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Una casa per chi lavora e non ce l’ha: è realtà il sogno di don Camo fotogallery

Una casa per quei lavoratori che non riescono ad averne una. Nei locali della sua parrocchia di “Nostra Signora di Lourdes” si è fatta realtà l’eredità lasciata da don Paolo Camminati, il parroco che pensò e propose questo progetto, ma nei primi mesi della pandemia fu stroncato dal covid.

“La Casa don Camminati” è stata inaugurata dal vescovo Adriano Cevolotto davanti alle massime autorità cittadine negli spazi dell’ex canonica. A tagliare il nastro la mamma di don Paolo. Un luogo pensato per ospitare sette “working poor” che vivono nella nostra provincia, lavoratori, soprattutto della logistica, che nonostante siano occupati non riescono ad avere uno stipendio sufficiente per coprire bollette ed affitto. Inizialmente gli ospiti saranno quattro, per un periodo che va dai due ai diciotto mesi: l’obiettivo non è semplicemente offrire un tetto sotto cui dormire, ma anche costruire percorsi di autonomia per dare una stabilità a lungo termine ai lavoratori, attraverso un educatore e i volontari.

La casa accoglienza intitolata a Don Camminati

Don Giuseppe Lusignani, attuale parroco, ha ricordato la figura di don Camminati: “Era un uomo profondamente buono, è bello ricordarlo così. È un’intuizione felice quella che ci ha lasciato in eredità, è stata la possibilità di rinascita dopo un momento di rottura. È come mettere al mondo un figlio: gli abbiamo dato vita, ma non possiamo dire che è nostro. Appartiene alla comunità. Dobbiamo dire grazie a don Paolo, perché ci ha affidato questo figlio, al quale ora dobbiamo insegnare a camminare e dobbiamo ringraziare tutti quelli che ci aiuteranno a portarlo avanti”.

La casa accoglienza intitolata a Don Camminati

“Qui c’è un pezzo del sogno di Don Paolo che viene portato a compimento – ha detto il vescovo Adriano – grazie alla comunità, c’è stata una semina e oggi c’è chi raccoglie il frutto, dobbiamo immaginare la realizzazione del sogno di Paolo che non è oggi ma sarà nella vita che avrà questa casa”. Il direttore Caritas Mario Idda ha ricordato come il progetto fosse stato proposto da don Paolo, per dare risposta a un’esigenza molto sentita: poi lo scoppio della pandemia e la sua morte hanno fermato tutto. Ma il progetto è stato poi realizzato in pochi mesi: un progetto che parla davvero di accoglienza, e “don Paolo ci aiuterà dall’alto”. Il sindaco di Piacenza Patrizia Barbieri ha portato il suo saluto nel ricordo di Don Paolo: “Oggi stiamo ricevendo un grande dono, come è stato per noi un grande dono avere don Paolo, dalla concretezza e dalla generosità che lo animava. Ci ha insegnato davvero tanto”. Il presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano, Roberto Reggi, ha sottolineato: “Sostenere iniziative come queste è tra gli obiettivi della Fondazione. Questa è la mia parrocchia, sempre stata di avanguardia e di frontiera, in grado di intercettare bisogni nuovi. Sempre in grado di generare innovazione sociale. Don Camminati è riuscito a cogliere questo aspetto, in questa opera che noi porteremo avanti”.

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