di accoglienza non era una baraccopoli, – ha raccontato l’ex sindaco di Riace – ma erano le nostre case. Tutto il paese era il centro di accoglienza: questo era il nostro sogno di integrazione. Quando aumentano i flussi dell’immigrazione, il mio mandato amministrativo è andato in parallelo: abbiamo assistito alla dilatazione del fenomeno. In quegli anni arrivano pressioni da parte di tutti: prefettura e ministero ci chiedevano numeri altissimi perché gli sbarchi erano sempre di più, con la richiesta di far restare i migranti al Sud e non al Nord, perché la cosa sarebbe risultata sgradita all’allora presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni”.

Mimmo Lucano a Piacenza

“Mi sono stati contestati – anche se non sono stato condannato per questo – anche gli affidamenti diretti per gestire l’accoglienza. Allora io credo che anche il ministero dell’interno debba rispondere di abuso d’ufficio e associazione a delinquere: non c’erano i tempi tecnici per esperire le gare, con la gente ammassata nei pullman. Arriviamo a un punto in cui Riace viene visto come un esempio per l’accoglienza in tutto il mondo, ma nel 2016 si vuole invece portare avanti una campagna mediatica in cui si vuole dipingere l’immigrazione, gli stranieri, come problema principale delle famiglie italiane. Io sono stato punito perché ho voluto promuovere un’immagine dello straniero non più come criminale, ma come essere umano”. Anni in cui la figura di Lucano diventa sempre più nota e apprezzata, una popolarità che supera i confini italiani, con interviste anche per giornali stranieri e la proposta anche di una sua candidatura come parlamentare europeo.

“Non provo rancore, ma quello che colpisce è l’abnormità della sentenza, con una pena che non viene inflitta a chi ha ucciso una persona o commesso uno stupro. Rifarei quello che ho fatto, quello che non posso accettare è il tentativo di denigrazione morale del mio operato. Si devono sciacquare la bocca. Dalla politica – conclude – non cerco soldi, i miei sogni non erano di carattere economico. Quello che è importante è il messaggio che ho tentato di trasmettere. Cosa mi resta, se non l’orgoglio di quello che ho fatto a Riace?”

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