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Un QR Code parlante sulla panchina rossa contro la violenza a Cadeo

“Ragazzi, diciamo no alla violenza sulle donne. Essere violenti significa essere vigliacchi, perché si va a colpire chi è più fragile e più debole”. Parole di Marica Toma, prima cittadina di Cadeo, che in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne ha posto il QR Code parlante sulla panchina rossa inaugurata lo scorso giugno. Una giornata vissuta insieme ai ragazzi di terza media dell’Istituto Comprensivo di Cadeo e affiancata dagli assessori Marco Bricconi e Davide Pappalardo e dalla consigliera Delia Poggi. “Gli studenti, grazie alla tecnologia, sono riusciti a trasformare il loro lavoro di ricerca sulla violenza di genere in un patrimonio di conoscenza per tutti – ricorda la sindaca Toma -; basta infatti scansionare il QR Code apposto sulla panchina per accedere all’archivio multimediale da loro creato grazie all’aiuto dei loro docenti. Qui si trovano storie di donne vittime di femminicidi che non vanno dimenticate ma anche storie di donne che col loro coraggio hanno fatto opere straordinarie e la Storia”.

Studenti ed amministratori in un secondo tempo si sono spostati in Municipio, in sala consiliare, per la visione video dello spettacolo teatrale “Ti amo da morirne”, finalista e vincitore di premi in diversi Festival nazionali; un denso monologo dedicato a Mirko, un giovane morto per salvare la madre e nato per sensibilizzare contro la violenza sulle donne e i loro figli. “Con i ragazzi è nato un vivace dibattito e sono rimasti stupiti ed entusiasti di scoprire che dalla nascita del nostro Comune ad oggi, Marica è il primo sindaco donna”, aggiunge l’assessore Pappalardo. “Questo percorso di sensibilizzazione non si esaurisce in questa giornata – conclude Toma – i ragazzi divisi nei gruppi classe approfondiranno diversi aspetti: una ricerca sulle posizioni professionali oggi ricoperte da donne ma in passato esclusivo appannaggio degli uomini, ma anche un viaggio sulla condizione femminile nel secolo scorso. La cultura può farci fare un salto di qualità, la cultura va cambiata, a partire dai nostri ragazzi, uomini e donne di domani. Perché si arrivi un giorno in cui non sia più necessario che le donne debbano difendersi”.

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