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Moralismo e giustizia. Abbiamo bisogno di questo dibattito?

La legalità non si predica, si pratica. Mi ha colpito e allo stesso tempo sinceramente nauseato la bolla politico-mediatica gonfiata intorno alla sentenza del processo ai carabinieri della Caserma Levante. Non saprei come definirla in altro modo. Ho provato a comprendere le ragioni di un dibattito superficiale, fondato su stereotipi di comodo fino a trascendere nel più insopportabile moralismo. Ho tentato di solidarizzare con chi è intervenuto per issare come un vessillo, una sorta di manifesto di verità sconcertante, una frase estrapolata dal lunghissimo testo della sentenza, firmata dalla giudice Fiammetta Modica. Ma non ci sono riuscito.

E’ utile ricordare che il processo col rito abbreviato per cinque carabinieri imputati si è concluso nel luglio scorso. Che i fatti criminosi rivelati dai pubblici ministeri ed emersi durante il dibattimento sono stati ampiamente raccontati. Che c’è di nuovo, dunque? “Una città dalle tante facce, spesso vischiosa nei rapporti di potere, con una ricchezza diffusa, un’austera alacrità e un perbenismo imperante, talvolta con radicate connessioni con il contesto criminale sommerso legato al mercato degli stupefacenti, della prostituzione, e, ma non ultimo, alla corruzione”. Sono le 44 parole estratte arbitrariamente dall’impianto di 488 pagine della sentenza. Perfette per un post sui social. Perfette per costruirci un dibattito politico neo giustizialista in salsa piacentina e prendersi a randellate a mezzo stampa (e social) su chi sia più o meno “vischioso”. Una parola desueta improvvisamente tornata in auge, vischioso is the new black… Se queste sono le premesse per la campagna elettorale delle comunali, mi viene da dire… alura sum a post. 

Un gioco scontato e purtroppo prevedibile. Senso di responsabilità e di “ecologia” del confronto pubblico di cui la stampa è parte integrante impongono di ricordare, prima di tutto a me stesso, che non si deve usare una vicenda giudiziaria per condurre una battaglia politica. Allo stesso tempo però voglio aggiungere anche questo: non mi interessano le riflessioni sociologiche dei magistrati. Non mi interessano, perchè dell’esito di un processo e della sua sentenza mi importano i fatti accertati, la loro gravità, le loro ripercussioni sulle vittime, le responsabilità e le punizioni disposte. E’ vero che nella stessa sentenza sono evocati altri due gravissimi episodi criminali avvenuti da noi, l’inchiesta contro la narcotici della polizia e l’arresto dell’ex presidente del Consiglio Comunale di Piacenza, Giuseppe Caruso, per associazione mafiosa, con la successiva condanna. Ma queste vicende sono in qualche modo collegate o riconducibili in maniera fattuale a quella dei carabinieri della Caserma Levante? L’esercizio di speculazione spicciola fondato sull’elenco di tutte le sfighe, dei fatti di cronaca più gravi che hanno costellato la storia recente di Piacenza, è quanto meno fuorviante e strumentale. L’operazione di mettere insieme faccende diverse, sommarle come si fa sul conto della serva, perchè tutte dimostrerebbero l’abbassamento degli anticorpi morali del nostro tessuto sociale, è qualcosa di profondamente sbagliato. Se non altro per una ragione fondamentale, se non ci sforziamo di distinguere, discernere, approfondire, non affronteremo mai la realtà. Non si faranno mai i conti con la giusta severità con le singole vicende.

Ultima questione, la più importante. Il processo sui fatti della Caserma Levante, avvenuti ormai più di due anni fa, interroga tutti noi dall’inizio. Interroga il sottoscritto, giornalista, che in tutti questi anni non si è reso conto che dietro l’attività investigativa e repressiva di un gruppo di carabinieri di un presidio fondamentale della sicurezza – quella sicurezza di cui tutti si riempiono la bocca – in realtà nascondeva un sordido, infame sistema criminale che prendeva di mira soprattutto i più derelitti della nostra società. Dove eravamo, noi, mentre quei “carabinieri deviati” picchiavano e delinquevano impuniti? Ciascuno di noi si è posto queste domande prima di lanciare accuse agli altri? Ciascuno di noi si è chiesto come agire, cosa fare per evitare che certi fatti si ripetano?

Mauro Ferri

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