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“Prima persone, poi naufraghi e migranti” L’impresa folle di ResQ People diventata realtà

“Prima sono persone, poi naufraghi e migranti, le chiamiamo in questo ordine quando le portiamo sulla nave”. In poche parole del presidente Luciano Scalettari, la filosofia di ResQ People, l’associazione nata per mettere nel mare Mediterraneo una nave in grado di salvare vite umane. La storia dell’Ong italiana nata dalla buona volontà (e dai fondi) della società civile è stata raccontata alla serata evento organizzata alla Galleria Alberoni, in occasione della 36esima Giornata internazionale del Volontariato da CSV Emilia, il Centro servizi per il volontariato – sede di Piacenza.

Introdotti e moderati dalla giornalista Maria Vittoria Gazzola, oltre a Scalettari, il presidente onorario di ResQ People, l’ex magistrato Gherardo Colombo, tra i principali ispiratori e protagonisti del progetto, e Michela Sfondrini, del Gruppo Reti Resq, da sempre attivista e volontaria impegnata nel sociale.

Gherardo Colombo Resq

“Se una persona sta annegando bisogna tirarla fuori dall’acqua, a me sembra una cosa così chiara, evidente e immediata. Se stessi per annegare mi piacerebbe che qualcuno venisse a salvarmi, credo che sia così per tutti. E allora lo si fa”. Difficile contestare l’assunto di partenza che Colombo ha voluto ribadire per motivare la scelta di affrontare un’impresa, che all’inizio poteva sembrare folle e velleitaria. “Era il novembre 2019 quando mi chiamò l’avvocato Livio Neri nel suo studio – ricorda – e mi chiese se volevo partecipare a questo progetto, dobbiamo comprare una nave per portarla nel Mediterraneo e salvare le persone in mare”. “Gli risposi che ci dovevo riflettere qualche giorno, non dissi subito di sì –  ha proseguito Colombo – ma poi ho pensato che non potevo sottrarmi a una proposta così”.

Gherardo Colombo Resq

“Se lo pensassimo tutti che la prima cosa da fare è salvare le persone, non ci troveremmo in queste condizioni – ha aggiunto – dovremmo pensare che l’altro è degno quanto noi, non ci sarebbe bisogno di attraversare il Mediterrano su una barchetta in balia delle onde. Sono tante le persone che sono morte, lo sappiamo. Abbiamo acquistato questa nave, ma non dovrebbe essere necessario che persone che volontariamente hanno questa attenzione nei confronti degli altri arrivino ad acquistare una nave, perchè donne e uomini dovrebbero essere salvati prima di partire su un gommone in condizioni estreme. Ma evidentemente fuggono, spesso dai campi di detenzione come quelli libici, da violenze e torture e arrivano qui quando arrivano. Il nostro impegno consiste nel salvare queste persone, non riusciamo a fare altro perchè saremmo assolutamente velleitari”.

Gherardo Colombo Resq

A raccontare dall’inizio la storia di ResQ People il suo presidente Scalettari, giornalista di “Famiglia Cristiana” esperto di Africa: “Nonostante la pandemia abbia provato a bloccarci, siamo riusciti nel nostro intento di comprare una nave e metterla in acqua. Se penso a come siamo oggi e a come siamo partiti nel 2019, allora vuol dire che il volontariato può fare cose incredibili. Quando abbiamo avviato il progetto nessuno di noi sapeva dove si andava a prendere una nave, ne abbiamo visionate una trentina e poi abbiamo scelto l’imbarcazione dismessa dalla ong tedesca Sea Eye, la gloriosa ‘Alan Kurdi’. E’ lunga 39 metri e ‘anziana’ 70 anni, costruita nell’allora Germania Est. L’abbiamo pagata a rate e cambiato il nome in ResQ People, una volta rimessa a nuovo la prima missione è stata svolta ad agosto, con 188 persone salvate, la seconda ad ottobre con 59”. “Oggi la situazione nel Mediterraneo è calma, – precisa Scatellari – con la cattiva stagione le partenze sono meno frequenti, la nostra nave in questo momento è ferma per ragioni burocratiche ma siamo pronti a ripartire”.

Gherardo Colombo Resq

L’impegno finanziario è molto gravoso per operare in mare: “Una missione costa circa 150mila euro – ha rimarcato Colombo – e per stare in mare un anno servono 1,5 milioni circa. Non abbiamo beneficiato di grandi donazioni, la massima arrivata è stata di 100mila euro, dall’Unione dei buddisti italiani”. L’associazione nel frattempo è diventata più grande e conta tante adesioni, non più soltanto a Milano dove è nata, ma in tutta l’Italia.

La serata è stata preceduta dal saluto dalla vice presidente del Centro Servizi per il Volontariato Emilia Laura Bocciarelli. La giornalista Maria Vittoria Gazzola, esperta di migrazioni e di continente africano, più volte inviata in giro per il mondo, ha mostrato il video che ha realizzato nell’agosto del 2020 nel campo profughi sull’isola greca di Lesbo visitata domenica scorsa da Papa Francesco.

La croce di Lampedusa esposta, nella serata del 6 dicembre, alla Sala Arazzi – La Galleria Alberoni, che ospita l’iniziativa, ha esposto, in occasione dell’incontro – evento di lunedì 6 dicembre, la piccola Croce di Lampedusa, realizzata dal falegname lampedusano Franco Tuccio con i legni delle barche dei profughi, intrisi della loro sofferenza e speranza, e donata al Collegio Alberoni da Arnoldo Mosca Mondadori, ideatore della grande Croce di Lampedusa, benedetta il 9 aprile 2014 da Papa Francesco in Piazza San Pietro con il suo commosso invito a portarla ovunque ed esposta nel 2017 proprio nella Sala degli Arazzi.

La matita umanitaria di Stefano Tartarotti – La serata si è arricchita inoltre di due opere del fumettista e disegnatore Stefano Tartarotti, la cui matita è nota al grande pubblico, tra le altre realizzazioni, per le strisce di Smemoranda e per le collaborazioni con importanti quotidiani nazionali. Per la serata del 6 dicembre ha voluto dedicare un disegno ai salvataggi in mare di ResQ People e un video registrato durante il prendere forma del disegno stesso. Entrambe le opere saranno mostrate durante l’incontro. Stefano Tartarotti è un noto fumettista, illustratore e disegnatore, che da qualche tempo ha scelto di vivere e lavorare nella tranquillità delle colline piacentine, precisamente a Piozzano. Pubblica le strisce Singloids per Smemoranda e le storie di Caro diario sul suo blog. Autore di numerosi libri, dalla sua matita sono uscite, ad esempio, le strisce che hanno accompagnato l’inserto enigmistica di Repubblica. Ha lavorato per il Corriere della Sera, Sole 24 Ore. Dal 2015 collabora regolarmente con Il Post.

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